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Debito corporate, Bruxelles conferma: Necessarie bad bank nazionali

Il vicepresidente esecutivo dell'assemblea di Bruxelles, Dombrovskis, conferma l'orientamento. Per Bankitalia il rischio di insolvenza dei prestiti emergenziali concessi oggi potrà riguardare il 15% del totale

Il vicepresidente esecutivo dell'assemblea di Bruxelles, Valdis Dombrovskis, dirante la conferenza stampa di ieri

Il vicepresidente esecutivo dell'assemblea di Bruxelles, Valdis Dombrovskis, durante la conferenza stampa di ieri

Reduce dal voto sui Recovery Fund e sull'adozione del Mes per prestiti agevolati destinati all'emergenza sanitaria, la Commissione europea prosegue il dibattito sulle misure da adottare per sostenere la massa debitoria che le imprese andaranno ad accumulare con l'accesso ai finanziamenti straordinari da 25 mila euro.


La Bce ha calcolato gli Npl europei in 543 miliardi di euro; secondo Mediobanca Securities, i crediti a rischio delle banche italiane, due anni fa, ammontavano a 125 miliardi 

Ieri il vicepresidente esecutivo dell'assemblea di Bruxelles, Valdis Dombrovskis, ha presentando in conferenza stampa un pacchetto di misure che conferma la strada indicata già una settimana fa.

Quella che porta alla costituzione di bad bank nazionali in cui concentrare i crediti che le banche accumuleranno con la distribuzione dei prestiti e che difficilmente riusciranno a recuperare quando, finalmente, la fase emergenziale ancora in corso sarà superata.

Parliamo degli Npl, i non performing loan che un report della Banca centrale europea dello scorso settembre calcolava in 543 miliardi di euro: il 3,4% del totale dei crediti presenti nelle pance dei maggiori istituti europei. Il dato, aggiornato alla fine del 2019, segnava un notevole miglioramento rispetto al miliardo di miliardi registrato di cinque anni. Non abbastanza per sconguirare il rischio di una crisi del debito corporate a cui la pandemia di Convid-19 sembra stia portando l'intero continente. E in particolare l'Italia che, secondo uno studio dell'anno scorso di Mediobanca Securities ammontavano due anni fa a circa 125 miliardi, con vari gradi di rischio e inesigibilità. 

Ecco perchè oggi è fondamentale, per la Commissione di Ursula von der Leyen, pianificare una strategia per il prossimo futuro. Bruxelles non è la sola ad essere preoccupata. Il la al dibattituo sulla costituzione di banche "cattive" in cui spostare le passività bancarie derivanti dall'attività creditizia, presenti e future, è stato dato (forse) proprio dalla Bce che aveva consigliato dei giorni scorsi alla Commissione di istituire una bad bank unica per tutto il Continente politico. Bruxelles preferisce localizzare e dedicare per ogni paese un contenitore di crediti spazzatura. 

La Commissione "non ha ricevuto proposte formali o informali dalla Bce a questo riguardo, ma il problema è stato discusso", ha risposto Dombrovski ai giornalisti che ieri gli chiedevano una conferma delle pressioni da parte dell'Eurotower in tal senso. Da Francoforte non arriva alcun commento. La Commissione, ha ricordato l'esponente dell'assemblea europea, "ha presentato un progetto per le bad bank nazionali e anche quando abbiamo preparato il pacchetto sugli Npl abbiamo guardato a questa questione". 

Il motivo è squisitamente procedurale, ha detto il vice di von der Leyen: "i prestiti negli Stati membri sono concessi principalmente in base alle leggi nazionali e vanno recuperati" forzosamente, nel caso, "seguendo le leggi nazionali. Le autorità nazionali sono molto meglio preparate per questo". Dombrovski ha aggiunto, quindi,che sarebbe necessario "un dibattito più ampio sulla questione dell'armonizzazione delle leggi sull'insolvenza". "Ma finora abbiamo visto una volontà molto limitata da parte degli Stati membri di muoversi in quella direzione", ha concluso come riportato da Adnkronos

L'allarme sul debito delle aziende è arrivato anche dalla Banca d'Italia che ha parlato, in un primo momento, della necessità di costituire una società veicolo pubblica, capace di assorbire le sofferenze bancarie in questione (da porre sotto l'ala protettiva della Bce attraverso la sua attività di acquisti quotidiani di titoli spazzatura italiani e non).

L'istituto del governatore Ignazio Visco è poi tornato sull'argomento proponendo, sin da ora, lo stanziamento di finanziamenti corporate a fondo perduto per rallentare l'accumulo di Npl nei bilanci delle banche italiane. 

Per Bankitalia il rischio di insolvenza riguarderebbe il 15% dei finanziamenti emergenziali in corso di erogazione (purtroppo non senza lentezze che le associazioni delle attività produttive non si stancano di ribadire). Eppure dall'Associazione delle banche arrivano messaggi tranquillizzanti. Il 22 aprile scorso, il direttore generale dell'associazione, Giovanni Sabatini (in foto), davanti alla Commissione di inchiesta parlamentare sul sistema bancario e finanziario, ha rassicurato sulla sostenibilità degli Npl italiani. Anche se, ha ammesso, "al momento non è possibile fare una stima" della loro entità. 

A fronte di un miglioramento dei livelli di smaltimento dei crediti deteriorati, ci sono delle zone d'ombra su cui è necessario fare luce. Banca d'Italia ha avviato a febbraio ispezioni per verificare la reale efficacia delle performace di recupero delle banche attraverso la cessione di tali crediti alle società specializzate. Un approfondimento necessario visto che, secondo Moody'snove cartolarizzazioni su 14 presentano performance inferiori a quelle dichiarate nei business plan. Il mercato italiano che gira intorno agli Npl è calcolato in 325 miliardi.

L'allarme sulla sosteniblità del debito delle aziende è arrivato anche da Assifact, l'associazione che rappresenta l'industria del factoring italiano, che qualche giorno fa ha proposto al governo Conte di creare un meccanismo di garanzia statale per l'importo in conto capitale dei debiti commerciali aziendali ceduti a banche e intermediari finanziari.

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