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Investimenti, come cambia l’approccio alle gestioni nel post-emergenza

L'epidemia di Covid-19 impone una domanda: ha ancora senso differenziare Growth e Value? Il punto di vista di Mario Beccaria, responsabile dell’asset management di Banca Generali

Come cambia l’approccio alle gestioninel  Post Covid?

La pandemia da Covid-19 ha acceso i riflettori dei risparmiatori anche sul settore del risparmio, aumentando la forza di un dibattito che, all’interno della comunità finanziaria, procede ormai da tempo. Stiamo parlando dell’eterna contrapposizione tra titoli “Growth” e “Value” con la presunta tradizionale sovraperformance dei primi rispetto ai secondi. Ma è davvero ancora così? Per Mario Beccaria, responsabile dell’asset management di Banca Generali, sono cambiate un bel po' di cose. Le carte, oggi, le dà chi ha una buona offerta veicolata con strumenti digitali efficienti.

Growth vs Value: che differenza c’è?

Prima di addentrarci nell’analisi, facciamo un po’ di chiarezza sulla differenza fra titoli cosiddetti “Growth” e quelli Value. Secondo la definizione classica, i titoli growth sono quelli con un elevato potenziale di crescita. I titoli value sono invece quelli che hanno un forte valore intrinseco e quindi implicitamente sono meno soggetti ai cicli di mercato. 

A livello settoriale, i titoli growth privilegiano il comparto tecnologico, quello legato ai consumi durevoli e più in generale tutto ciò che è considerato innovativo, quindi ad alta crescita. Quelli value, invece, privilegiano i il settore energetico, le banche, le utilities e più in generale tutto ciò che è considerato “stabile” nel tempo.

Questa definizione è ancora attuale?

In generale, quando ci sono violente prese di profitto sui mercati finanziari, chi ha fatto bene crolla e chi ha fatto meno bene difende. È successo anche nella crisi scatenata dal Covid-19? La risposta è no. 

Se analizziamo l’indice MSCI, i titoli cosiddetti growth hanno perso dai massimi ai minimi poco più del 30% mentre quelli value poco meno del 40% - commenta - anche dopo il recupero registrato da fine marzo, l’area growth risulta sostanzialmente invariata come prezzi da inizio anno mentre quella value perde oltre il 20%. Il tutto dopo che negli ultimi 5 anni i growth sono saliti del 45% mentre i titoli value registrano un calo del 12%”.

Quanto conta il fattore dell'innovazione?

Negli ultimi anni, inoltre, abbiamo sempre sentito parlare della sovraperfromance degli Stati Uniti rispetto all’Europa. Si tratta di un concetto assolutamente vero, ma la cui ragione va ricercata oltre che nella differenza geografica. Durante la crisi, le società che hanno brillato in borsa non sono infatti quelle legate a una determinata area geografica, bensì quelle che maggiormente hanno mostrato capacità di innovazione e adattamento. Mentre infatti le fintech come Amazon hanno sfruttato la crisi per continuare a crescere, le dell’old economy sono state downgradate dalle maggiori società di rating perchè bruciano cassa ad un ritmo impressionante.

Dobbiamo prendere atto che le vecchie definizioni legate a distinzioni geografiche o settoriali sono ormai superate. Se guardiamo a ciò che è successo durante la crisi,possiamo facilmente vedere come i titoli delle società che fanno maggiore innovazione hanno performato meglio rispetto ai titoli tradizionali”. Insomma, ormai vale la pena chiedersi se non sia il caso di sostituire la definizione di Value vs. Growth con quella di Winners vs. Losers. 

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