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Npl, Banca d'Italia: ispezioni in corso sui recupero crediti

Il mercato italiano ha un valore che si aggira introno ai 325 miliardi ma spesso le performance di recupero risultano inferiori a quelle dichiarate nei business plan. La banca centrale vuole vederci chiaro

Npl, Banca d'Italia: ispezioni in corso sui recupero crediti

Un'industria da oltre 17 mila addetti, la seconda per dimensione in Europa. Parliamo del mercato dei crediti non performing loan, ossia quei crediti diventati così difficili da recuperare per gli istituti che li hanno concessi, da non essere più conveniente conservarli in bilancio sotto la voce della capacità di spesa. 

Il mercato italiano degli Npl, secondo i dati di Banca Ifis, ha un valore che si aggira intorno ai 325 miliardi. Una montagna di soldi su cui Banca d'Italia ha annunciato un'attenta indagine per verificare se le società specializzate nel loro recupero stiano lavorando bene e nel rispetto delle varie normative, a partire da quella sull'anti riciclaggio. 

La verifica è motivata anche dal fatto che parte di questi crediti (quella "senior") gode di una garanzia da parte dello stato (le Gacs) nel momento in cui vengono messi all'asta dalle banche attraverso lo strumento delle cartolarizzazioni.

L'istituto guidato da Ignazio Visco (in foto) ha annunciato l'avvio degli incontri con i recupero crediti a a partire da questo mese fino a marzo. Ne scrive oggi il Sole 24 Ore sottolineando come l'indagine della banca centrale italiana abbia come input anche i risultati di report di agenzie come Mody's, che ha rilevato che nove cartolarizzazioni su 14 presentano performance di recupero inferiori a quelle dichiarate nei business plan dei "servicer". 

Una ricognizione del settore è davvero necessaria, visto che si parla di uno dei nodi principali cheil sistema bancario del paese si trova oggi ad affrontare. I richiami della Bce e di Bankitalia sulla necessità di ridurre le sofferenze in bilancio legate agli Npl non si contano. Anche perché ridurre i crediti non esigibili vuol dire incidere anche sul tasso di ingresso in sofferenza delle aziende italiane

A luglio Abi e Cerved  hanno pubblicato recentemente un outlook in cui risulta un calo di questo tasso al 2,5%, livello pari a quello del 2009. Nel 2018 e nel primo trimestre 2019 la riduzione dello stock di sofferenze accumulate dalle banche italiane è stata del 39%, con una diminuzione di circa 21 miliardi rispetto al marzo del 2018. Secondo l'indagine, il segmento più interessato dalla pulizia dei bilanci delle banche è quello delle società non finanziarie (la così detta "economia reale") che, nel 2018, hanno visto il tasso di deterioramento dei propri crediti scendere dal 2,6% al 2,4. 

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