Global Attractiveness Index 2020

Meno formazione finanziaria vuol dire più liquidità, l'Italia insegna

Aviva Assicurazioni e The European House - Ambrosetti presentano un’anticipazione dell'edizione 2020 del Global Attractiveness Index. Lo Stivale di certo non brilla: l'80% della popolazione si affida al "fai da te" per i propri investimenti

Meno formazione finanziaria vuol dire più liquidità, l'Italia insegna

Aviva Assicurazioni e The European House - Ambrosetti presentano un’anticipazione della nuova edizione del Global Attractiveness Index 2020, progetto finalizzato a rendere disponibile ai decision maker nazionali e internazionali un nuovo indice-Paese, in grado di offrire una fotografia rappresentativa dell’attrattività, dinamicità e sostenibilità dei Paesi.

Al centro dell’anticipazione, un’analisi degli investimenti finanziari privati, che durante i periodi di incertezza economica possono diventare cruciali per supportare la liquidità destinata all’economia reale soprattutto in Italia. Paese in cui miliardi di euro di risparmio privato non vengono utilizzati a causa di una scarsa conoscenza degli strumenti finanziari a disposizione dei cittadini.

Trend ulteriormente cresciuto durante l’emergenza Covid: i dati della Banca Centrale Europea dicono che gli italiani, solo nel mese di marzo, hanno messo da parte 16,8 miliardi (contro una media mensile di 3,4 miliardi), con un incremento del 254% rispetto allo stesso mese del 2019.

“Una maggiore alfabetizzazione finanziaria e la crescita dell’utilizzo degli strumenti a disposizione dei cittadini sono elementi fondamentali per accrescere l’attrattività di un sistema Paese". Ne è convinto il ceo per l'Italia di Aviva,  Ignacio Izquierdo Saugar (in foto), secondo cui "per migliorare questi aspetti è fondamentale uno sforzo congiunto da parte delle istituzioni e di tutti i player che operano nei settori finanziario e assicurativo". 

Dallo studio emerge che un basso livello medio di educazione finanziaria come quello presente in Italia, ultima tra i Paesi del G20 con un punteggio medio di 3,5 su 9, produce un eccessivo accumulo di liquidità e frena lo sviluppo dei mercati finanziari (non a caso l’Italia è l’ultimo Paese in Europa per dimensioni del mercato Venture Capital). Non solo, l’accumulo di liquidità ha anche un costo nascosto, in quanto il valore reale della moneta viene eroso dall’inflazione: chi non ha investito negli ultimi 15 anni ha perso circa il 30% di ricchezza potenziale in termini reali.

Un’ulteriore conferma del basso livello di conoscenza degli strumenti finanziari arriva dalla scarsa adozione di strumenti di investimento da parte degli italiani. I dati di Banca d’Italia rielaborati da The European House - Ambrosetti evidenziano che sono 18,5 milioni le famiglie residenti nel Paese che non utilizzano strumenti finanziari.

Un risultato dovuto anche alla poca fiducia nei confronti degli intermediari finanziari: secondo l’ultimo Rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, rielaborato da The European House – Ambrosetti, il 63% della popolazione non si fida degli intermediari finanziari.

Come conseguenza, l’80% sceglie il “fai da te”, anche affidandosi a consigli di amici, colleghi e parenti e basandosi su una confidenza eccessiva delle proprie capacità: ben il 28% della popolazione sovrastima la propria cultura finanziaria. Ne deriva che anche chi investe, lo fa senza cogliere le opportunità del mercato. Ad esempio, l’87% della popolazione non investirebbe in Sri, ignorando decine di studi che dimostrano come gli investimenti socialmente responsabili presentano profili di rischio-rendimento migliori.

Fenomeno che risulta evidente anche analizzando gli ultimi dati pubblicati da Ania, secondo i quali, per esempio, soltanto il 46% delle abitazioni ha una assicurazione contro l'incendio e per quasi un caso su cinque, si tratta di coperture sottoscritte in quanto automaticamente collegate al mutuo. Non solo, le case protette dai rischi derivanti da calamità naturali superano di poco il 3% di quelle presenti sul territorio, mentre ben il 75% degli immobili residenziali è esposto a un simile rischio.

“La nostra industria ha precise responsabilità per supportare il rilancio del nostro paese e deve agire concretamente per sbloccare la ricchezza che potrebbe finanziare direttamente la ripartenza economica", aggiunge Ignacio Izquierdo Saugar. "In Aviva, per esempio, ci stiamo impegnando da tempo per far in modo che le condizioni dei contratti siano sempre più chiare, cercando di evitare ogni genere di fraintendimento. I nostri sforzi in tal senso sono iniziati ben prima che il regolatore italiano spingesse l’industria in tale direzione. Questo rende la promessa più chiara riducendo il rischio di disattendere le aspettative del cliente, convincendolo anche sulla bontà dell’investimento fatto”.

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