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covid-19 & questione meridionale

Il Sud Italia sta perdendo la partita
dei prestiti garantiti

Il 47% delle richieste di finanziamenti emergenziali si concentra in quattro regioni. Soltanto la Lombardia pesa per il 20%. Lo dice un report della Fabi, secondo cui saranno escluse 2,5 milioni di Pmi e Partite Iva. Il segretario, Sileoni: "Alcune banche stanno penalizzando determinati territori"

Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi

Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi

Entro fine anno, le piccole e medie imprese italiane e le partite Iva che faranno richiesta di finanziamenti gargantiti dallo Stato potrebbero arrivare a quota 2,5 milioni. Per quanto riguarda i prestiti fino a 25.000 euro, finora le domande presentate sono state 295.780 per complessivi 6,1 miliardi di euro e un importo medio di 20.861 euro.

I dati sono contenuti in un report pubblicato dalla Federazione Autonoma dei Bancari (Fabi), che mette in guardia dal rischio di esclusione del Sud Italia dalla distribuzione dei finanziamenti emergenziali, stanziati per fronteggiare la crisi prodotta dal Covid-19.

Le domande da Pmi e partite Iva sono ad oggi 295.780. Numeri bassi, su cui pesa l'alta media di indebitamento che scoraggia a fare richiesta di nuove linee di credito (Lando Sileoni, Fabi)

I prestiti garantiti da Sace e dal Fondo per le Pmi interessa una platea potenziale di 5 milioni di Pmi e partite Iva: di questi, 1,5 milioni saranno esclusi in partenza dagli strumenti di garanzia, mentre un altro milione potrebbe restare o per mancanza di requisiti o, al contrario, perché provvisto di mezzi finanziari adeguati. 

Secondo la Fabi l'operazione corre il rischio di penalizzare il Mezzogiorno, favorendo le sole aree settentrionali d'Italia considerato che quasi la metà (47,6%) delle richieste finora presentate è circoscritta ad appena quattro regioni: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna.

Il motivo della disparità di trattamento, per il sindacato, sarebbe la larga platea dei soggetti esclusi a causa dell'alto indebitamento pregresso (110.000 euro in media) che allontana l'ipotesi di apertura di una nuova linea di credito. Anche su questo aspetto, la sigla dei bancari fornisce interessanti dati. 

L'analisi dei dati realizzata rivela che oltre il 20% delle domande di prestiti, sia quelli fino a 25.000 euro sia quelli di importo fino a 800.000 euro, è stato presentato in Lombardia: si tratta di quasi 70.000 richieste sul totale di oltre 329.000 dossier, pari a 3,5 miliardi di euro su complessivi 14,9 miliardi; in Calabria, una delle regioni meridionali più in affanno, le istanze sono in tutto 8.264 pari al 2,6% del totale per complessivi 236 milioni.

L'andamento delle domande, regione per regione. Sulle complessive 69.589 domande presentate, quattro regioni hanno fatto la parte del leone con il 47,6% del totale: Lombardia (21,1%, 69.589 domande per complessivi 3,3 miliardi e 48.254 euro l'importo medio); Emilia-Romagna (10,2%, 33.449 domande per 1,4 miliardi e 44.714 euro l'importo medio; Veneto (8,7%) e Piemonte (7,6%).

Per trovare la prima regione meridionale bisogna scendere al settimo posto della classifica e si incontra la Campania: le richieste sono 20.829 (6,3%) per 1,1 miliardi (56.617 euro l'importo medio); subito dopo, restando sempre al Sud, si trova prima la Puglia - con 18.269 domande (5,5%) per 719 miliardi (39.403 euro l'importo medio) - e poi la Sicilia, con 16.185 domande (4,9%) per 760 milioni (46.969 euro l'importo medio). Dodicesima posizione per la Calabria con 8.631 richieste pari al 2,6% del totale e 236 milioni complessivi (27.369 l'importo medio).


Il 20% delle domande di prestiti, sia quelli fino a 30.000 euro sia quelli da 800.000 euro, è stato presentato in Lombardia

"Alcune banche, per loro convenienze, stanno penalizzando determinati territori e ne stanno favorendo altri. Accusa il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni (il primo in foto).

