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Come attuare l'idea del presidente Consob

Bond perpetui, quattro opzioni
per scongiurare la patrimoniale

Con tempismo, prima dell'intervento di Paolo Savona alla relazione annuale Consob, il numero di giugno di Investire (nell'articolo di Francesco Priore che riportiamo integralmente) aveva delineato quattro scelte possibili di prestiti irredimibili per evitare il ricorso a scelte estreme e impopolari di prelievo forzoso dai c/c degli italiani

Gli strumenti di risparmio creativi per incentivare l'acquisto di debito

I cittadini italiani negli anni ’70 detenevano gran parte del debito pubblico, in quegli anni i rendimenti erano a due cifre ma l’inflazione misurava 2 punti di più. Un anno i tassi arrivarono al 20% e l’inflazione al 25%; chi aveva investito 100 lire, dopo un anno ne aveva 120, ma in potere d’acquisto 90.

Frutto avvelenato dell’illusione numerica. L’Italia si riprese, con conseguenze che perdurano, svalutando sistematicamente e innescando un circolo vizioso: tassi maggiori per attirare sottoscrizioni, crescita del debito e di nuovo bisognava svalutare. Gli italiani diventavano sempre più poveri, mentre il 20 settembre ‘73 per comprare un dollaro occorrevano 561,9 lire, il 15 marzo ‘85 ne occorrevano 2.198,9. 

Nel ’92, dopo aver speso 51mila miliardi nell’inutile difesa della parità della lira nello Sme, l’Italia svalutò del 30%. Giuliano Amato applicò un prelievo forzoso del 6 per mille sui c/c, restituito solo al 60%, per ragioni politiche o di costituzionalità anni dopo. L’iniziativa aveva dei precedenti storici. Per esempio la famosa “Quota 90”, cioè riportare a 90 lire il costo di 1 sterlina. La Quota 90 fu realizzata da Mussolini e Volpi dal 1926 al 1928, con varie operazioni tra cui la riduzione dei salari e la conversione forzosa di 15 miliardi di lire di liquidità in titoli di Stato.

I deconsolidamenti dei titoli pubblici da fluttuanti a consolidati o viceversa, non sempre con effetti negativi, si ripeterono durante il Regno d’Italia. I prestiti irredimibili, quello del Littorio e quello del 1935, quest’ultimo per finanziare la guerra d’Etiopia, non erano i primi, c’era stata alla fine dell’800 la Rendita 5%, titoli irredimibili ma gli italiani comunque li sottoscrissero sempre. 

Gli irredimibili furono redenti, definitivamente negli anni ’80, a valore nominale. All’epoca del Regno e del Regime queste manovre erano realizzabili, senza troppe difficoltà, perché la legge fondamentale dello Stato era lo Statuto, che era nato come una concessione e non esisteva una Costituzione, quella che oggi sottopone queste iniziative all’esame del Parlamento. Oggi a una patrimoniale ci si oppone innanzi tutto per la incostituzionalità dell’iniziativa, ma se si proponessero ai cittadini strumenti di risparmio convenienti, gli italiani tornerebbero probabilmente a sottoscrivere il debito.

Gli italiani direttamente ne detengono il 5%, si arriva al 50% sottoscritto in Italia perché a quel 5% si aggiunge il 45% detenuto da banche, assicurazioni e fondi, enti che li sottoscrivono con i risparmi conferiti loro dai cittadini. La liquidità dei risparmiatori, depositata in banca, ammonta a 1.300/1.400 miliardi di euro, basterebbero 500 miliardi di euro per far ripartire l’Italia speditamente.

Agli italiani, finanziariamente, converrebbe già oggi comprarsi una parte del debito pubblico perché ha un rendimento positivo superiore a quello dei c/c. Questi ultimi costano e non rendono, salvo qualche promozione su depositi vincolati e per un ammontare delimitato. Gli italiani non sottoscrivono il debito perché non si fidano, ma se potessero fidarsi, come reagirebbero? 

Molteplici le soluzioni, quelle che seguono sono ipotesi di fantatitoli. L’obiettivo è stimolare la creatività degli esperti per realizzare titoli sicuri e convenienti, senza trascurare anche qualche privilegio per i risparmiatori domestici. Se questo obiettivo fosse raggiunto forse la liquidità, che è tornata sotto il materasso perché i cittadini non si fidano più né dello Stato né delle banche, potrebbe affluire in parte sui nuovi titoli ed essere impiegata a risollevare l’economia reale, creando un circolo virtuoso. La liquidità è il carburante per il motore dell’economia e se non è alimentato il Paese si ferma.

