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Immobiliare corporate, a rischio capitali tra i 9,4 e i 18,3 miliardi

La società di analisi di Bologna pubblica le sue previsioni per il prossimo triennio sul settore immobiliare. Per il residenziale, la perdita è valutata tra i 54,5 e i 113 miliardi. Il settore delle imprese che aveva chiuso il 2019 con +5,3%

milano

A più di un mese di distanza dall'inizio della pandemia di Covid-19 che sta limitando gli spostamenti di un miliardo di persone in tutto il mondo, è tempo dei primi bilanci e previsioni per il futuro. Un futuro che si preannuncia difficile per gran parte dei settori economici e finanziari. Tra questi, il real estate, letteralmente bloccato proprio come i cantieri nelle città italiane in questi giorni. Nomisma pubblica il suo outlook sul mercato immobiliare, valido per l'anno in corso e per il periodo 2020-2022.

Sul prossimo triennio peserà ''il brusco rallentamento economico" attuale, fenomeno che, per la società bolognese di analisi e statistica, "avrà effetti maggiori di quelli che sarebbero scaturiti da una debolezza di entità analoga ma maggiormente diffusa". Tutti i sintomi di effetto shock, in cui il mercato si trova ancora in questomomento. Nomisma offre due diversi scenari recessivi in base ai diversi sviluppi che potranno avere il differenziale negativo rispetto al trend iniziale, la flessione dell'attività transattiva, e l'ammontare degli investimenti nel segmento corporate, il più vivace fino al giorno prima dell'emergenza sanitaria e oggi il più colpito.

L'epidemia è piombata nel bel mezzo della ripresa del settore immobiliare. "Nel corso del 2019 gli investimenti corporate nel comparto avevano raggiunto l'ammontare record di 12,3 miliardi di euro", scrive Nomisma, che pone l'interrogativo anche sul futuro del cantiere Milano, capitale del 40% complessivo degli impieghi nel settore immobiliare per le imprese. Settore oggi vittima di un "riflesso recessivo diretto e immediato".

Riguardo al settore residenziale, Nomisma prevede nei prossimi anni una perdita tra i 54,5 e i 113 miliardi di euro di fatturato (nel 2020 è compresa tra i 9,2 e i 22,1 miliardi di euro). Con riferimento ai prezzi degli immobili, Nomisma stima flessioni medie comprese tra il -1,3% ed il - 4% nel biennio 2020-2021. Nel 2022 la flessione dovrebbe andare attenuandosi leggermente.

Nello scenario meno negativo, le previsioni di Nomisma relativamente al segmento corporate prevedono per il prossimo triennio una perdita di 278 mila transazioni residenziali (di cui 48,4 mila nel 2020) e di 9,4 miliardi di euro di capitali investiti (di cui 2,6 reliativi al solo 2020). Secondo invece la seconda ipotesi della società fondata da Romano Prodi, la più pessimistica, da qui al 2022 potremmo assistere ad un tracollo di ben 587 mila unità (di cui 118,8 mila nel 2020) e 18,3 miliardi di euro di capitali investiti (di cui 5,8 nel 2020).

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Il miglioramento del 2019 era evidente anche nell'incremento delle richieste di mutuo registrato nel primo bimestre di questo anno (+32,4%). Sul fronte degli immobili d'impresa l'attività transattiva aveva prodotto nel 2019 una crescita vicina alla doppia cifra nel corso della seconda parte dell'anno, che ha portato a chiudere i dodici mesi con +5,3%, con il segmento commerciale, che ha ben performato per tutto l'anno, attestato ad un +6%.

La ripresa non sarà semplice. Uno dei fattori che rallenterà il recupero, per Nomisma, sono il basso livello di efficienza energetica degli immobili sul mercato, e l'orientamento futuro e imprevedibile dei cittadini che potrebbero protendere per una tutela del risparmio per "accrescere la liquidità e cautelarsi nei confronti di ulteriori rovesci economici''. Per questo motivo la soocietà consiglia "un sistematico sostegno di una domanda di credito inevitabilmente più fragile''.

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