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Banca Sistema, l'utile cresce nei primi tre mesi dell'anno

Le risorse del gruppo guidato dall'ad Gianluca Garbi, pari a 216, risultano superiori alle 182 dello stesso periodo del 2019, prevalentemente a seguito dell’entrata nel gruppo delle risorse di Atlantide

Credito Fondiario,  crisi ormai lontana: 24,8 milioni di risultato netto

Banca Sistema ha approvato i risultati consolidati al 31 marzo 2020, chiusi con un utile netto pari a 4,6 milioni, in crescita nonostante l’inaspettato maggior contributo al Fondo di Risoluzione per 0,7 milioni (+82% a/a).

Andamento Commerciale. La business line factoring dell'isitituto di credito dell'ad Gianlunca Garbi (in foto), con volumi (turnover) pari a 701 milioni (il cui peso dei contratti revolving è di circa il 40%), ha registrato una crescita del 10% anno su anno, anche grazie ai maggiori acquisti di crediti verso operatori del sistema sanitario e crediti fiscali.

Il contributo al turnover generato dagli accordi con le banche commerciali è stato pari a circa il 23% del turnover, minore rispetto all’intero 2019 quando il contributo annuale era stato del 26%. Il minor contributo del canale bancario è causato dalla chiusura delle filiali e dalla riduzione dell’organico per far fronte all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Gli impieghi factoring di gruppo al 31 marzo 2020 (dato gestionale) si attestano a 1.755 milioni (di cui il 26% in azione legale, 13% se si considera la sola porzione rilevante ai fini del modello di accantonamento degli interessi moratori), in calo del 4% rispetto ai 1.820 milioni al 31 marzo 2019 per i maggiori incassi a parità di periodo ed in calo del 5% rispetto al 31 dicembre 2019. Il factoring pro soluto pari all’89% degli impieghi, è al 23% rappresentato da crediti fiscali.

Con riferimento alla business line CQS/CQP, il gruppo ha acquistato/erogato crediti per 86 milioni (67 milioni nel primo trimestre del 2019) e lo stock dei crediti al 31 marzo 2020 ammonta a 866 milioni, in aumento del 22% anno su anno e del 6% rispetto al 31 dicembre 2019.

Gli impieghi del credito su pegno si attestano al 31 marzo 2020 a 13 milioni, in aumento rispetto agli 11,8 milioni al 31 dicembre 2019. I volumi, seppur in aumento del 36% nel primo trimestre del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, sono stati influenzati negativamente dall’andamento nel mese di marzo, caratterizzato da una minor affluenza di clienti rispetto alle attese nelle 6 filiali, a seguito delle misure di “lockdown” volte al contenimento della diffusione del COVID-19.

Durante la seduta, il consiglio di amministrazione di Banca Sistema ha accertato la conformità dei nuovi componenti del collegio sindacale, scelti lo scorso 23 aprile dall'assemblea ordinaria degli azionisti. Il cda ha svolto anche la verifica annuale sul possesso dei requisiti di indipendenza in capo agli amministratori, Laura Ciambellotti, Carlotta De Franceschi, Federico Ferro Luzzi, Francesco Galietti, Marco Giovannini, Daniele Pittatore, Giovanni Puglisi e Luitgard Spögler.

L'esito è stato positivo per tutti a eccezione di Spögler che ha dichiarato di non essere in possesso dei requisiti di indipendenza previsti dall’articolo 3 del codice di autodisciplina, essendo presidente del consiglio di amministrazione di Banca Sistema.

Risultati economici al 31 marzo 2020Il margine di interesse, pari a 15,9 milioni è in aumento del 9% a/a, grazie alla crescita degli impieghi medi, sia del factoring che del CQ, e al minor costo della raccolta. Ai maggiori interessi attivi (22,4 milioni vs 21,6 milioni rispettivamente al 31.03.2020 e al 31.03.2019) si è sommato un calo del 8% a/a degli interessi passivi. Il costo totale della raccolta risulta in calo a/a, pari a 0,7% (0,8% nel primo trimestre del 2019 e nell’intero 2019).

L’aumento degli interessi attivi è sostanzialmente dovuto al maggior contributo a/a del factoring (+5% a/a) che ha potuto giovare della buona performance nel segmento dei crediti fiscali. Il contributo complessivo a conto economico al 31 marzo 2020 da interessi di mora azionati è in calo a/a e pari a 3,4 milioni (4,0 milioni al 31 marzo 2019).

