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Enasarco, il Tar rigetta la sospensiva
chiesta dal vertice contro i ministeri

Il braccio di ferro, ormai giunto a livelli paradossali, prosegue ma il tribunale amministrativo ha respinto al richiesta di blocco urgente dell’effetto delle delibere ministeriali impugnate dal vertice della Fondazione. Sempre più concreta l’ipotesi del commissariamento “ad acta” per assicurare il regolare svolgimento del voto.

Ennesimo colpo di teatro nella vicenda Enasarco, l'Ente di assistenza per agenti e rappresentanti di commercio.
Dopo gli inviti (e in ultimo la diffida) dei Ministeri vigilanti - Lavoro ed Economia - a ripristinare le procedure statutarie e le date a suo tempo approvate per il regolare svolgimento delle elezioni online e le conseguenti indagini della Corte dei Conti, il presidente pro-tempore della Fondazione, Gianroberto Costa, aveva ritenuto – con mossa istituzionale a dir poco inedita, com’è inedita tutta la vicenda, peraltro – aveva fatto ricorso al Tar del Lazio, chiedendo la sospensiva delle intimazioni ministeriali. Ebbene, il Tar, con apposito decreto, ha rigettato la richiesta di sospensiva.
Un rigetto, quello del Tribunale Amministrativo, del quale Costa era venuto a conoscenza già dal 29 giugno u.s. e del quale non aveva creduto opportuno informare né l’Assemble riunita il 30, né tantomeno il CdA, esponendo colpevolmente entrambi gli Organi al rischio dei possibili, conseguenti danni erariali connessi alle delibere adottate in carenza di legittimità…
Perché è proprio all’illegittimita degli atti straordinari assunti nell’attuale regime di prorogatio e votati inopinatamente e inconsapevolmente sia dalla maggioranza dell'Assemblea dei Delegati sia da quelle del CdA che fanno esplicito riferimento le note inviate dai Ministeri e in particolare anche quella della Corte dei Conti,  entrata a piedi giunti a sua volta nel tentativo di sanare una situazione ormai grottesca.
La vicenda merita un breve riepilogo perché, nata in un clima delicato e teso, ha raggiunto vette ormai al confine del paradosso e a rischio di illecito. Il voto online per il rinnovo delle cariche in Fondazione, in agenda per il 17-30 aprile 2020, a pochi giorni dal suo svolgimento viene rinviato “sine die” con una delibera votata a maggioranza dal Presidente della Fondazione e da 10 dei 15 Consiglieri in carica. Quella decisione viene contestata a più riprese dalle opposizioni e dai Vigilanti Ministeri di Lavoro ed Economia, che in questi mesi inviano a Enasarco più note (e in ultimo una diffida) per riattivare immediatamente le procedure del voto.
Il 25 giugno il presidente di Enasarco, Gianroberto Costa, senza informare né il CdA dell’Ente né l’Assemblea dei Delegati, decide di ricorrere al TAR contro i due Ministeri vigilanti. Il 29 giugno il TAR rigetta con decreto la sospensiva del ricorso richiesta dai legali di Costa; il rigetto dà quindi il via agli adempimenti di quanto rilevato dai Ministeri Vigilanti e, finalmente, allo svolgimento delle agognate elezioni. Eppure, in occasione della riunione dell’Assemblea dei Delegati, Costa non comunica ai presenti né di aver presentati il ricorso al Tar, unilateralmente, 5 giorni prima, né tantomeno del sopravvenuto  decreto del Tribunale che rigettava la richiesta di sospensiva, privando così i Delegati di un’informazione cruciale per poter decidere passi  ulteriori a ragion veduta. E quest’atteggiamento del Presidente – vogliamo definirlo protervo, o è poco? - veniva reiterato anche nei confronti del CdA, quando Costa si limitava a comunicare solo la data del giudizio, ma non il rigetto della sospensiva.
Il TAR si esprimerà in maniera definitiva il 4 agosto, ma non è però detto che nel frattempo Enasarco non venga commissariata ad acta per lo svolgimento delle regolari legittime consultazioni elettorali, con apposito decreto ministeriale, stante l'attuale condizione di anarchia, che vede Organi dirigenti arroccati sulle loro posizioni di privilegio, con un atteggiamento dilatorio e addirittura di ammutinamento nei confronti dei Ministeri Vigilanti.

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