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covid-19 & credito

Abi rassicura sulla sostenibilità bancaria del Decreto Liquidità

Davanti alla commissione parlamentare di inchiesta, il direttore generale dell'associazione delle banche italiane, Sabatini, ha ridimensionato l'allarme sulla gestione del debito corporate. Ma Bankitalia e istituzioni comunitarie la pensano diversamente, in particolare in vista dell'aumento del debito corporate con i finanziamenti garantiti dallo Stato per fare fronte alla pandemia di Covid-19

Giovanni Sabatini, neo vicepresidente di Cbi

Giovanni Sabatini, direttore generale di Abi

Abi tranquillizza sulla capacità futura degli istituti di credito di gestire i non performing loans (Npl), i crediti deteriorati già presenti e quelli che verranno accumulati con i finanziamenti grantiti dallo Stato per affrontare l'emergenza creata dal Covid-19. 

Il direttore generale dell'associazione delle banche italiane, Giovanni Sabatini, ieri in audizione davanti alla Commissione di inchiesta parlamentare sul sistema bancario e finanziario, ha dichiarato che, anche se "è difficile fare stime", "l'ammorbidimento delle regole europee sulla gestione delle esposizioni e le garanzie fornite dal governo fanno ritenere che l'impatto degli Npl sui bilanci delle banche potrà essere gestito". 

Affermazione attendibile, dato che la garanzia dello Stato sui prestiti da 25 mila euro previsti dal decreto Liquidità (con scadenza a sei anni), riguarda l'esposizione degli istituti, e non dei debitori. Gli eventuali fallimenti futuri non saranno, infatti, a crico delle banche che avevano erogato i prestiti, ma a carico dello Stato; da qui, la necessità di pianificare una strategia che permetta a Roma di gestire i dafault che Banca d'Italia dà già per scontati. 

Sabatini ha continuato ricordando che lo scenario del comparto bancario "era già migliorato prima dell'emergenza in corso, soprattutto grazie a operazioni di patrimonializzazione, che si era riallineata a livelli europei. Era sensibilmente migliorata la qualità degli attivi e misurestrutturali hanno migliorato le governance".

sviluppi | Debito corporate, Bruxelles conferma: necessarie bad bank nazionali

Il tema della sostenibilità del debito corporate post-emergenza è sui tavoli della massime istituzioni comunitarie e nazionali da vari giorni. Banca d'Italia ha parlato in maniera chiara della necessità di pianificare una strategia che eviti che le previste insolvenze di molte imprese diventino causa di fallimenti. L'istituto di Ignazio Visco ha ipotizzato la costituzione di una società veicolo a capitale pubblico che permetta la ristrutturazione del loro stato debitorio.

Anche in Europa il dibattito è aperto. La Banca centrale europea ha addirittura consigliato alla Commissione europea la creazione di una bad bank in cui concentrare le passività bancarie. Bruxelles ha detto no ma senza negare il problema, guardando con maggiore interesse a una strada che porti a società di asset management nazionali per la gestione dei crediti non esigibili.  

Anche tra le banche ci sono punti di vista diversi. Se Sabatini tendee a escludere la necessità di strutture esterne per sostenere la gestione degli Npl, un punto di vista diverso arriva da Unicredit che, con il capo economista di Unicredit Research, Erik Nielsen, ieri consigliava di seguire quanto fatto dagli Usa durante l'amministrazione di Barack Obama con la costituzione del Troubled assets relief program. Un piano di gestione degli asset bancari degradati. 

Durante l'audizione in commissione, Sabatini ha anche affrontato la questione delle lentezze burocratiche che le assiciazioni di categoria lamentano nell'accogliemento delle richieste dei finanziamenti straordinari da 25mila euro iniziate ad arrivare da due giorni. "Se ci sono comportamenti scorretti" da parte di alcune banche, ha detto il segretario generale Abi, "è opportuno individuarli e, dove siano confermati, sanzionati dalle autorità competenti. Abbiamo sempre sostenuto la massima correttezza, perché i comportamenti dei singoli poi vengono attribuiti a tutto il settore, con un danno complessivo", ha aggiunto Sabatini.

Sul punto interviene anche la Uilca, sigla dei bancari Uil. "Registriamo, purtroppo, una diversità e una difficoltà di applicazione delle norme da parte delle banche. Alcune chiedono documenti ulteriori non indicati nel decreto Liquidità", afferma in una una nota il segretario generale, Massimo Masi (in foto). "Altre hanno messo online moduli che poi non si sono rilevati esatti; spesso le direzioni generali forniscono disposizioni errate. Va detto, per l'amore della verità, che negli istituti di credito che hanno costituito task force con migliaia di persone le cose funzionano meglio'', aggiunge.

Masi chiede ad Abi maggiori controlli e aggiunge che: "abbiamo chiesto ai nostri quadri sindacali di monitorare la situazione su tutto il territorio nazionale per segnalarci eventuali episodi di tensione sociale, come in effetti è già successo in alcune aree del Paese, in Sardegna e in Friuli. Alle colleghe e ai colleghi interessati e coinvolti in queste situazioni rinnoviamo la nostra piena solidarietà", aggiunge Masi.

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