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SPECIALE CREDITO

«Anche noi banche, in prima linea»

Prima di tutto la tenuta sociale. Intervista al direttore generale dell’Associazione Bancaria Italiana Giovanni Sabatini

«Anche noi banche, in prima linea»

Come si convive con la pandemia, dal punto di osservazione delle banche? «Con impegno e fatica», risponde il direttore generale dell’Associazione Bancaria Italiana, Giovanni Sabatini. «Ma anche con consapevolezza, con attenzione, con senso di responsabilità. Il mondo bancario sta concorrendo al massimo, assieme alle moltissime altre componenti della società italiana direttamente impegnate nella gestione dell’emergenza, nell’affrontare una situazione che non ha precedenti nella storia della Repubblica. 

In prima linea, insomma.

Si è giustamente affermato e scritto che gli operatori sanitari sono stati gli eroi della fase più acuta di diffusione dell’epidemia. Indubbiamente a medici, infermieri e al personale sanitario va rivolto il più convinto ringraziamento per l’impegno profuso, purtroppo in molti casi a prezzo della vita, nel combattere in prima linea contro il Covid-19. Al contempo credo sia giusto dire che le banche italiane hanno svolto negli ultimi mesi e tuttora svolgono un lavoro insostituibile. 

Le banche hanno fatto le banche.

Le banche hanno assicurato il funzionamento di una infrastruttura portante dell’economia. Le banche hanno sempre garantito l’operatività quotidiana alle imprese e alle famiglie italiane, senza soluzione di continuità, sia in presenza - nel rispetto degli irrinunciabili protocolli di sicurezza, costruttivamente condivisi con le Organizzazioni sindacali di categoria - sia da remoto con ogni forma di assistenza a distanza. Colleghe e colleghi delle banche, cui va il nostro ringraziamento, hanno offerto una testimonianza di vero e proprio civismo. A maggior ragione se si considera l’impegno straordinario che ha progressivamente impegnato gli istituti, divenuti il canale principale per trasferire liquidità alle imprese, dando attuazione ai provvedimenti normativi.

Oggi più che mai c’è un forte e convergente interesse verso la ripresa, che vuol dire sostenere imprese e famiglie, far ripartire l’economia

Lei fa riferimento alle norme per il sostegno e il riavvio delle attività?

Le banche si sono impegnate in maniera sostanziale per essere parte della soluzione del problema. Oggi più che mai c’è un forte e convergente interesse verso la ripresa, che vuol dire sostenere imprese e famiglie, far ripartire l’economia. C’è stato e c’è il massimo impegno a far fronte a questa situazione eccezionale. I dati in costante crescita sulle moratorie e sui finanziamenti garantiti sono una risposta. Sulla base della rilevazione della Banca d’Italia al 10 giugno sono giunte oltre 2,5milioni di domande o comunicazioni di moratoria su prestiti per 266 miliardi. Anche i finanziamenti a fronte di garanzie dello Stato crescono di giorno in giorno. Le garanzie permettono un effetto moltiplicativo delle risorse. 

C’è stata un po’ di polemica sui finanziamenti con garanzia dello Stato?

Le iniziali difficoltà sono state ampiamente superate. I dati dicono che siamo di fronte ad aumenti continui, soprattutto sul segmento dei prestiti fino a 25.000 euro. Un lavoro senza sosta, anche sabato e domenica, sin da quando in piena quarantena si sono velocizzate le procedure grazie alla possibilità di immettere in modo massivo, e non per pratica singola, come avveniva all’inizio. Per le banche si tratta di uno sforzo massimo a supporto del tessuto imprenditoriale e della tenuta sociale del Paese in questa fase di emergenza.In più, abbiamo illustrato con un’immediata circolare alle banche le principali modifiche apportate con la legge di conversione: tra le varie misure, è stata introdotta la possibilità per finanziamenti superiori a 25.000 euro di avvalersi di un preammortamento fino a 24 mesi. Per i finanziamenti fino a 25.000 euro con garanzia dello Stato del 100 per cento ne è stata allungata la durata da 6 a 10 anni e l’importo massimo del finanziamento è stato innalzato a 30.000 euro. Ha peraltro finalmente trovato riconoscimento lo strumento dell’autocertificazione. Anche in questo caso, le modifiche introdotte ai termini dei finanziamenti con la garanzia dello Stato, prima di essere pienamente in vigore, necessitano dell’autorizzazione della Commissione europea e di chiarimenti operativi, di adeguamenti della modulistica e delle procedure informatiche da parte del Fondo di garanzia per le PMI nonché degli adeguamenti delle procedure organizzative e informatiche delle banche. Rispetto a questi ultimi adempimenti l’ABI in seno alla Task Force promossa dal Ministero dell’Economia si sta già adoperando per individuare le semplificazioni possibili.