L’ammontare degli interessi di mora da azione legale, maturati al 31 marzo 2020 e rilevanti ai fini del modello di stanziamento, risulta pari a 100 milioni (144 milioni includendo i soli comuni in dissesto, componente su cui non vengono stanziati in bilancio interessi di mora), mentre i crediti iscritti in bilancio sono pari a 48,1 milioni. L’ammontare non transitato a conto economico entrerà, per competenza o per cassa, nei prossimi esercizi sulla base delle attese di collection, superiori all’80%.

Le commissioni nette, pari a 4,2 milioni, risultano in aumento a/a (+5%), grazie alla crescita delle commissioni attive del factoring (+7% a/a). La componente commissionale del factoring va considerata unitamente alla componente di interessi attivi di tutti i business, di conseguenza il contributo in termini di ricavi totali, dato dalla somma di interessi attivi e commissioni attive, risulta in valore assoluto in aumento anno su anno, ma in lieve calo se rapportato alla media dei crediti. Sia le commissioni attive che le passive includono dal secondo trimestre 2019 il contributo derivante dal nuovo business di origination diretta del CQ a seguito dell’acquisizione di Atlantide.

Al 31 marzo 2020 gli utili da tesoreria (derivanti dal portafoglio di titoli di Stato italiani) risultano pari a 0,6 milioni, stabili anno su anno. Come nel quarto trimestre 2019, nel primo trimestre 2020 la cessione di portafogli di crediti factoring ha generato utili complessivi per 1,3 milioni. Il margine di intermediazione si attesta a 22,0 milioni, in aumento del 14% a/a, grazie alla crescita di tutte le linee di business. Le rettifiche di valore nette per deterioramento crediti ammontano a 1,9 milioni, in calo rispetto all'anno scorso. Il costo del credito relativo ai crediti alla clientela risulta pari a 28 bps, in calo rispetto all’intero esercizio 2019 (36 bps).

Le risorse del gruppo, pari a 216, risultano superiori alle 182 dello stesso periodo del 2019, prevalentemente a seguito dell’entrata nel gruppo delle risorse di Atlantide. Le spese del personale aumentano a/a in linea con l’aumento dell’organico.
La voce altre spese amministrative è aumentata a/a prevalentemente per il maggior contributo al Fondo di Risoluzione per circa 0,7 milioni (in totale il contributo è pari a 1,5 milioni nel primo trimestre del 2020) e per consulenze.

Nel confronto, all’aumento del Totale costi operativi ha contribuito il consolidamento di Atlantide avvenuto nel secondo trimestre del 2019, che diviso tra le varie voci di costo ammonta in totale nel primo trimestre 2020 a 0,6 milioni. L’utile prima delle imposte al 31 marzo 2020, in aumento del 15%, è pari a 6,8 milioni (5,9 milioni nel primo trimestre del 2019), per un confronto omogeneo con il primo trimestre del 2019, al netto del maggior contributo al Fondo di Risoluzione (0,7 milioni) risulterebbe pari a 7,5 milioni (+26% a/a).

Alla formazione dell’utile netto del primo trimestre 2019, pari a 4,5 milioni, ha contribuito per 0,6 milioni anche il risultato della vendita della partecipazione del 10% del capitale sociale in Axactor Italy. L’utile netto pari a 4,6 milioni nel primo trimestre 2020, escludendo il non atteso maggior contributo al Fondo di Risoluzione sarebbe pari a 5,0 milioni (+12% a/a).

Gli aggregati patrimoniali al 31 marzo 2020. Il portafoglio titoli è composto da titoli di Stato italiani, pari a 1.059 milioni (una cui parte è classificata nella voce attività finanziarie al costo ammortizzato, pari a 315 milioni, in calo rispetto a fine 2019), con una vita residua media di 20,4 mesi. La componente Held to Collect and Sell, pari a 550 milioni a dicembre 2019, è al 31 marzo 2020 pari a 744 milioni, con una vita residua media di circa 23,4 mesi.

