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Un capitolo del libro per i lettori

Doris, ottant’anni di ottimismo
espresso in forza imprenditoriale

Il fondatore di Banca Mediolanum, Ennio Doris, ha da poco compiuto ottant’anni e un libro di Pier Augusto Stagi ne descrive la storia, personale e professionale, con mille aneddoti e scorci inediti. Al presidente Doris i più affettuosi auguri dal team di Investire.

Ennio Doris

E’ senza dubbio l’imprenditore finanziario di maggior successo del mercato, peraltro in un gruppo di pochi che possono come lui fregiarsi di questo ruolo: Ennio Doris, 80 anni da pochi giorni, fondatore e presidente di Banca Mediolanum dopo un brillantissimo inizio di carriera in Fideuram, è l’oggetto di un libro-autobiografico firmato da Pieragusto Stagi:  “Ennio Doris 80 anni di ottimismo. L’uomo che non smette di sognare”, edito da Electa editore. La sua vita, le sue storie, i suoi aneddoti, i racconti degli amici e delle persone a lui più care. Messe insieme in un libro proprio per festeggiare l’ottantesimo compleanno. Che lo trova attivissimo in azienda ma meritevole artefice di un ennesimo successo, un passaggio generazionale da manuale, in un mix perfetto tra professionalità ed affetti, che ha portato ormai da tempo il figlio Massimo a rilevare tutte le leve gestionali dell’azienda.
“La parabola normale di un uomo normale che si è fatto archetipo – scrive Stagi nell’introduzione - Dall’estrema provincia veneta, arriva grazie alla sua visione ai più alti vertici nazionali. È l’uomo che si è fatto da solo, tutto d’un pezzo. Ce ne sono tantissimi, ma con la sua sensibilità, molto pochi. Chi lo dice? Non certo noi, ma una serie di eccellenze, imprenditori e capitani d’industria oltre a persone fondamentali che Ennio Doris l’hanno conosciuto per davvero molto bene. Saranno loro i nostri Virgilio – le nostre figure guida – ad accompagnarci nell’universo mondo di una persona davvero speciale. Questo libro è un documento: un po’ memoria, un po’ passione, un po’ biografia. È minimalista come può esserlo soltanto il ricordo intimo delle persone che abbiamo incontrato”.
Per gentile concessione dell’autore, pubblichiamo il capitolo del libro in cui è descritto il rapporto tra Doris e il suo principale socio e primo finanziatore Silvio Berlusconi. (s.l.)
 
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Non c’è bisogno di molto, basta la parola: Silvio Berlusconi. E abbiamo detto tanto, se non tutto, per quello che rappresenta per il nostro Paese e, soprattutto, per quello che è per Ennio Doris. Imprenditore illuminato, Berlusconi ha saputo lasciare un segno profondo del suo passaggio: sia in campo edilizio che finanziario, sia nello sport che nella politica. Un uomo di visioni che in più di un’occasione ha detto «che le decisioni più importanti, le decisioni più sagge, le decisioni più giuste non sono quelle che scaturiscono dal ragionamento, non quelle che vengono dal cervello, ma quelle che scaturiscono da una lungimirante, visionaria follia», come ebbe modo anche di scrivere di suo pugno nella prefazione di uno dei libri da lui più amati, l’“Elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam.
 
Uomo del fare che ha saputo fare, e che ha saputo mettere anche molti nelle condizioni di operare e credere nei loro progetti fino in fondo. Uomo di forma e sostanza, che ama il bello e, soprattutto, il fatto bene. Un uomo comunicativo e capace di forti passioni. Carismatico e dalla grande adattabilità. Talento innato, su questo non ci sono dubbi: è lì da vedere. È uomo sensibile, «esperto di parchi e giardini: credo di aver messo a dimora più alberi io di qualunque altro paesaggista “laico”, che non faccia cioè il vivaista di mestiere», scrisse e in più di un’occasione ebbe modo di dire di sé. Conosce e riconosce tutte le specie di alberi, di fiori e di cespugli. Ama indicarli con il nome botanico in latino: non è un vezzo, ma un suo modo di interpretare tutto ciò che fa, con passione, rigore e precisione. Di lui Giuliano Ferrara disse: «Ama anche arredare le case curando ogni particolare: dai mobili ai quadri, dalle foto in cornice ai fiori, alle luci studiate in un certo modo». Questo per dire che cosa? Che è uomo di ampie vedute, ma anche di “particulari”. Uomo puntuale, preciso e scrupoloso, che ama rispettare gli orari: mai tardi, ma neanche troppo presto. Uomo tutto d’un pezzo, che ha scritto un bel pezzo della nostra storia repubblicana e anche di questa storia, accanto ad un uomo conosciuto per caso e riconosciuto oggi come uno dei suoi amici più cari e autentici.
 
