il commento

Fiat chiede le garanzie allo Stato
ma tiene la sede fiscale a Londra

Ben 6,5 miliardi di crediti garantiti dalla Sace: è la maxi richiesta avanzata dal gruppo guidato da John Elkann allo Stato italiano. Peccato che il gruppo non abbia esitato un attimo, a suo tempo, a trasferire la sede fiscale in Gran Bretagna e quella societaria in Olanda, per trarne vantaggi. Lecito, per carità. Ma anche i vantaggi dovrebbero avere una bandiera.

John Elkann, presidente e ad di Exor, la holding proprietaria del 29% di Fca

John Elkann, presidente e ad di Exor, la holding proprietaria del 29% di Fca

Usando come scudi umani i suoi residui 60 mila dipendenti italiani, Fca ha chiesto alla Sace la garanzia statale su 6,5 miliardi di prestiti. Bisogna darglieli, perché altrimenti per le sue tute blu saranno guai. Lo scoop – che conferma voci di qualche giorno fa – è di Mf.

Però non è per niente bello che l’azionariato di controllo del gruppo che fa capo alla famiglia Agnelli-Elkann non abbia esitato a suo tempo a trasferire in Gran Bretagna la sua sede fiscale per pagare meno tasse e in Olanda quella societaria per avere mani gestionali più libere ed ora però venga a piangere in Italia (o anche in Italia, non poniamo limiti…) per farsi finanziare dallo Stato contro la crisi del coronavirus. Mosse lecite, per carità. Ma anche i vantaggi dovrebbero avere una bandiera.

Come dire di no alla Fca, del resto? Le società basate in Italia del gruppo sono tante e hanno tanti dipendenti, quindi hanno il diritto di legge di chiedere ed ottenere. Però lo stigma del doppiopesismo deve pur raggiungere coloro che oggi pietiscono aiuti a uno Stato peraltro dissanguato come il nostro ma quando hanno potuto trasferire la holding titolare dei maggiori obblighi fiscali in uno Stato più morbido da questo punto di vista come la Gran Bretagna non hanno esitato a farlo. E non basta: anche il trasferimento della sede societaria in Olanda è stato deciso per ottenere, sotto il regime di Amsterdam, il vantaggio del voto multiplo che l’Italia (sbagliando, ma tant’è) non ha voluto introdurre neanche nel recente Decretone.

Attenzione, però: le attività italiane del gruppo, almeno quelle, le tasse continuano a pagarle in Italia. Mentre i colossi del web non pagano quasi niente e da nessuna parte. A quando una bella richiesta di garanzie creditizie statali italiane anche da Google?

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