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Mei (Fare Presto!): "Il decreto Cura Italia dimentica agenti e cf. Da Enasarco silenzio assordante"

L'esponente della lista “Fare Presto!"e altri quattro consiglieri dell'ente di previdenza degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari, lamentano carenza di tutela nel decreto del governo. "Subito l'anticipo del Firr e costituzione di un vero fondo di garanzia"

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Alfonsino Mei, manager IW Bank UBI Banca e candidato alle elezioni

Alfonsino Mei, consulente finanziario, componente del cda di Enasarco in quota Anasf e candidato alla guida della lista unitaria “Fare Presto!" per le prossime elezioni dell'ente, si dice non soddisfatto nè dai contenuti del decreto Cura Italia appena approvato, nè dalla posizione assunta dai vertici dell'ente di previdenza. Il manager di IWBank lamenta il mancato ascolto del recente appello fatto insieme Fiarc-Confesercenti e Federagenti per tutele adeguate in favore degli agenti di commercio in questa fase di emergenza sanitaria e economica. 

"Da parte del governo c’è stata scarsa attenzione per gli agenti di commercio italiani, mentre dall'Enasarco sta arrivando un silenzio addirittura assordante: se non si interviene con tempismo un’intera categoria professionale rischia il collasso". Mei parla a Roma ma anche ai 220mila iscritti che dal 17 al 30 aprile 2020 verranno chiamati al voto online per il rinnovo degli organi dell'ente previdenziale. 

“È necessario intervenire subito con misure più efficaci”, prosegue il manager, a nome e per conto anche degli altri quattro consiglieri Antonino Marcianó, Luca Gaburro, Andrea Ricci e Gianni Triolo in rappresentanza di Anasf, Fiarc, Federagenti, Confesercenti. Le richieste dei cinque consiglieri due: "Subito l'anticipo del Firr e costituzione di un fondo di garanzia".

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“Il decreto approvato dal governo", continuano i consiglieri, "non prevede molto per le nostre categorie, a parte il rinvio degli adempimenti previsto per tutti. Misure che da sole risultano essere largamente insufficienti ad aiutare migliaia di agenti in difficoltà.

"Chiediamo almeno un segnale di riconoscimento per la nostra professione; mentre le proposte d’ordine dei colleghi rimangono desolatamente vuote e le limitazioni alla mobilità sono aumentate", aggiungono. "I nostri clienti sono le aziende e i negozi: se l’economia rallenta e i consumi diminuiscono, è inevitabile che anche gli ordini non si facciano, si riducano o vengano rimandati. Il nostro settore è costituito da microimprese, in gran parte ditte individuali, che traggono la propria sostenibilità economica dalle entrate correnti costituite dalle provvigioni mensili. Chiediamo al Governo al Parlamento di provvedere rapidamente a quella che riteniamo sia una grave e immotivata ingiustizia”.

Duro anche il giudizio sui vertici Enasarco. “I due milioni che il cda ha stanziato, per ora solo virtualmente, in attesa di altre eventuali risorse, per l'emergenza Covid-19 rischiano di trasformarsi in una mancetta insignificante, se divisi fra gli oltre 220mila agenti italiani. Proponiamo perciò che la somma venga trasformata in un fondo di garanzia in grado di consentire agli agenti di accedere alla liquidità di cui hanno bisogno”. 

“L’attuale governo della fondazione continua a brillare per il suo atteggiamento di rinvio che ora diventa vera latitanza. Come consiglieri avevamo già chiesto alla fondazione di attivarsi affinché si potessero liberare fondi del Firr, ossia il Tfr degli agenti e dei consulenti finanziari accantonato presso l’Enasarco".

Per Mei, Enasarco, Marcianó, Gaburro, Ricci e Triolo questo sblocco del trattamento di fine rapporto dei liberi professionisti è possibile "attraverso mirate anticipazioni a ciascun agente o consulente finanziario che ne faccia richiesta". La proposta non è stata accolta dall'ente, "dunque", scrivono i compoenti del cda, "rinnoviamo l'invito per decisioni ed interventi immediati e risoluti. È inopportuno, quasi scandaloso che in questo difficile momento si discuta di temi inerenti carriere e premi per una parte di personale. Ciò manifesta poca attenzione ai veri problemi degli agenti, dei consulenti e delle stesse imprese mandanti”.

Non solo agenti di commercio. Non bisogna dimenticare i consulenti finanziari, "che sono parte integrante degli iscritti alla fondazione. Questi professionisti che curano la relazione con i risparmiatori, sono soggetti ad un ridimensionamento dei ricavi dovuto alla diminuzione degli asset finanziari della loro clientela”.

Alle richieste del gruppo si aggiungono: congelamento, fino al 30 giugno 2020, degli adempimenti contributivi, dichiarazioni e versamenti; e la possibilità di utilizzare somme rivenienti dai rendimenti netti del patrimonio per una percentuale non superiore al 25 del totale.

Per il gruppo rappresentato da Alfonsino Mei, Enasarco oggi si gioca la credibilità di domani. “Se Enasarco vuole continuare a esistere deve esistere per gli agenti, i consulenti finanziari e per le imprese mandanti in un momento come questo la Fondazione può e deve essere il motore di sostegno e di ripresa di tutto il settore. Ma occorre celerità, pronte risposte, impegnare da subito gli uffici dell’Ente nelle analisi e nelle simulazioni per produrre un progetto condivisibile dalle parti sociali”.

I consiglieri concludono il comunicato chiarendo che saranno pronti al confronto "solo su temi e proposte che siano in grado di dare risposte nell’immediato agli agenti, ai consulenti finanziari, ai mediatori del credito e alle imprese mandanti". “Non c’è più tempo da perdere"; chiosa Alfonsino Mei. "Ogni giorno perso aggiunge una nuova difficoltà agli agenti e ai consulenti finanziari. Dobbiamo fare presto".

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