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Seicentocinquanta esuberi in dieci anni per salvare la Banca Popolare di Bari

Sindacati e commissari hanno firmato ieri l'accordo per il salvataggio dell'istituto di credito. I tagli al personale ( 2.700 dipendenti in tutto) avverranno con prepensionamenti e pensionamenti su base volontaria

S&P boccia l'ingresso di Mediocredito in Banca Popolare di Bari

650 esuberi in dieci anni. Questo è il principale contenuto della base di che i sindacati hanno raggiunto con i commissari straordinari della Banca Popolare di Bari. Gli esuberi, come scrive il Fatto Quotidiano, averranno attraverso prepensionamenti incentivati e con un'accelerazione dei pensionamenti su base volontaria. Tra gli strumenti che verranno usati, anche Quota 100. Scongiurato il ricorso ai licenziamenti e alle esternalizzazioni, vero incubo per i 2.700 dipendenti della banca.

Questa intesa, scrive il quotidiano, "spiana la strada al piano di salvataggio di Mediocredito centrale e del Fondo interbancario di tutela dei depositi", il quale, secondo i programmi, dovrebbe entrare nella proprietà dell'istituto di credito ormai tecnicamente fallito. Fitd, scrivono i sindacati dei lavoratori e delle lavoratrici, “ha manifestato l’intenzione di sviluppare il progetto volto alla creazione di un polo bancario del Sud".

L’accordo di salvataggio è stato firmato ieri a Roma da Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin. Gli esuberi previsti dovrebbero permettere di raggiungere un taglio dei costi per 67 milioni di euro (la richiesta dei commissari era di 70 milioni. Il compromesso raggiunto sulle chiusure è di 91 filiali, rispetto alle 94 in programma all'inizio.

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