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Non solo Covid, le cause tecniche dietro il crollo del greggio Usa

Il prezzo al barile fissato dall'Opec è ancora ben lontano dai livelli storici. Bloomberg individua altri fattori che, insieme alla pandemia, hanno contribuito al crollo del mercato Usa (forse il più colpito) tra aprile e maggio: l'eccessivo peso del United States Oil Fund Lp e i problemi tecnici sulle grandi piattaforme di trading

I produttori Usa risolleveranno i prezzi del greggio

Leggero calo per il prezzo del paniere giornaliero dell'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, che ieri si è attestato a 37,09 dollari al barile, rispetto ai 38,89 dollari di lunedì. Ancora ben lontano dai suoi livelli storici di 60 dollari al barile. L'aggiornamento sul prezzo è frutto del calcoli della segreteria dell'Opec pubblicati oggi; il suo paniere paniere è il risultato della media ponderata dei prezzi di diversi membri in tutto il mondo e viene utilizzato come parametro di riferimento. 

I 37 dollari di oggi fanno tornare alla mante quanto dichiarato da Warren Buffett pochi giorni fa: "Sotto i 37 dollari al barile il greggio non riesce a sostenere i costi di estrazione". Il capo della holding finanziaria Berkshire Hathaway, nei mesi più caldi dell'epidemia ha proceduto in un'attività di convulso sell-off, che hanno riguardato anche le sue partecipazioni nelle compagnie aeree (Delta, SouthWest, United Airlines...). Settore che di petrolio vive. 

Il tracollo del mercato del greggio ha cause complesse e varie. L'intero sistema (dall'estrazione, alla raffinazione fino alla vendita) è stato messo in crisi dalla pandemia di Covid-19, che ha cancellato per lungo tempo oltre il 50% della domanda globale e fatto saltare gli equilibri nelle catene produttive e distributive. Ma ci sono anche altre cause non direttamente legate all'esplosione dell'infezione e più dipendenti da scelte umane. 

Per Bloomber uno dei fattori che hanno maggiormente influito sulla caduta dei prezzi del greggio è "l'influenza fuori misura" che l'enorme fondo petrolifero degli Stati Uniti - il United States Oil Fund Lp basato sul prezzo del greggio del Texas occidentale - gioca sul settore orientandone i prezzi.

Un dato che è apparso più chiaro dopo il 20 aprile, giorno in cui proprio i futures sull'oro nero texano, il West Texas Intermediate (utilizzato come benchmark di riferimento), hanno raggiunto i 37,63 dollari.  La reazione da parte degli operatori retail rimase tiepida nonostante le cose andassero peggiorando a maggio, ricorda l'agenzia americana, fino a portare le performance del fondo negoziato in borsa sotto lo zero. Proprio nel momento in cui gli scambi dovevano reagire per sostenere il prezzo. Cosa andò storto?

Sono due le spiegazioni: crisi delle capacità dei magazzini e problemi tecnici che bloccarono gli scambi dei contratti a termine nelle negoziazioni. L'agenzia stampa ieri ricordava "la carenza di spazio disponibile per lo stoccaggio nell'hub chiave di Cushing, in Oklahoma, nonostante "il mercato sapesse di questo problema da settimane".

Il secondo elemento, quello dei probemi tecnici, negli Stati Uniti è un fatto di cronaca da settimane. Proprio dopo il crollo del prezzo del 20 aprile, un difetto nel software della Interactive Brokers Group (piattaforma di trading con 9 milioni di operazioni registrate nel 2019 e 740 000 utenti attivi) mandò nel pallone il flusso degli scambi sulla borsa. Il glitch nel sistema ha "intrappolato i clienti retail della piattaforma", impedendogli "di acquistare o vendere una volta che il petrolio era sceso sotto lo zero".

Stesso immobilismo si è registrato anche sulle piattaforme concorrenti di ETrade Financial Corp. e TD Americatrade Holding Group. Insomma, secondo la ricostruzione di Bloomberg, il comparto del mercato al dettaglio era assente proprio nel momento in cui avrebbe potuto calmare l'andamento del trading nel settore. 

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