Ma non c’è il rischio che tutta la liquidità che sta arrivando alle imprese, pur indispensabile per affrontare l’attuale emergenza, si trasformi in nuovi consistenti flussi di crediti deteriorati?

Chiaramente, molto dipenderà dalla futura evoluzione della pandemia e dalle altre variabili ad essa connesse non di natura economica. Le drastiche misure di contenimento, pur imprescindibili per contenere la diffusione del virus, hanno comportato severe conseguenze per l’economia italiana, con inevitabili impatti sul Pil del 2020. Il progressivo allentamento delle misure restrittive e l’attuazione delle importanti azioni adottate a livello nazionale e comunitario, incluse le misure introdotte dalla Bce che già dispiegano i loro effetti, potranno limitare nel tempo e nell’entità le ricadute della crisi sanitaria sull’economia. Dalla nostra prospettiva appare fondamentale nella fase di emergenza garantire liquidità a famiglie e imprese e nella fase della ripresa adottare tutte le misure che consentano il recupero della competitività delle imprese a cominciare dalla loro. In contemporanea sarà necessario che la flessibilità temporanea nell’applicazione delle regole bancarie garantita dalle autorità di regolamentazione e vigilanza sia confermata per un congruo periodo di tempo. In ogni caso l’attuale livello delle sofferenze nette, la componente maggiormente rischiosa dei crediti deteriorati, si attesta su livelli decisamente bassi, pari a 26,5 miliardi a marzo 2020, dato più aggiornato disponibile. Tale valore riflette gli ingenti sforzi operati dal settore negli ultimi due anni, intervallo in cui il totale delle sofferenze nette si è praticamente dimezzato. Anche in rapporto agli impieghi le sofferenze nette fanno oggi segnare un valore più che contenuto: l’1,53% dei prestiti totali. A rilevare, peraltro, non è solo la ridotta consistenza delle sofferenze nette ma anche le premesse che hanno condotto a questo risultato: i progressi conseguiti dalle banche negli ultimi anni in termini di efficienza, capitalizzazione e redditività rendono oggi il settore adeguatamente predisposto, anche in termini di know-how, per assorbire una possibile risalita dei crediti deteriorati nel prossimo futuro. 

La pandemia ha reso evidente il rilievo del digitale. 

Il settore bancario ha sempre rivolto una grande attenzione al tema dell’innovazione tecnologica e della digitalizzazione con il risultato di un’offerta di servizi e strumenti ormai all’avanguardia. Con le restrizioni al tempo della quarantena, inoltre, abbiamo assicurato i servizi bancari grazie all’utilizzo da parte dei clienti di tutti i canali telematici a disposizione. Allo stesso tempo, nello stesso periodo abbiamo annunciato, come frutto di un lavoro di ricerca e organizzazione, la piena operatività per decine di banche di una blockchain di settore. La digitalizzazione delle banche italiane, soprattutto come fattore di competitività, è una realtà che si rafforza costantemente, tanto che i consumatori possono gestire le principali attività da casa e senza andare in banca. Più in generale la situazione emergenziale ha evidenziato la necessità di velocizzare la digitalizzazione di ampi settori, sia nel mondo pubblico che in quello privato. L’Abi e banche sono all’avanguardia di questo processo.

