covid-19 & real estate

Classe media in fuga da Dubai
e i cantieri restano senza braccia

La città si sta svuotando di forza lavoro, per il 98% basata sugli stranieri. A marzo le richieste di rimpatri erano 260.000. A rischio sono i principali settori: turismo, vendita al dettaglio e l'immobiliare

Un cantiere edile di Dubai (credits: Brent Stirton/Getty Images)

Un cantiere edile di Dubai (credits: Brent Stirton/Getty Images)

L'economia di Dubai, città degli Emirati Arabi da 3,4 milioni di persone e famosa per il suo skyline avveneristico nato dai capitali provenienti dai pozzi petroliferi della regione, si basa interamente sulla forza lavoro straniera. Dai manovali, ai gestori delle strutture ricettive.


Dal 2014 al 2019 i prezzi degli immobili sono calati del 30%, mettendo in crisi il modello di sviluppo basato sul motto diffuso "costruisci e arriveranno"

Per il Financial Times gli stranieri rappresentano il 98% della forza lavoro del settore privato della città. In particolare si tratta di persone provenienti dall'Asia meridionale; immigrati provenienti dai paesi del Golfo Persico affollano da anni la metropoli, migliorando le proprie condizioni economiche e contribuendo a popolare quella che viene definita "classe media".

Questa ricchezza oggi è a rischio. Uno studio della società di analisi Oxford Economics rivela che di questo 98% di risorse umane, il 10% sta abbandonando la città. Come afferma Ryan Bol, analista dell'agenzia di stampa Stratfor: "Un esodo di residenti della classe media potrebbe creare una spirale mortale per l'economia". 

La causa della riduzione dell'attrattività della città è la stessa che sta piegando le economie occidentali: il Covid-19, che ha stroncato i prezzi del petrolio e bloccato per settimane le principali attività umane in tutto il globo. 

Dubai si trova a subire la crisi del greggio in modo indiretto. Pur non essendo un'area interessata dalla presenza di questa materia prima, è al tempo stesso tra i principali attrattori di capitali provenienti da quel mondo. Capitali che amano il mattone, settore in cui la pandemia ha congelato ogni operazione, compreso l'Expo 2020, rinviato all'anno prossimo e su cui la città puntava molto. 

I cantieri hanno fame di maestranze da tempo. A maggio i rappresentanti diplomatici delle minoranze etniche calcolavano in 260.000 i lavoratori indiani e pachistani che avevano già presentato richiesta di rimpatrio; lasciando sprovvisti di braccia comparti fondamentali per l'economia locale, come la vendita al dettaglio, il turismo e il real estate. 

Per contrastare la fuga, gli Emirati Arabi Uniti hanno esteso tutti i visti di soggiorno fino alla fine dell'anno consentendo agli espatriati in esubero di cercare lavoro o attendere il riavvio dei voli verso casa. 

La crisi del mattone negli Emirati sembra aver sopreso alcuni. Arabianbusiness.com, analizzando il calo drastico del settore, a fine aprile scriveva che nel primo trimestre 2020 le transazioni immobiliari a Dubai erano aumentate di quasi il 10% rispetto al primo trimestre dell'anno scorso, con un totale di 10.243 operazioni.

Eppure, secondo Property Monitor, a partire da giugno 2019, i prezzi di appartamenti e case autonome in città erano già crollati rispettivamente del 21,4% e del 22,4%. A settembre 2015, i prezzi per le rispettive tipologie di immobili erano in media: 571.735 dollari e 1,5 milioni di dollari.

Ad aver ceduto sarebbe stato il sistema di sviluppo del settore immobiliare di Dubai. Per il Financial Times, infatti, la crisi globale ha fatto esplodere il bubbone del debito pubblico e privato che, secondo i calcoli del Fondo Monetario Internazionale, supera ormai il 100% del prodotto interno lordo del Paese. 

Le prime difficoltà per il comparto non sono nate con la pandemia. A settembre, la società immobiliare statunitense Cavendish Maxwell pubblicava i dati sull'andamento del mercato immobiliare di giugno rivelando una flessione del business superiore a quella del tracollo finanziario del 2008. Il calo registrato dei prezzi per le case unifamiliari era del 15,3% su base annuale, ben 6,1 punti percentuali in più rispetto allo scorso gennaio. 

Insomma, quella del mattone arabo, è una crisi dalle radici lontane. Dal 2014 ad oggi i prezzi degli immobili sono calati del 30%, mettendo in crisi il modello di sviluppo basato sul motto diffuso in città "costruisci e arriveranno". Un peccato originale che il centro urbano sta pagando da tempo con altissimi livelli di invenduto.  

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