L’incontro di Portofino, l’intervista a Capital, questo fa ormai parte della storia sua e di Ennio Doris: Presidente, cosa ricorda di quella giornata?
«Nessuno di noi due può dimenticare il nostro primo incontro, avvenuto per caso, a Portofino. Io passeggiavo in piazzetta dirigendomi verso la banchina del porto, Ennio veniva dalla parte opposta, ci incrociammo, lui sorrise mostrando di avermi riconosciuto, proseguì la sua passeggiata, ma poco dopo ritornò sui suoi passi e mi si avvicinò, si presentò. Mi disse: “Ieri ho letto una sua intervista su Capital, quella in cui lei, rivolgendosi ai giovani imprenditori, ha dichiarato che se qualcuno avesse una buona idea tra le mani per un nuovo prodotto, una nuova impresa, potrebbe venire da lei, numero uno degli imprenditori italiani, a raccontargliela per avere un giudizio, dei consigli e magari, perché no, anche una partecipazione azionaria”. “Ecco – continuò - io vorrei fare quello che lei ha suggerito ai giovani imprenditori. Ecco, una bella idea io ce l’avrei, posso raccontargliela?”. Naturalmente gli dissi di sì e lui in qualche minuto mi espose il suo progetto, quello che poi prese il nome di Mediolanum. Ascoltai interessato, gli feci qualche domanda e lo invitai ad Arcore per approfondire il progetto che mi aveva sinteticamente rappresentato. Nei giorni seguenti, ripensando alle cose che mi aveva detto sul suo sogno, mi consolidai all’opinione che fosse un progetto serio e realizzabile. Venne ad Arcore dopo qualche giorno, ci confrontammo per un intero pomeriggio. Mi raccontò nei particolari il suo progetto, l’organizzazione che sarebbe stata necessaria per svilupparlo, i capitali che si dovevano investire. Mi convinse. Subito, insieme, decidemmo che ciascuno di noi avrebbe sottoscritto il 50% del capitale iniziale della società che si doveva costituire e da lì cominciò la nostra collaborazione. Senza una firma. Sì, senza una firma. Tutti gli accordi che da quella volta in poi sono intervenuti tra noi sono stati da entrambi sempre assunti sulla parola. Non è stato mai necessario firmare alcunché. Ci siamo sempre detti: facciamo così e così si è sempre fatto, davvero una cosa rara, una fiducia reciproca assoluta. Dall’inizio della nostra collaborazione sino ad oggi non c’è stata una sola occasione nella quale ci siamo trovati in disaccordo. A me è sempre sembrato giusto quel che mi proponeva lui, a lui quel che proponevo io. È davvero raro che in così tanti anni due persone siano sempre d’accordo su tutto. Io seguo i suoi interventi nelle manifestazioni con tutti i suoi collaboratori e li ho sempre trovati perfetti. Lui segue tutte le mie interviste alla radio, alla TV, sui giornali e mi ha gratificato con una frase che ha ripetuto in ogni occasione: “I tuoi articoli, le tue interviste sono il Vangelo”. Quando ci sono problemi su cui è utile ragionare a due, ci telefoniamo e solitamente risolviamo tutto con una, due conversazioni al telefono. Non ricordo una sola volta in cui non si è trovata di comune accordo la soluzione ad un problema. Davvero la nostra sintonia è totale».
 
Pensava che sarebbe diventato quello che è poi diventato?
«Sì, ho sempre pensato che sarebbe riuscito in tutto quello che si proponeva di fare. I suoi progetti sono sempre stati chiari, precisi, convincenti. Avrebbe potuto essere un ottimo imprenditore in qualsiasi campo. Ne sono sicuro perché ha un talento imprenditoriale davvero eccezionale».
 
Una dote che ha sempre apprezzato di Doris?
«La sua spontaneità, la sua franchezza, la sua sincerità nei rapporti. L’affetto che porta ai suoi collaboratori. E sono ammirato anche dal suo rapporto con Lina cui lo lega un sentimento veramente profondo. Una volta, parlavamo del nostro passato, mi ha confidato di non averla mai tradita. Anche per questo lo ammiro e gli voglio un gran bene».
 
Quattro incarichi da Presidente del Consiglio: non ha mai pensato di coinvolgere Doris politicamente? E se sì, quale dicastero gli avrebbe affidato?
«Nei quasi dieci anni al governo, diverse volte mi sono trovato a pensare che al Ministero dell’Economia sarebbe stato bello avere Ennio, ma non gliel’ho mai proposto perché ho sempre voluto preservarlo dal mondo politico e ho anche ritenuto che il suo ruolo fosse indispensabile alla Mediolanum. Comunque molte volte, durante il mio impegno come Presidente del Consiglio, mi sono rivolto a lui per sentire il suo parere, sempre oggettivo e approfondito, su molte questioni nazionali e internazionali».
 
Una famiglia unitissima, Massimo l’erede designato che è già alla guida dell’azienda: qual è il suo rapporto con la famiglia Doris e come valuta fin qui l’operato di Massimo?
«Con Lina e con i suoi figli Sara e Massimo, il rapporto è di grande familiarità. Su Massimo il mio giudizio è assolutamente positivo. È vero, ha sempre suo padre alle spalle, ma si sa districare bene in qualsiasi occasione. Una sua qualità che vale la pena di sottolineare: sa mantenere con tutti i suoi collaboratori dei rapporti “alla pari”, molto cordiali, di stima e di amicizia. Ed è un gran lavoratore. Sempre in campo. La sera, il sabato, la domenica, se serve».
 
Doris ha una venerazione per lei: lo considera uno dei suoi amici più veri, autentici e leali?
«Naturalmente siamo diventati amici, molto amici, ed Ennio con Fedele Confalonieri e Gianni Letta costituisce la mia trinità amicale».
 

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