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Querelle elezioni

Ora il governo diffida Enasarco
O voto o il commissario ad acta

Ennesimo atto dello scontro (a colpi di carta intestata) tra l’attuale governance di Enasarco e i Ministeri Vigilanti di Lavoro ed Economia, impegnati a ripristinare la legalità dell’Ente, in nome e per conto dello Stato

Alleanza a tre per la guida di Enasarco

Ennesimo atto dello scontro (a colpi di carta intestata) tra l’attuale governance di Enasarco e i Ministeri Vigilanti di Lavoro ed Economia, impegnati a ripristinare la legalità dell’Ente, in nome e per conto dello Stato che rappresentano, nonostante l’occupazione operata da parte del vertice e della maggioranza dei 10 consiglieri che la sostiene. In data 30 giugno il Ministero del Lavoro, nella persona più vicina al titolare del Dicastero (di cui è la più alta espressione), ovvero il Capo di Gabinetto, ha scritto alla presidenza, al collegio sindacale (e per conoscenza al Ministero dell'Economia e alla Corte dei Conti) una lettera avente oggetto l'ormai ben nota questione della sospensione delle procedute elettorali per il rinnovo dell'Assemblea dei delegati.

Premesso: le elezioni avrebbero dovuto svolgersi oltre due mesi fa, dal 17 al 30 aprile 2020, ma sebbene da Statuto in Enasarco queste elezioni siano previste in modalità online e sebbene Confindustria, Inarcassa e Adepp abbiano regolarmente votato in quelle settimane, la Fondazione ha deciso, a colpi di maggioranza, di rinviare "a data da destinarsi" quelle elezioni, causa emergenza Coronavirus. Dato che, come di tutta evidenza, quella malattia non sembra ancora in grado di trasmettersi per via telematica, fin dapprincipio i Ministeri hanno invitato Enasarco a riprendere le procedure elettorali, precisando l'illegittimità di ogni atto compiuto in questo regime di prorogatio. Con l'ultima lettera i Ministeri fanno però un passo avanti: ora dall'invito si passa alla diffida. Il Dicastero infatti "diffida la Fondazione a conformarsi, nel più breve tempo possibile, alle prescrizioni impartite con la nota prot. n. 1185", ovvero la precedente lettera, quella del 15 giugno, che invitava a concludere le procedure elettorali entro il 10 agosto 2020. In queste due settimane (e più) di cose, però, ne sono successe e la lettera lo spiega chiaramente: "si rende noto che il Pubblico Ministero della Procura regionale presso la Sezione giurisdizionale per il Lazio della Corte dei Conti, con nota del 26 giugno 2020 ha invitato i Ministeri Vigilanti (...) ad adottare le iniziative di competenza onde procedere, nei tempi brevi (e comunque massimo entro il 31 luglio p. v.) alla regolare ricostituzione dell'organo di Amministrazione dell'Ente Nazionale di Assistenza per gli Agenti e Rappresentanti di Commercio". La lettera informa quindi la Fondazione di quanto noi avevamo già appreso e scritto su queste pagine: su Enasarco si sono accesi i fari della Corte dei Conti, che per giunta, comunicando con i Ministeri, esorta non a votare entro il 10 agosto ma prima, entro il 31 luglio. Un termine definito "più stringente" nell'ultima lettera del 30 giugno, che prosegue richiamando "nuovamente che codesto Ente Vigilato, fino alla conclusione delle citate procedure elettorali, potrà adottare esclusivamente gli atti di ordinaria amministrazione, pena la nullità degli atti adottati e le conseguenti responsabilità erariali, come peraltro puntualmente rappresentato dal Pubblico Ministero della citata Procura regionale della Corte dei Conti". Il messaggio è chiaro: Enasarco vive un'occupazione, certificata dalle ripetute lettere di due Ministeri Vigilanti e ora anche dalla rappresentazione della Corte dei Conti: se qualcuno pensa sia poco alzi la mano. Eppure Costa e i suoi "vietcong" della maggioranza del CdA non mollano: in data 26 giugno, quindi antecedentemente alla nota di diffida del Ministero, la presidenza dell'Ente, senza informare la totalità del CdA ha fatto ricorso al Tar del Lazio contro la nota dei Ministeri. Si tratta del suggestivo (e a parer nostro grave) caso del vigilato che va contro il vigilante (ovvero il Governo, lo Stato e non in ultimo il popolo stesso),  rappresentando una delle più basse vette che Enasarco abbia mai raggiunto nella sua ultradecennale storia. Il tutto per la sorda volontà di una maggioranza che invece di ascoltare le esigenze di una platea di iscritti bisognosi di legittimità e certezze, tiene in ostaggio la Fondazione per cercare di prolungare quanto più possibile i benefici legati alla propria posizione. Solo che ora, senza se e senza ma, la misura è davvero colma.
 

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