Parenti (Intermonte): "Più borsa
per le Pmi del dopo-Covid-19"

Gianluca Parenti partner di Intermonte e responsabile della piattaforma Intermonte Eye è intevenuto a “Sos Investire”, il format web del nostro Gruppo che cerca di accompagnare noi tutti e in particolare le persone attente al mondo della finanza e dell’economia in questo viaggio complesso verso la Fase 2 della pandemia.

Parenti (Intermonte): "Più borsa per le Pmi del dopo-Covid-19"

Dottor Parenti, i mercati finanziari sembrano scollegati da quello che è il sentiment che noi abbiamo dell’economia reale. Che ne pensa?
Dall’inizio dell’anno è vero anche che tutti i mercati hanno delle performance negative abbastanza significative, anche in l’America, eccetto il Nasdaq che soltanto oggi ha messo il segno meno da inizio hanno, ma questo perchè il Nasdaq ha quotati i famosi Faang, i 5 titoli tecnologici più importanti Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google e questi hanno fatto delle performance eccezionali. Come in tutte le crisi, e anche nella crisi da Covid-19, ci sono dei winner e dei looser, e indubbiamente società come Netflix in particolare e in generale i tecnologici hanno avuto un grosso vantaggio. Questi titoli hanno performato molto bene e sono tittoli che hanno consentito al Nasdaq fino ad oggi a di essere in territorio positivo, anche perché magari forse non tutti lo sanno, ma anche il Nasdaq è un mercato molto concentrato: questi 5 titoli di fatto rappresentano circa il 30% della sua capitalizzazione e quindi se sono andati bene e addirittura sono saliti significativamente come Netflix hanno contribuito a questa performance positiva del Nasdaq. Invece, con il Dow Jones siamo circa -20% dall’inizio dell’anno, l’Europa è intorno al -25 con il nostro mercato che va a -27,- 28 e dall’inizio dell’anno le performance sono comunque molto pesanti anche in Asia, con eccezione della Cina. Detto questo, concordo che hanno
recuperato molto bene dai minimi che hanno toccato mentre la crisi è ancora in corso.
Quindi cosa succede?
Secondo me ci sono due ragioni che giustificano un po’ questi andamento. La prima é la speranza che la pandemia possa in qualche modo risolversi rapidamente, la fiducia nella scienza. La speranza però è che il virus, così come è arrivato rapidamente possa rapidamente andarsene. Quello che forse si può dire, anche da dati che vediamo soprattutto in Italia: c’è un maggiore capacità di controllare il virus, ma le nostre abitudini per un periodo di tempo sufficientemente lungo dovranno cambiare, e quindi non si può tornare rapidamente alla normalità.
Quindi quello che secondo me giustifica questo recupero dei mercati sono tutte le iniziative che sono state messe in atto, e di due tipologie. Quello che ha fatto la Bce, la Banca Centrale Europea e le altre banche centrali di tutto il mondo, e le iniziative che hanno messo in campo Governi per fronteggiare questa pandemia. Sono state messe in campo risorse pazzesche, risorse che non hanno neanche la possibilità di essere confrontate con quelle delle altre grosse crisi, per esempio del 2008, nè in termini quantitativi nè in termini di rapidità.
Il punto debole rimane l’Europa, che anche in questa crisi ha dato dimostrazione di quanto sia ancora un progetto, in fieri con le divisioni tra i Paesi del nord e del sud; però ciò nonostante anche l’Europa ha messo in campo una serie di misure. Da un lato la Bce, con i 540 miliardi, poi la Sure per la disoccupazione, con 120 miliardi, ora il Mes, un altro tema estremamente caldo e di continuo dibattito politico in Italia, ma devo dire soprattutto al di la di questo l’Europa va considerata per quello che sarà il recovery plan, che è fondamentale.
Stiamo aspettando il decreto per il recupero Italia, ma non solo noi in Italia, anche l’Europa è in grave ritardo, se non sbaglio la prima deadline che l’Europa si era data per presentare il recovery plan, che era stato dato l’incarico appunto alla presidente della Commissione Euriopea, von der Leyen, se non sbaglio era il 7 di maggio e da allora ancora non si sa nulla. Mi auguro che su questo recovery plan stiano lavorando, è molto importante. Qui poi chiaramente chi ha più possibilità come governi con poco debito ha fatto di più, chi come noi che ha meno possibilità fa molta più fatica, però questo recovery plan è molto importante perchè potrebbe trovare le risorse per fare non i famosi corona bond o comunque i bond europei, ma qualcosa di molto simile.
Ma come funzionerebbe il recovery plan?
Stanzierà risorse ricavate all’interno del bilancio settennale dell’Unione Europea che prevede che il contributo dei singoli paesi salga dall’ 1,2 che è la percentuale che i singoli paesi versano sul bilancio dell’Unione Europea in relazione al proprio reddito nazionale lordo per dare le disponibilità all’Unione Europea, al 2%. L’Italia da questo punto di vista è il terzo paese come versamenti che fa all’Unione Europea, perchè siamo dopo Germania e Francia il terzo paese per reddito nazionale lordo. Ma questo incremento non avverrebbe cach ma attraverso garanzie, ogni paese aggiungerebbe uno 0,8 come garanzia per dei bond che poi verrebbero emessi sotto l’egida della Commissione Europea, da un ente sovrannazionale con un rating tripla A per raccogliere denaro e poi dopo utilizzarlo per la crisi. La cosa particolare è che queste garanzie costituiranno un montante unico, quindi  sono un po’ un ibrido rispetto a quello che dovevano essere i corona bond, i bond europei, perché l’Italia, la Germania e la Francia metteranno questo denaro a garanzia e poi verranno emessi dei bond liberi da distinzioni di appartenenza nazionale e garantiti in solido dall’Unione,  potrebbe essere veramente un momento storico importante.
Parliamo di economia reale. Pensa che, ai fini di una ripartenza su basi più solide, si possa sperare il superamento del vecchio schema: famiglia ricca, azienda povera, tipico della realtà italiana? Aziende sottocapitalizzate e chiuse al mercato, insomma, che quando c’è crisi vanno a gambe all’aria?