"Il risultato è che in specifiche aree del Paese, soprattutto del Sud, si sta allargando il rischio usura per le imprese, perché chi non ottiene finanziamenti in banca finisce molto probabilmente in mano alla criminalità organizzata. Sarebbe interessante conoscere i dati relativi ai tempi di erogazione da parte dei singoli gruppi bancari".

Sileoni torna anche battere sul tasto dolente della velocità con cui le banche stanno distribuendo i finanziamenti grantiti ai propri clienti. Dall'accusa di troppa lentezza nella concessione dei crediti, Antonio Patuelli, presidente di Abi, è stato costretto a difendersi dopo le parole usate dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a Montecitorio. 

"Il governo e la vigilanza sanno perfettamente quali banche si muovono correttamente e in maniera spedita e quali, invece, vanno con un filo di gas", spiega il segretario Fabi come riportato da Adnkronos. "Non servono le manette o la galera per rendere tutto più veloce, basterebbe fare i nomi di chi chiede troppi documenti o rallenta le procedureLe lavoratrici e i lavoratori bancari non hanno colpe, ma si trovano stretti nello scaricabarile tra politica e finanza, tra finanza e politica".

"Il risultato sono le aggressioni ai bancari e la scorsa settimana siamo arrivati a quota 100", prosegue il segretario generale. Poi, un passaggio sulla responsabilità dei bancari davanti alla legge.

"L'autocertificazione non basta a proteggere i direttori di agenzia e quei dirigenti che deliberano fidi di piccolo importo: per loro abbiamo chiesto uno scudo penale con l'obiettivo di sterilizzare due reati, il concorso in bancarotta o l'abusiva concessione del credito. Lo scudo penale non serve, invece, per amministratori delegati e membri dei consigli di amministrazione, che sono già ampiamente tutelati".

500 mila partite Iva non faranno richiesta perchè già in forte crisi. Tra le Pmi, 500 mila sono inattive, altre 500 mila sono escluse per fatturati troppo bassi e un altro milione potrebbe non avere le carte in regola

Tante le imprese che restano fuori dai giochi. Il calcolo della Fabi prende in considerazione il totale di 5 milioni partite Iva e pmi, dal quale, in partenza, va sottratta una quota di circa 5-600 mila soggetti (pari al 10%) cosiddetti inattivi e che, quindi, non presenteranno mai alcuna domanda di liquidità. 

Un altro mezzo milione di partite Iva non è nelle condizioni di poter accedere a queste forme di finanziamento poiché in stato di difficoltà o dissesto già prima dell'emergenza Covid-19 ovvero prima del 31 gennaio 2020. E altre 500.000 pmi hanno incassi dichiarati di 15.000 euro annui: ne consegue che, considerando il tetto al 25% dei ricavi per i finanziamenti fino a 25.000 euro, questo mezzo milione di imprese potrebbe ottenere crediti di importo particolarmente contenuto (pochissime migliaia di euro), per cui l'intera procedura risulterebbecostosa e addirittura sconveniente.

Dei restanti 3,5 milioni di soggetti, 1 milione di imprese potrebbe non avere le carte in regola per presentare domanda oppure avere in cassa liquidità sufficiente e, quindi, non aver bisogno di credito aggiuntivo. In totale, finora sono state presentate (dato al 21 maggio) 329.393 domande per un importo complessivo di 14,9 miliardi: sono 295.780 le richieste di finanziamento fino a 25.000 euro per un totale di 6,1 miliardi (20.861 euro l'importo medio, mentre sono 33.613 le richieste di finanziamento fino a 800.000 euro (260.301 euro l'importo medio).

Complessivamente le domande di prestiti da 25 mila euro (passati a 30mila con gli ultimi aggiornamenti al decreto) sono al momento poco meno di 300 mila. almeno rispetto ai 5 milioni di Pmi e partite Iva presenti nel Paese. "Poche", ha detto ieri il segretario generale Fabi, durante la trasmissione Mattino Cinque su Canale 5. "Sui numeri bassi pesa la media di indebitamento delle piccole aziende, che è di 110.000 euro, che spesso preferiscono non aumentare l'esposizione verso gli istituti di credito".

I criteri dell'indagine. Le stime sono state elaborate dal sindacato incrociando i dati sull'andamento dei fascicoli finora ricevuti dagli istituti, relativi ai finanziamenti accompagnati da coperture statali, con le indicazioni raccolte sul territorio e nelle agenzie bancarie.

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