Diamanti Idb, per il curatore
creditori rimborsati al 15%

Il fallimento del più grande gruppo attivo nella compravendita di diamanti da investimento porta, come si temeva, a un bagno di sangue per i creditori: risarcimenti ad appena il 15% del valore.

diamante blu

Bagno di sangue, com’era purtroppo prevedibile, dal fallmento della Idb, il più grande gruppo italiano di compravendite di diamanti d’investimento finito in bancarotta l’anno scorso. Il Curatore, giunto al termine dell’esame delle domande tempestive relative alle richieste risarcitorie formulate da coloro che avevano acquistato diamanti dalla Società fallita, considerato l’elevato numero delle stesse, di quelle tardivamente pervenute e di quelle che presumibilmente perverranno, propone, al solo scopo di contenere il numero delle eventuali opposizioni allo stato passivo e, dunque, per sole ragioni di economia processuale, l’ammissione in via transattiva al passivo del fallimento delle domande risarcitorie in via chirografaria nella misura del 15% del valore di acquisto dei diamanti, ferma restando la restituzione dei beni lasciati in custodia presso la Società fallita, così come già autorizzata e/o autorizzanda.
La proposta di ammissione è da intendersi condizionata alla verifica da parte della curatela che l’istante non abbia già ricevuto da parte della Banca l’integrale risarcimento, ossia l’integrale restituzione del prezzo versato per l’acquisto dei preziosi; nel caso in cui, invece, il risarcimento offerto in via transattiva dalla Banca consista in una percentuale del prezzo d’acquisto, la proposta di ammissione in via transattiva formulata dalla curatela nella misura del 15% del corrispettivo versato per l’acquisto dei diamanti si sommerà alla quota di risarcimento offerto dalla Banca, purché complessivamente l’importo ottenuto in via transattiva sia da parte della curatela sia da parte della Banca non sia superiore al prezzo versato per l’acquisto dei preziosi.
Ai fini della valutazione da parte dei creditori della proposta transattiva formulata dalla procedura, si fa presente che i beni della Società fallita sono sottoposti a sequestro penale ai fini della confisca e sono costituiti (al netto delle azioni risarcitorie) prevalentemente dal magazzino dei diamanti (iscritti in contabilità al valore di acquisto per circa 40 milioni) il cui realizzo (qualora il sequestro sia revocato) sconterà una drastica riduzione (oltre il 60%) a causa dell’elevato quantitativo che sarà immesso sul mercato.
Se si considera che allo stato le circa 600 domande risarcitorie tempestivamente pervenute sono volte ad insinuare al passivo del fallimento crediti ammontanti complessivamente a circa euro 26 milioni e che ragionevolmente anche gli altri 20.000 clienti potrebbero effettuare analoga richiesta, appare evidente come l’attivo del fallimento sia insufficiente a soddisfare il ceto chirografario se non in una esigua percentuale.
Si precisa che, qualora il creditore ritenga di non accettare la proposta conciliativa formulata dalla procedura, potrà proporre opposizione allo stato passivo ai sensi degli artt. 98 e ss. l.f. per l’ accertamento a cognizione piena del credito risarcitorio preteso di insinuazione sia sotto il profilo dell’an che del quantum debeatur.
 
Il giudice delegato:
- considerato che in questa fase sommaria della verifica dello stato passivo non è possibile procedere all’accertamento istruttorio dei crediti risarcitori pretesi di insinuazione in quanto tale attività non appare compatibile con le esigenze di speditezza del procedimento già protrattosi per la sua corposità e complessità in
diverse udienze;
- rilevato che la proposta formulata dal Curatore incentiva una soluzione conciliativa che, oltre a rispondere al principio di economia processuale, tiene conto del fatto che l’attivo realizzabile, già sottoposto a sequestro penale ai fini della confisca, è comunque insufficiente al soddisfacimento del ceto creditorio chirografario che va considerato potenzialmente nella sua interezza, ossia formato da tutti i clienti che avevano acquistato diamanti dalla fallita e non soltanto da coloro (circa 600) che hanno depositato tempestivamente le domande risarcitorie;
dispone
che al fine di consentire ai creditori ogni più opportuna valutazione della proposta oggi formulata dalla curatela, quest’ultima provvederà alla comunicazione del presente verbale a tutti i creditori tempestivi per la data del 10.07.2020 dalla quale decorrerà il termine di quaranta giorni per l’accettazione della proposta conciliativa (sottoposto alla sospensione feriale);
che l’accettazione della proposta transattiva dovrà essere espressa e inviata all’indirizzo pec della procedura concorsuale ([email protected]) appositamente aperto;
che l’accettazione della transazione comporterà l’iscrizione del credito al passivo nella misura conciliata del 15% del prezzo versato per l’acquisto con conseguente rinuncia all’opposizione dello stato passivo e ad ogni ulteriore pretesa fatta valere con la domanda di ammissione al passivo;
che, nel caso in cui il creditore ritenga di non accogliere la proposta transattiva della curatela potrà proporre come per legge, l’opposizione allo stato passivo che darà luogo al giudizio di accertamento del proprio credito sia sotto il profilo dell’an sia del quantum debeatur ai sensi degli artt. 98 e segg. l.f.;
che, per consentire al Curatore la verifica che il creditore non abbia già ricevuto da parte della Banca l’integrale risarcimento e/o che il risarcimento offerto in via transattiva sia dalla Banca che dal Fallimento non sia superiore al prezzo versato per l’acquisto dei preziosi, rinvia all’udienza del 3.11.2020 h. 10,10 la dichiarazione di esecutività dello stato passivo, all’esito delle risposte pervenute dai creditori in ordine alla proposta formulata.

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