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Esg, Consob richiama gli intermediari alle regole e alla trasparenza

L'autorità di vigilanza ricorda ad asset manager e consulenti finanziari il rispetto delle regole previste nella vendita e promozione di prodotti su sostenibilità e principi Sri, mercato finanziario ancora troppo opaco

Savona: "Siamo vittime di pregiudizi. Meglio titolo europeo che Bund tedeschi"

Il presidente Consob, Paolo Savona

Trasparenza e chiarezza. È il richiamo che Consob fa all'intera filiera dei prodotti finanziari orientati verso la sostenibilità. In una fase come questa, in cui il settore si muove "in un contesto di asimmetrie informative e di possibili spinte competitive, può accentuarsi il rischio di condotte degli intermediari non allineate alla cura dell'interesse del cliente", scrive l'Autorità di vigilanza sulla Borsa e i mercati. E usa il termine "green washing" per descrivere il rischio di una sostenibilità "di facciata" che corre il settore delle strategie incentrate sui criteri Esg e Sri.


L'Authority mette in guardia i consulenti finanziari e gli altri operatori dai rischi di "green washing"

Consob ricorda il tavolo aperto in Commissione europea per la definizione di "criteri armonizzati che consentano di determinare, in maniera omogenea, il grado di sostenibilità degli investimenti", green. Una normazione a livello continentale nel rispetto delle "misure di attuazione della Mifid 2", la direttiva comunitaria che incrementa il livello di trasaparenza della comunicazione e dei costi dei prodotti finanziari. 

In questo contesto l'authority italiana sollecita gli operatori finanziari sul rispetto di tre obblighi: "fornire al cliente informazioni corrette, chiare e non fuorvianti, anche nell'ambito delle comunicazioni pubblicitarie e promozionali"; "di assicurare che le informazioni contenute nelle comunicazioni di marketing siano in linea con quelle fornite ai clienti nel quadro della prestazione di servizi di investimento e servizi accessori". Senza dimenticare di "fornire in tempo utile ai clienti o potenziali clienti", in particolare retail, "una descrizione generale della natura e dei rischi degli strumenti finanziari". "Il richiamo di attenzione" sulla "prestazione di servizi di investimento e questioni Esg", emesso il 12 marzo scorso dall'organismo guidato da Paolo Savona, arriva a distanza di pochi mesi da vari studi svolti sul grado di conoscenza e di diffusione del settore Esg tra gli investitori retail italiani. 

A novembre il Forum per la Finanza Sostenibile ha realizzato uno studio in collaborazione con Bva Doxa nel quale solo il 13% degli intervistati si è detto sottoscrittore di prodotti Sri. Un basso risultato dovuto, per il 47% dei risparmiatori, alle scarse informazioni sulle caratteristiche dei prodotti e, per il 36%, all'inadeguatezza della loro promozione. La ridotta percentuale di investimenti green pubblicata dal Forum si avvicina al 13% che aveva registrato Schroders a settembre con un'indagine svolta ascoltando 25mila investitori. 

Il rischio che si corre se non saranno alzati gli standard di trasparenza e promozione dei prodotti che fanno della sostenibilità uno strumento di rendimento, è uno sviluppo monco del settore green, asfissiato dalla carenza di sottoscrizioni oltre che da processi di investimento appannaggio di pochi. Un rischio reale, se si dà uno sguardo alle masse in gestione sul fronte della sosteniblità nel Bel Paese. A fine aprile scorso il Global Sustainable Investment Alliance, forum di operatori finanziari, scriveva nel suo report che in Italia soltanto sei società di investimenti gestiscono patrimoni secondo criteri Esg superiori al miliardo di euro.

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