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Volpato (Banca Mediolanum): "Mercati finanziari in tempesta? Ecco le tre regole per uscirne vincenti"

Ecco il testo della video intervista al direttore commerciale della grande rete dei consulenti finanziari

«Mercati così, occasione della vita»

Stefano Volpato, direttore commerciale di Banca Mediolanum

“La Borsa di Milano è salita dell’1,4%? Bene, ma direi che il dato di un solo giorno, positivo o negativo che sia, non è significativo. Quel che conta è la direzione che il mercato prima o poi prenderà, ed è quella che la storia ci insegna, la direzione della crescita”. Stefano Volpato, direttore commerciale di Banca Mediolanum, risponde alle domande di “Sos Investire”, il format web lanciato dalla nostra testata per stare particolarmente vicina, in questi giorni, al mondo del risparmio e ai suoi professionisti.

Negli ultimi 100 anni di storia chi è riuscito a rimanere lucido durante le crisi, e anche sufficientemente intraprendente e coraggioso, ha approfittato dell’occasione recuperando sempre

“C’è un minimo comun denominatore per superare questo tipo di situazione ed è la disciplina, disciplina nei comportamenti, che devono essere sicuramente improntati alla responsabilità e al senso civico sul fronte della prevenzione del contagio e alla lucidità sul fronte del mercato finanziario. Rispetto al senso della disciplina che deve ispirarci, guardare a quel che succede giorno dopo giorno sul mercato ci porta fuori strada. Semmai è il momento di riservare la massima attenzione all’uso ottimale dei nostri risparmi, quelli che abbiamo accantonato in una vita di sacrifici”.

Va bene la disciplina, ma con quali criteri? Attendere e vedere?

Come dicevo, ricordiamoci dell’insegnamento della storia. Di situazioni come queste ne abbiamo vissute, anche di più difficili, ma, applicando tre semplici regole, possiamo, non solo superare indenni questi passaggi difficili dei mercati finanziari, ma uscirne anche meglio. Ebbene: la prima regola è quella della diversificazione. Bisogna avere molto chiaro, come cittadini del mondo, che occorre essere agganciati all’economia mondiale. Significa salire su un treno che, talvolta corre veloce, altre volte va più lento, ma comunque percorre moltissima strada. Se si diversifica, non si corrono rischi derivanti dall’investimento in una singola azienda, che potrebbe per esempio non superare la prova di questa crisi. La diversificazione massima diluisce il fattore rischio.

Ok: e la seconda regola?

E’ quella di rimanere investiti, Ripeto, basta semplicemente affidarsi alla storia, all’analisi dell’andamento dei mercati, per rendersi conto che anche il risparmiatore meno fortunato, cioè quello che ha investito ai massimi, con il semplice passare del tempo viene sempre premiato per il suo investimento. Il tempo è sempre un fattore incrementale di sicurezza e rendimento.

E la terza?

La terza regola è quella di adottare comportamenti virtuosi, in situazioni come queste. Perchè, vede: la vera differenza non la fa quello che succede nei mercati, ma i nostri comportamenti in certe situazioni di mercato. E’ una cosa che in questi giorni ripeto continuamente. Questa crisi è in realtà un’occasione storica, certo drammatica dal punto di vista umano, sanitario e occupazionale, ma non dimentichiamo le risorse sulle quali possiamo costruire la ripresa. Gli ultimi dati ci indicano che la ricchezza finanziaria in liquidità che giace inerte nei conti correnti è pari a 1500 miliardi.

A questo aggiungiamo le manovre finanziarie anticrisi che si profilano, da parte della Federal Reserve, della Bce e degli altri Stati: questa inondazione di liquidità, per risollevare il sistema finanziario mondiale, ci regala la certezza assoluta che, per lunghissimo tempo avremo tassi a zero o negativi. Quindi il vero asset su cui contare è quello dell’economia reale, dell’equity, che oggi viaggia a prezzi di saldo, delIe occasioni straordinarie per tutti.

Ci ha colpiti il grafico sull’andamento storico delle Borse, sempre in positivo nell’ultimo secolo salvo qualche scalino critico nel ’29, durante la Seconda Guerra mondiale e così via. Ma sul medio termine si è sempre guadagnato.

In sintesi, negli ultimi cento anni di storia, contiamo 12 crisi importanti, che hanno determinato, mediamente, un ribasso del 44%. La durata media è stata di 15 mesi. Chi è riuscito a rimanere lucido in quei momenti e anche sufficientemente intraprendente e coraggioso, ha approfittato dell’occasione, recuperando sempre. Nei tre anni successivi alle crisi, la performance media è stata dell’88,6% e nei 5 anni successivi addirittura del 132%. Non è un caso che questa situazione di mercato stia ingolosendo i più attenti e lucidi. Un investitore di rango, certamente non speculativo, come la Banca d’Italia, si è accaparrata l’1 % di Moncler. Bank of China ha acquisito l’1% di un colosso come l’Eni. Questo perchè le quotazioni non hanno più nessun collegamento al valore reale del sottostante, cioè l’economia reale, che ricordo essere aziende, capannoni, merci, brevetti, cassa. Settimana scorsa Eni quotava la metà del patrimonio netto: una cosa impossibile.

Colpa del cosiddetto panic-selling?

Tutti noi, io per primo, siamo soggetti all’emotività, ne siamo vittime. Se consapevoli, possiamo trovare degli escamotage che ci riportino la necessaria lucidità e oggettività. Le faccio un esempio. Se noi immaginiamo la situazione economica del Paese fra 3-4 mesi, il nostro pensiero non può che essere preoccupato, perchè sarà allora che avremo contezza del danno subìto dall’economia. Ma poi inizieremo a vedere gli effetti degli anticorpi, messi in campo dai governi e dalle banche centrali per ripartire. Quindi se immaginiamo il mondo fra qualche anno, vedremo che finalmente gli sforzi degli scienziati di tutto il mondo saranno stati premiati. Il coronavirus sarà sconfitto e vedremo la gran parte, non tutte, delle attività produttive che ce l’avranno fatta e saranno a regime pieno. E le persone di tutto il mondo riprenderanno a vivere, viaggiare, consumare, tornare alla normalità. Allora la prospettiva del nostro sguardo incide sul nostro atteggiamento: se ci soffermiamo sui prossimi mesi, ci assale l’emotività; se alziamo lo sguardo sul futuro che verrà, torneremo ad essere oggettivi, lucidi e, di conseguenza, potremo adottare dei comportamenti razionali e cogliere, oggi, delle occasioni che, domani, viceversa, rimpiangeremmo amaramente.

Quindi non lo chiamiamo più ottimismo ma razionalità… 

Io mi permetto di chiamarlo addirittura buon senso perché si tratta semplicemente di mettere da parte quel condizionamento emotivo a cui siamo sottoposti…  

E poi c’è il lavoro da continuare…

Sì, e ogni giorno abbiamo bellissime testimonianze… Ho visto il video di un’azienda, che produce farine e ha deciso di fare sul piazzale l’alzabandiera, con la bandiera italiana e quella europea, accompagnate dall’inno nazionale. Un video da brividi. Siamo pieni di tantissimi esempi di persone che hanno voglia di riscatto. Con queste persone, il futuro non può che essere positivo. L’evoluzione della storia risiede nel cuore dell’essere umano, nella sua forza propulsiva, nella voglia di riscatto, nella capacità di reazione alle situazioni negative, ribaltandole. Con queste premesse non possiamo che essere ottimisti e certi che il futuro che ci aspetta, nonostante questo passaggio impegnativo, sarà un futuro felice, un futuro veramente bello.

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