“Azienda povera e famiglia ricca” è un vecchio adagio a che aimè ascolto da quando faccio questo lavoro e parliamo di quasi 30 anni. Intermonte esiste da 25 anni ormai, è una società privata, una partership privata però si è distinta come una delle prime società autonome, indipendenti più operative sulla Borsa italiana sia da un punto di vista del mercato secondario, scambi su azioni, su obbligazioni, su prodotti strutturati, che anche dal punto di vista delle quotazioni in borsa. Forse questa crisi, voglio essere ottimista, oltre alle difficoltà, porterà anche delle opportunità, in fondo capita in tutte le crisi. Questa ha portato tante difficoltà, non solo tanti insanabili lutti, ma anche gravissime  difficoltà imprenditoriali. Il sistema Italia è fatto dalle piccole e medie imprese, dal turismo, dal risparmio delle famiglie e dal debito pubblico, questo è il nostro sistema e bisogna che da tutti questi punti di vista si riesca a trovare un modo per fare uno scatto in avanti. Le piccole medie imprese dovranno quotarsi maggiormente perché probabilmente questa crisi farà vedere che le piccole medie imprese quotate sul nostro mercato principale piuttosto con sull’Aim, piuttosto che sullo Star, con tutto il risparmio che c’è, e la liquidità che c’è in circolazione, anche dopo la crisi, potranno fare con successo aumenti di capitale, potranno prendere dal mercato delle risorse finanziarie importanti per andare avanti e superare la crisi.  La borsa è il miglior partner che c’è per un’azienda, perché è fatto da una moltitudine di investitori, di cui alcuni escono e alcuni entrano, ma nessuno è particolarmente pressante come il socio con cui dividi l’azienda al 50%. La borsa italiana sta facendo molto per cercare di portare le aziende a quotarsi ma non basta ancora.
In che senso?
Il Nasdaq ha cinque titoli che pesano per il 30%, in Italia bastano i nostri primi quattro titoli: Enel, Eni, Ferrari e Intesa San Paolo, non va bene. Siamo un mercato in cui è più forte la presenza degli investitori esteri che di quelli italiani. Delle aziende che sono quotate allo Star l’80% del flottante, cioè delle azioni che non sono mani ai proprietari, è in mano a investitori esteri. Dobbiamo aumetare il numero delle società quotate e appunto da questa crisi secondo me verrà fuori con evidenza il vantaggio di essere quotati in borsa.
E gli aiuti dello Stato alle imprese sul piano della liquidità?
Per gli aiuti bisogna cercare che gli aiuti siano rapidi. Qui c’è stata un po’ di furbizia politica nel trasmettere come cinghia di trasmissione la liquidità al sistema, le banche sono state messe in mezzo e le piccole aziende devono aspettare ancora un po’. Occorre fare sicuramente sistema, l’Italia deve imparare a fare molto più sistema e soprattutto bisogna recuperare il sud, croce e delizia, li ci sono delle risorse infinite da tutti i punti di vista, ma in particolare dal punto di vista turistico. Siamo il paese con il risparmio fra i più alti nel mondo, quindi è vero che abbiamo un debito pubblico altissimo, che con questa crisi si stima arriverà a 150, 158, 160%, e questo dipenderà da come procede la crisi pandemica. Però abbiamo tantissimo risparmio delle famiglie e quindi queste due cose vanno viste in modo un po’ più unito. La preoccupazione sulla sostenibilità del debito dell’Italia è parzialmente controbilanciata dal fatto che comunque le famiglie sono molto ricche. Fanno tre scenari: quello positivo, improbabile, in cui si ritorna rapidamente alla vita normale, eppure forse con i nuovi strumenti messi a disposizione dei Paesi e dei Governi messi in campo dalla Bce e dagli stessi Governi, l’economia potrà riprendere rapidamente. Lo scenario più probabile, quello intermedio. è che bisogna andare avanti così ancpra per un po’ ma senza peggiorare. Infine c’è anche lo scenario stressato che purtroppo dobbiamo considerare, che cioè si torni a una seconda ondata e che quindi si debba rallentare nuovamente la ripresa dell’economia e quindi qui il debito potrebbe diventare insostenibile. La risposta di Oxford Analytica è semplice: le famiglie italiane hanno un sacco di risparmio, so che non piace ai politici, nessun politico lo farà mai, ma c’è sempre la patrimoniale.
Che ne pensa del decreto rilancio?
C’è ben poco di finanza di impresa. Sembrerebbe ci sia qualcosa legato a dei Pir alternativi, con incentivi fiscali migliori, che permetterebbero di investire non 30 mila euro come nei pir che investono su fondi aperti, ma ben 150 mila euro per ogni investitore, fino ad arrivare ad un milione e mezzo e sono fondi che sostituirebbero un altro strumento europeo, gli Eltif, che non stanno decollando per lungaggini varie, secondo me di natura soprattutto europea, e che consentirebbero all’Italia positivamente e rapidamente, perché noi siamo l’economia con la più grande incidenza di aziende medio piccole.
Parliamo adesso di Intermont Eye, questa costola del vostro Gruppo…
Ebbi l’idea di creare una società internet vent’anni, quando sembrava che internet rivoluzionasse, come di fatto è stato, la nostra vita e abbiamo fatto un marchio, prima era una società, poi è stata inglobata dentro Intermonte, che si chiama Web Sim che si occupa di offrire consulenza a chi investe in borsa da solo. Quindi come Intermonte facciamo consulenza sia agli investitori istituzionali, gestori di fondi comuni che hanno il loro denaro raccolto dalle reti e dal sistema bancario, sia alle famiglie, diciamo l’individuo che vuole investire in borsa. Abbiamo deciso di mettere la nostra esperienza a disposizione dei consulenti finanziari che sono un anello importantissimo nella catena del valore nell’industria del risparmio gestito, anzi sono forse l’anello più importante. E quindi abbiamo dato vita come Intermonte a questo nuovo marchio TIE, the Intermonte Eye, cioè l’occhio di Intermonte attento e vigile sui mercati per affiancare l’attività del consulente finanziario nel suo lavoro quotidiano, Anche perchè il consulente finanziario con Mifid sta avendo sicuramente più bisogno di cultura di base, di formazione e informazione, e qui il problema non è avere informazioni ma selezionarle farne un sistema e averle a disposizione nel dialogo con i propri clienti. Lo abbiamo visto la raccolta è andata bene, ha tenuto botta proprio perché la cultura dei consulenti finanziari è migliorata molto, sta migliorando e dovrà migliorare ancora, la Mifid sicuramente spinge in quella direzione. Noi stiamo cercando di fare il nostro meglio per dare una mano nella selezione delle informazioni, delle soluzioni di investimento a disposizione dei consulenti finanziari.
 
