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covid-19 & economia reale

Bankitalia: Debito corporate a rischio, sarà necessario ristrutturare

Prefetti e sindacati: "Alcuni istituti non hanno le procedure per accogliere le richieste di finanziamento della clientela". Bankitalia pensa al dopo-emergenza: "Necessaria la ristrutturazione delle imprese medio-grandi attraverso capitale pubblico"

Bankitalia: nel 2018 debito pubblico cresciuto di 53,2 miliardi

Il Covid-19 ha travolto ogni aspetto della vita collettiva, senza dare il tempo di alzare argini al suo dilagare. Non fanno eccezione la finanza e il settore bancario, rimaste convinte fino all'ultimo che il virus sarebbe rimasto dietro i confini cinesi. Adesso, il rischio è che gli istituti di credito non riescano a fronteggiare il numero delle richieste di prestiti garantiti dallo Stato. Un affanno che può avviare un effetto domino che porta dritto a rischi per l'ordine pubblico. 


Un lavoratore su due ha fatto richiesta di aiuti economici, Bankitalia torna a chiedere di velocizzare le procedure dei finanziamenti

L'allarme sulla sicurezza e l'incolumità dei lavoratori in filiale lo hanno lanciato due giorni fa i prefetti italiani insieme alle sigle sindacali dei bancari, Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin, scrivendo direttamente alla ministra degli Interni, Lucia Lamorgese.

"Alcune banche non sono ancora pronte, poiché non hanno predisposto le circolari interne né hanno modificato le procedure per poter accogliere le richieste da parte della clientela", scrivono prefetti e sindacati. "Tale situazione potrebbe generare tensione fra i clienti che si recheranno nelle filiali bancari, sfociando in fenomeni di violenza". 

La Repubblica pubblicava questo fine settimana i numeri dei primi giorni di richieste di aiuti statali. In questo momento in Italia un lavoratore su due è senza un reddito. Su 23 milioni di lavoratori, fino ad oggi, hanno fatto rischiesta di un sostegno undici milioni e mezzo, tra dipendenti e autonomi. I dati sull'anticipazione della cassa integrazione sono davvero importanti: fino ad oggi sono arrivate alle banche 723 mila richieste dalle imprese, piccole e grandi, e poco meno di 6,8 milioni dai lavoratori. In 4,2 milioni hanno richiesto l'indennità da 600 euro. 

Numeri temporanei, in costante e ulteriore crescia. Tanto che Banca d'Italia ha avvisato nei giorni scorsi che sarà necessario un'ulteriore immissione di liquidità per tamponare una perdita di Pil che potrebbe raggiungere i 5 punti percentuali entro fine anno (Il Fondo monetario internazionale parla di 9 punti). 

Insomma, se non fosse ancora chiaro, la situazione è grave. L'istituto guidato da Ignazio Visco (il primo in foto) non si stanca di  sollecitare le banche a ridurre gli ostacoli, che molti clienti lamentano di incontrare tra le loro richeste di finanziamenti e la burocrazia dei processi. Lamentale che palazzo Koch ha raccolto durante gli incontri avuti in questi giorni con le associazioni dei consumatori (Adiconsum, Adoc, Adusbef, Altroconsumo, Assoutenti, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega consumatori, Movimento consumatori, Unione difesa consumatori e Snarp). 

Se quello che si presenta davanti a noi sembra essere un Everest ancora tutto da scalare, non si pensi che dietro quella cima ci attenda una vallata. Il mare di debito corporate che l'attuale immissione di liquidità sta producendo, dovrà essere affrontato appena usciti dalla fase di emergenza. Anche in prospettiva dei riflessi (già iniziati) sui mercati azionari e equity. Come rilevano la classifica di Fida Rating sulle performance dei migliori dieci fondi, a marzo soltanto una strategia ha raggiunto un rendimento a due cifre, mentre i cali generalizzati vanno dal 24 al 33%. 


I tecnici di Bankitalia propongono la creazione di un veicolo con capitale pubblico per la ristrutturazione di debiti delle imprese medio-grandi da inserire nel Qe della Bce

Il debito delle imprese è un nodo da affrontare (come dice su Adnkronos Letizia Giorgianni, presidente dell'associazione Vittime del Salvabanche) anche per evitare che le aziende rischino un domani di dover fare i conti con Equitalia, nel caso in cui non riuscissero a ripagare alle banche i prestiti ottenuti oggi. 

