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Per Moody's, in caso di recessione globale l'Italia rischia grosso

Le parole d'ordine adesso devono essere: "contenimento e trasparenza, per frenare il più possibile il contagio e ristabilire la fiducia dei cittadini". Lo ha detto Mark Zandi, chief economist di Moody’s Analytics

Mark Zandi, il chief economist di Moody’s Analytics

Mark Zandi, chief economist di Moody’s Analytics

Diciassette anni fa il ritmo di crescita della locomotiva Cina rappresentava il 20% di quello globale. Nel 2019 la percentuale è raddoppiata. Complessivamente, il 20% del suo prodotto interno lordo, il pianeta lo deve a Pechino. Questo mentre S&P prevede un ultieriore ralletamento della crescita del paese a causa dagli effetti prodotti fino ad ora dal virus polmonare Covid-19

Se scoppia la pandemia, non è difficile costruire scenari in cui sarà una sfida severa, per la mancanza di ovvie risposte politiche, particolarmente in Europa e in Italia (Mark Zandi, Moody’s Analytics )

Un'altra cosa certa di questi ultimi sette giorni, caratterizzati dalla diffusione del Covid-19 nel resto del mondo (partendo dall'Europa per poi passare nelle Americhe e in Africa), è che i mercati colpiti direttamente dal forte rallentamento alla mobilità di persone e merci, sono turismo, lusso, automotive, consumi, manifatturiero, industria e metalli (esclusi i preziosi). Quasi tutti settori in cui l'Italia è molto presente, in particolare con attività di export. 

Preoccupano ma non sorprendono, quindi, gli avvertimenti che arrivano da Mark Zandi, il chief economist di Moody’s Analytics che ieri in un'intervista su La Stampa preventiva: "Se il Coronavirus diventerà una pandemia, provocherà una recessione globale. L’Italia sarà uno dei paesi più colpiti". La ragione principale è il "pochissimo spazio di manovra per la politica monetaria e fiscale".

Zandi è autore di uno studio recente sull'impatto dell’epidemia sulla crescita degli Stati Uniti. Il primo trimestre del 2020 potrebbe registrare un calo di sei decimi passando a -1,3%. L'otlook sull'intero 2020 parla invece di due decimi in meno con una flessione complessiva del 1,7%. La recessione globale per la prima metà dell'anno, ipotizzata dal capo economista della società di analisi di Moodys, potrebbe passare dall'attuale -0,2 al -0,4. Ma soltanto se la diffusione diventasse una pandemia.

I dani più gravi "li stiamo già vedendo, non solo nei viaggi e nel turismo. Le aziende manifatturiere americane esporteranno meno in Asia ed Europa, a causa del calo della domanda. Nello stesso tempo diminuiranno le importazioni da queste regioni più colpite", continua Mark Zandi, "portando ad una mancanza di parti, componenti e prodotti al dettaglio nel mercato, insieme ad un aumento dei prezzi che limiterà le spese dei consumatori". E aggiunge: "Se i mercati continueranno a perdere mille punti al giorno, la gente si preoccuperà molto in fretta".

Sull'entità dei danni nel prossimo futuro, peserà molto lo sviluppo che avrà la diffusione dell'influenza polmonare per la quale non esiste ancora un vaccino. Fondamentale sarà il suo contenimento per non passare dall'attuale fase di epidemia a quella di pandemia. Responsabilità diretta degli stati interessati dalla diffusione. 

"Se scoppiasse una pandemia, non è difficile costruire scenari in cui sarà una sfida severa, per la mancanza di ovvie risposte politiche, particolarmente in Europa e in Italia", commenta il manager della società di rating. Il motivo è la mancanza di "una buona risposta politica all’impatto economico del virus. I tassi di interesse sono già molto bassi o negativi".

Oltre a quello monetario, anche sul piano fiscale "c’è pochissimo spazio, particolarmente in Italia. Non è chiaro cosa possano fare i governanti per attenuare l’impatto economico di Covid-19. Ciò rende ancora più urgente che il virus sia contenuto, perché sarebbe molto difficile rispondere poi dal punto di vista monetario e finanziario". Le parole d'ordine, per il chief economist di Moody’s Analytics, sono "contenimento e trasparenza, per frenare il più possibile il contagio e ristabilire la fiducia dei cittadini: è l’unica vera risposta politica".

Recentemente dagli Stati Uniti è arrivata anche la voce del più influente investor in circolazione, Warren Buffett che, in merito all'indebolimento di mercati finanziari, prodotto dal Coronavirus, ha lanciato un appello: "Calma e sangue freddo, non toccate le vostre azioni".

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