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CoronaVirus, gli investimenti saranno contagiati?

"La diffusione del virus ha fatto crescere del 10-20% l’healthcare cinese e i titoli sanitari-farmaceutici globali. Consigliate le valute emergenti investment grade possono essere una buona idea". L'analisi di Tim Love

CoronaVirus, gli investimenti saranno contagiati?

"L’epidemia di CoronaVirus, con un numero sempre più crescente di infetti e diversi morti, è un caso lampante di “cigno nero” per i mercati emergenti". L'analisi di Tim Love, responsabile strategie azionarie Paesi Emergenti di Gam Investments.

Molto dipenderà dai dati diffusi dall’Oms nei prossimi giorni, ma speriamo che il timore per una pandemia globale vada scemando. Crediamo che sarà importante cercare titoli di alta qualità con valutazioni interessanti

Sin dall’epidemia di Sars del 2002/2003 abbiamo sempre detto che – se si esclude una guerra tattica o addirittura nucleare – una pandemia era il rischio principale per i mercati emergenti, più dei movimenti del dollaro o dell’andamento delle materie prime e della crescita.

Nei mercati emergenti la combinazione di una popolazione urbana sempre più concentrata unita alla crescita vertiginosa della domanda di alimenti proteici ha inevitabilmente portato a una più stretta interazione tra uomini e animali.

Questo si riflette in particolare nelle tecniche di allevamento e di produzione moderne che i mercati emergenti stanno adottando.

Sommato alla pratica sempre più comune di utilizzare gli stessi antibiotici prescritti alle persone nell’allevamento, le barriere immunitarie un tempo efficaci stanno diventando sempre più vulnerabili.

In questo senso, non stupisce che ogni virus a rapida trasmissione metta a dura prova gli sforzi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e di altre misure di risposta globale per contenere i contagi cross-continentali. L’epidemia di Ebola che sta interessando il Congo sta tenendo in stato di allerta tanto l’Oms quanto gli investitori.

Il CoronaVirus presenta anche alcune caratteristiche specifiche che creano ulteriori problematiche: i sintomi possono apparire fino a cinque giorni dopo il contagio rendendo difficile lo screening presso gli aeroporti, e non vi è ad oggi una conferma ufficiale del primo focolaio – anche se l’ipotesi Wuhan appare sempre più plausibile.

Positivo è invece l’operato della National Health Commission cinese, che sta gestendo il virus in maniera coordinata e trasparente con le rispettive controparti globali. Ha anche invitato i viaggiatori a evitare Wuhan e i residenti a non lasciare la città.

Attualmente la risposta dei mercati appare simile alla prima reazione all’epidemia di Sars, l’ultimo caso di questa portata in Asia. In quel periodo, il mercato era rimasto negativo molto più a lungo di quanto non indichi l’attuale risposta, il che si traduce – potenzialmente – in una marcata flessione (20%) nel caso in cui si arrivasse a una pandemia globale.

Al momento crediamo che il mercato mostri ottimismo, sperando che la situazione rimanga sotto controllo. Da un punto di vista settoriale, abbiamo già assistito a una prevedibile rotazione: l’healthcare cinese e i titoli dei settori legati alla sanità e al farmaceutico globale (come ad esempio i produttori di guanti in lattice in Malesia) sono cresciuti del 10-20%.

Di contro, settori che beneficiano di una concentrazione della popolazione sono stati colpiti negativamente: è il caso delle società legate ai viaggi (come l’operatore online cinese Trip), delle compagnie aeree (a livello globale ma soprattutto in Cina), dei casinò (ad esempio Wynn, con sede a Macao ma di proprietà Usa) e delle compagnie di navigazione (Carnival).

Come dovrebbe comportarsi un investitore? Continuare lungo questa scia o invertire la rotta sperando che le misure adottate dall’Oms si rivelino efficaci? Dipende dal proprio profilo rischio, il fenomeno può essere visto tanto come una minaccia quanto come un ritorno alla normalità – e quindi come un’opportunità.

Attualmente siamo in attesa di maggiore chiarezza sulla direzione che prenderanno i mercati, e suggeriamo prudenza. Mantenersi liquidi aumentando la quota di valuta permette di rispondere rapidamente in caso di necessità evitando di trovarsi tra l’incudine e il martello a seguito di un movimento inaspettato dei prezzi.

Crediamo che un posizionamento di questo tipo non sia da considerare “dead cash” dato che offre l’opportunità di esporsi alle interessanti valute emergenti investment grade durante questo breve periodo di attesa.

Chiaramente molto dipenderà dai dati diffusi dall’Oms nei prossimi giorni, ma speriamo che il timore iniziale causato dal rischio di una pandemia globale vada scemando. Crediamo anche che sarà comunque importante cercare titoli di alta qualità con valutazioni interessanti.

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Acquistare azioni di bassa qualità sulla base di queste notizie – come l’acquisto in questa fase di protezione per titoli legati all’healthcare, a livelli così elevati – pagherà solo se questa minaccia si espanderà. A livello globale crediamo – e speriamo – che non sarà questo il caso.

L'analisi del rischio, come sempre, è la chiave in questo caso. Anche se un posizionamento basato sull’alta qualità può essere stato identificato in entrambe le direzioni e i modelli possono indicare una posizione contrarian, acquistando i settori oggetto di vendite eccessive danneggiati da questa epidemia, in che misura qualcuno può permettersi di sbagliare?

Crediamo che questo dovrebbe guidare il grado e la velocità di uscita dalla modalità "wait and see", in cui questi indicatori ciclici contrari potrebbero essere selettivamente seguiti in ulteriore debolezza. È sempre difficile fare una scelta di questo tipo.

Per questo motivo abbiamo sempre affermato che si tratta di un'area di grave minaccia per un’asset class eterogenea come l’azionario emergente, con la loro esposizione ad alte concentrazioni urbane, che si estendono anche in tutti i fusi orari. Tatticamente, non avremo un'idea della reale portata dell'epidemia fino a dopo il Capodanno cinese (cioè il 25 gennaio).

Al momento il tasso di mortalità è molto basso, pari all'1% (che è per lo più legato ai soggetti vulnerabili) rispetto alla Sars, che era del 10%. Quindi, dato che di fatto siamo dipendenti dai dati, riteniamo che sia ancora troppo presto per acquistare e questo potrebbe essere ulteriormente complicato dal fatto che molti dei mercati asiatici saranno chiusi nei prossimi giorni. Per questo motivo prevediamo di rimanere in attesa nel breve periodo, ma terremo sotto controllo le regressioni di qualità che sono state danneggiate dalla recente vendita. I nostri migliori auguri e i nostri pensieri vanno alle persone direttamente colpite dal virus.

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