Secondo il Financial Times di oggi, la Banca centrale europea starebbe premendo su Bruxelles per la costituzione di una bad bank dove far confluire tutti i crediti bancari destinati a restare inesigibili (gli Npl) che questa crisi si lascerà dietro.

Ricordiamolo, la garanzia dello Stato sui prestiti da 25 mila euro previsti dal decreto Liquidità riguarda le banche, e non i debitori. Gli eventuali fallimenti futuri non saranno, infatti, a crico degli istituti che avevano erogato i prestiti ma a carico dello Stato; da qui, la necessità di pianificare una strategia che permetta a Roma di gestire i dafault che Banca d'Italia dà già per scontati. 

Per questo bisogna iniziare a pensare a come ridurre il peso di tale debito. Lo dice Bankitalia in un documento pubblicato sul suo sito e firmato dal capo del servizio stabilità finanziaria dell'istituto Giorgio Gobbi e dai dirigenti Francesco Palazzo e Anatoli Segura. "I programmi europei di garanzie pubbliche sul credito fornito dalle banche alle imprese", scrivono, "nel breve periodo, sono essenziali", ma bisognerà "impedire che le carenze di liquidità si trasformino in situazioni di insolvenza".

I dirigenti dell'istitituto propongono "la creazione di un veicolo con capitale pubblico per la ristrutturazione di debiti delle imprese medio-grandi. Il veicolo sarebbe finanziato con risorse patrimoniali pubbliche e con debito a lungo termine collocato sul mercato. L'ammontare di capitale", si legge ancora, "dovrebbe essere sufficiente a far sì che i titoli di debito a lungo termine emessi dal veicolo siano ammissibili per i programmi di acquisto della Bce".

Unimpresa oggi ricorda in quale contesto creditizio le imprese italiane si muovono. L'associazione ricorda con un report che nel 2019 i prestiti alle aziende sono crollati di quasi 42 miliardi in 12 mesi (-6%) trainati al ribasso sia dai crediti a breve termine (-16miliardi) sia dai finanziamenti di medio e lungo periodo (-25 miliardi). In salita di 5 miliardi solo i prestiti alle famiglie.  

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Ma non si creda che i guai siano solo del mondo produttivo. Anche quello bancario rischia grosso. L'agenzia Fitch avvisa: quest'anno ci potranno essere "numerosi tagli ai rating delle banche europee". L'elevato numero di downgrade delle banche dell'Europa occidentale sarà conseguenza del "deterioramento dello scenario operativo nell'area", afferma la società dopo aver rivisto il 95% dei rating bancari alla luce del nuovo contesto. Fitch ha già declassato 10 gruppi bancari, posto i rating di 38 istituti su Rwn e ha rivisto in negativo le prospettive per altri 57 gruppi.

Non a caso il presidente della Vigilanza Bancaria della Bce, Andrea Enria, in un'intervista al giornale spagnolo El Confidencial, è tornato a parlare di ristrutturazione del settore bancario. "C'era e resta ancora la necessità di un consolidamento", afferma Enria. "Rimane una capacità in eccesso, ereditata dalla precedente crisi, che non è stata completamente rimossa dal sistema e che ha frenato la redditività e l'efficienza delle banche".

"Banche che non avevano un modello di business a medio termine sostenibile, ma che riuscivano a rimanere a galla grazie ai tassi di interesse relativamente bassi e alla disponibilità di finanziamenti a basso costo, ossia le più deboli", continua il dirigente Bce, "potrebbero subire pressioni e il consolidamento potrebbe effettivamente rientrare fra le soluzioni possibili".

A settembre, Enria richiamava l’attenzione sui prodotti finanziari derivati, in particolare quelli sui titoli di debito garantiti dai mutui subprime (l’innesco della crisi del credito del 2008, per intenderci). Negli Usa, ricordava, "il sistema ha affrontato il problema della qualità degli attivi (come i residential mortgage-backed securities attraverso un processo di consolidamento". Non è stato fatto lo stesso in Europa dove questa ristrutturazione "è avvenuta solo in parte e molto più lentamente". 

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