Le attività finanziarie al costo ammortizzato (2.954 milioni), prevalentemente composta dagli impieghi in essere su factoring (1.629 milioni), che risultano in calo del 5% rispetto al 31 dicembre 2019 (1.715 milioni), include anche i finanziamenti nella forma tecnica di CQS e CQP, questi in crescita rispetto alla fine del 2019, parte del portafoglio titoli, ed i 13 milioni circa del credito su pegno. In particolare, gli impieghi in CQS/CQP ammontano a 866 milioni (817 milioni al 31 dicembre 2019).

L’ammontare dei crediti scaduti è principalmente riconducibile al portafoglio factoring verso la PA e rappresenta un dato fisiologico del settore, che non implica criticità in termini di qualità del credito e probabilità di recupero. Lo stock dei crediti deteriorati lordi aumenta rispetto al 31 dicembre 2019 (258,4 milioni rispetto a 245,6 milioni) prevalentemente per la crescita degli scaduti, che ha più che compensano il lieve calo delle sofferenze. L’aumento degli scaduti e delle inadempienze probabili nel primo trimestre 2020 è ascrivibile all’esposizione factoring verso Pa. Il rapporto tra le sofferenze nette ed il totale della voce crediti verso la clientela è in calo rispetto a dicembre 2019 e pari al 1,1%. 

La raccolta retail rappresenta il 53% circa del totale (61% al 31 dicembre 2019) ed è costituita da conti corrente e depositi a termine. La componente Retail della raccolta è diminuita in valore assoluto rispetto a fine 2019 in linea con le attese, a seguito della strategia di riduzione dei tassi avviata a fine 2019 ed il conseguente atteso mancato rinnovo di una buona parte dei conti deposito in essere.

All’interno della voce delle passività finanziarie al costo ammortizzato, i debiti verso banche sono in forte aumento rispetto al 31 dicembre 2019. La componente “verso banche” è aumentata a seguito del maggior funding “verso banche centrali” (BCE), passato da 358 milioni al 31 dicembre 2019 a 658 milioni al 31 marzo 2020 (l’utilizzo del TLTRO III in totale è pari a 108 milioni, rispetto ad un totale plafond di 490 milioni, la restante parte è LTRO). L’aumento della voce Debito verso banche ha parzialmente compensato il lieve calo della voce Titoli in circolazione (che include la terza cartolarizzazione del portafoglio CQ) ed il calo dei pronti contro termine passivi.

All’interno della voce Passività finanziarie al costo ammortizzato, i debiti verso clientela sono in calo rispetto a fine 2019, prevalentemente per la riduzione dello stock dei conti deposito. In particolare, per i conti deposito, il calo dello stock è guidato sostanzialmente dalla componente estera (al 31 marzo 2020 pari al 51% del totale rispetto al 60% di fine dicembre 2019), a seguito di due manovre di riduzione dei tassi avvenute rispettivamente a settembre 2019 e marzo 2020.

Il totale dei fondi propri (Total Capital) al 31 marzo 2020 ammonta a 211,3 milioni, in lieve aumento rispetto a fine 2019 (210,6 milioni), come effetto combinato del risultato della gestione nel trimestre e della riserva negativa sul portafoglio di titoli di Stato italiani classificati in HTCS.

Al 31 marzo 2020 i coefficienti patrimoniali diminuiscono rispetto al 31 dicembre 2019 a fronte di un aumento del capitale meno che proporzionale rispetto alla crescita degli impieghi ponderati per il rischio (RWA) e continuano a risultare ampiamente superiori ai requisiti minimi.

I coefficienti risultano rafforzati se si considera l’effetto stimato derivante dalla riduzione della ponderazione del capitale di rischio per i prestiti assistiti dalla cessione del quinto (CQ), dal 75% al 35% prevista dal Regolamento 876/2019, la cui applicazione, allo stato attuale, con buona probabilità sembra essere anticipa rispetto alla data originariamente prevista, il 28 giugno 2021 (vedi comunicato al 28 aprile 2020):

  • CET1 ratio pro-forma 13,4%; CET1 ratio regolamentare 11,2% (11,7% al 31 dicembre 2019);
  • TIER 1 ratio pro-forma 14,0%; TIER 1 ratio regolamentare 11,8% (12,3% al 31 dicembre 2019);
  • Total Capital ratio pro-forma 17,1%; TC ratio regolamentare 14,3% (15,0% al 31 dicembre 2019).

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