Fantatitoli di Stato, ma non tanto. Partiamo dal prestito irredimibile

Buoni del Tesoro Irredimibili (BTI), quotati e negoziabili. Si tratta di strumenti con tasso e flusso cedolare da definire. Solo la quota interessi pesa sul debito pubblico, le sottoscrizioni non incidono sullo stock. 

Il Tesoro non redime il prestito, si riserva il diritto di riacquistarlo, non prima di “n” anni dall’emissione, a un prezzo massi- mo pari a quello di emissione. A un tasso d’interesse del 2,5% annuo lo Stato restituirebbe l’equivalente dei capitali sottoscritti in 40 anni, al 5% in 20 anni. 

I sottoscrittori riceverebbero una rendita fissa garantita a un tasso superiore a quelli correnti. Gli investitori istituzionali, compagnie di assicurazione e fondi pensione, potrebbero contare su flussi cedolari costanti per pagare rendite e pensioni. 

Prestito vitalizio irredimibile: i Buoni Irredimibili Vitalizi (BIV). Si tratta di titoli irredimibili, sottoscrivibili solo nominativamente. Il BIV corrisponde solo la rendita vitalizia. Mentre il tasso della rendita dipende dell’età del sottoscrittore: un calcolo attuariale. 

La rendita si estingue con la morte del sottoscrittore, a meno che la sommatoria delle cedole corrisposte risulti inferiore al valore nominale della sottoscrizione. In questo caso lo Stato corrisponde la differenza tra l’erogato e l’importo sottoscritto, sempre in cedole alle relative scadenze, agli eredi sino alla concorrenza del capitale sottoscritto. Questo flusso cedolare è negoziabile. L’emissione del BIV non incrementa lo stock del debito pubblico, salvo le cedole.

Obbligazioni convertibili in quote di strumenti del tipo fondi comuni chiusi (o...) di società holding: quotate, negoziabili, con regolamento di conversione e durata definiti. 

Buoni obbligazionari convertibili (Boc) in: 

A) Quote di fondi azionari chiusi costituiti da azioni quotate detenute o acquisite dallo Stato. Titoli, legati a beni reali, che prevedono solo la corresponsione della cedola e la convertibilità. alle scadenze stabilite. Lo Stato conferisce a un fondo comune chiuso, gestito da una Sgr, titoli quotati di sua proprietà, contestualmente emette un prestito obbligazionario convertibile, di pari importo, in quote del fondo. 

Il debito aumenta solo per il flusso cedolare, lo Stato alla con- versione cede le quote del fondo e depaupera il proprio patrimonio. Lo Stato potrebbe riservarsi: la possibilità di offrire la conversione anticipata, il diritto al riacquisto delle obbligazioni anticipatamente o la riaffogliazione alla scadenza. 

B) Quote di fondi immobiliari chiusi (o...) costituiti da proprietà, presenti e future, del demanio generatrici di reddito: Titoli, legati a beni reali, che prevedono solo la corresponsione della cedola e la convertibilità. alle scadenze stabilite. 

Lo Stato conferisce a un fondo comune immobiliare chiuso, gestito da una Sgr, proprietà immobiliari del Demanio o pubbliche, contestualmente emette un prestito obbligazionario convertibile in quote del fondo, di pari importo alla valutazione del fondo. La valutazione del patrimonio del fondo si basa sul valore reale dei beni e sulla redditività degli stessi.

Lo Stato al momento della conversione cede le quote del fondo e depaupera il proprio patrimonio. Alla scadenza lo Stato potrebbe: convertire, rimborsare o proporre una riaffogliazione; in precedenza, può offrire la conversione anticipata o riservarsi il diritto al riacquisto delle obbligazioni. Gli avanzi primari di bilancio generati anche dai nuovi titoli contribuirebbero alla riduzione del debito e dello spread.

I risparmiatori sarebbero garantiti da beni reali, alla conversione diventerebbero proprietari di beni pubblici evitando così la svendita a enti esteri. Ulteriori possibilità: rientro dei capitali e fuoriuscita della liquidità da sotto i materassi; conferimento ai fondi di poteri sulla governance delle imprese; utilizzo di manager capaci, a partire da quelli estromessi dalla pandemia; sottoscrizioni provenienti da fondi e gestioni. Il costo degli interessi annuali per 500 miliardi di euro non supererebbe l’1% del Pil attuale. È auspicabile che il debito torni nelle mani dei cittadini italiani, è sufficiente che sia appetibile e sicuro: una sfida che si può vincere? 

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