Alla politica monetaria comune si affianca una capacità di politica economica comune dotata di strumenti comuni

Ripartenza vuol anche dire riprendere temi come la sostenibilità che anche l’Europa ha molto a cuore.

Con le Comunicazioni dell’11 dicembre 2019 “Il Green Deal europeo” e del 14 gennaio 2020 “Sustainable Europe Investment Plan (SEIP) - European Green Deal Investment Plan”, la Commissione ha ribadito la volontà già espressa nel 2018 di procedere nel percorso di “trasformare l’UE in una società giusta e prospera, dotata di un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva che nel 2050 non genererà emissioni nette di gas a effetto serra e in cui la crescita economica sarà dissociata dall’uso delle risorse.” L’Unione Europea ha realizzato un lessico comune – la Tassonomia delle attività economiche ecosostenibili -, che consentirà agli investitori di reindirizzare gli investimenti verso progetti e imprese che possano fornire un contributo rilevante per la mitigazione del rischio di cambiamento climatico e l’aumento della resilienza del tessuto sociale e produttivo a tale cambiamento, in parte già manifesto. La Tassonomia andrà poi a comprendere anche altri obiettivi ambientali e sociali e si prefigura come un punto di riferimento potenzialmente importante anche per riflessioni su come eventualmente estendere il riorientamento dei flussi economici anche nel contesto del mondo dei crediti alle imprese. 

Il quadro è profondamente cambiato con l’emergenza Coronavirus

L’irrompere della pandemia COVID-19 ha temporaneamente modificato le priorità perché la necessità di garantire la sopravvivenza del nostro tessuto produttivo prevale su qualsiasi altra, pur importante, esigenza (l’ineluttabile primum vivere). Ma nella fase della ripresa, grazie anche alle nuove e ingenti risorse immesse dalle istituzioni europee, occorre cogliere l’opportunità per accelerare la realizzazione delle due “transizioni gemelle”: la transizione al digitale e la transizione ad una economia sostenibile sotto i profili ambientali, sociali e di governance.

Lei è stato per due mandati Chairman del Comitato esecutivo della Federazione bancaria europea e ora presiede lo Steering Committee for Financing Growth. Da questa prospettiva sovranazionale quali sono i prossimi passi?

Questa volta l’Europa ha dimostrato di aver appreso la lezione della Grande Crisi Finanziaria e tutte le istituzioni europee si sono mosse con tempestività. In particolare la Commissione Europea ha proposto un pacchetto di misure che comprende quattro strumenti principali:la  creazione di un meccanismo temporaneo di sostegno alle misure contro la disoccupazione degli Stati membri (SURE). La creazione, da parte dalla BEI, di un fondo di garanzia paneuropeo (pan-European guarantee fund). La possibilità di ricorre in modo “flessibile” alle linee di credito messe a disposizione dal MES per un ammontare totale di 240 miliardi di euro. La creazione di un Fondo per la ripresa (Recovery Fund). Quest’ultima misura, sulla quale il negoziato è ancora aperto, mi sembra però una svolta fondamentale verso una maggiore integrazione. Per la prima volta la politica economica e la politica di bilancio europee sono dotate di una autonoma “potenza di fuoco”. Fino ad oggi tutto l’onere di interventi comuni a livello europeo era affidato alla politica monetaria della BCE e più volte il Presidente Draghi e poi la Presidente Lagarde avevano sottolineato come la politica monetaria avesse bisogno di essere affiancata da altri strumenti di politica fiscale. Oggi alla politica monetaria comune si affianca una capacità di politica economica comune dotata di strumenti comuni. E queste misure vanno proprio nel senso auspicato anche dal Governatore Visco nelle sue recenti Considerazioni Finali: “un’ azione forte e coordinata potrà proteggere e contribuire a rilanciare la capacità produttiva e l’occupazione di tutta l’economia europea”.

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