C’è interesse rispetto ai vostri servizi, quindi consapevolezza dell’opportunità di informarsi meglio, formarsi meglio?
Assolutamente si, siamo partiti purtroppo quest’anno nel 2020, e questa pandemia ha un po’ tagliato le gambe anche a noi in termini di sviluppo, però stiamo organizzando webinar con i consulenti finanziari anche in collaborazione con Bloomberg, con emittenti, come BMP, con Fineco e le quantità di consulenti e persone che si iscrivono a questi webinar sono veramente molto elevate. Il terreno quindi è fertile e penso che si possa fare un buon lavoro nell’interesse di tutti, ma soprattutto per i consulenti che stanno cominciando a capire che più il risparmiatore è colto, più anche il suo lavoro è facile. In questi anni di crisi che abbiamo vissuto, diciamo da una crisi all’altra, i consulenti hanno apprezzato, non è più successo come nel 2008 che ci fosse la corsa al riscatto perché i risparmiatori avevano il panic selling. Questa volta sia grazie al lavoro dei consulenti e grazie anche a un po’ di cultura che è migliorata nei clienti, la situazione è stata gestita con nervi più saldi e penso che si debba continuare a fare così, tenere duro, perché comunque questa crisi, questa pandemia prima o poi la sconfiggeremo.

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