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La tecnologia il vero traino delle borse nel post Covid

"Vale la pena ragionare sulla capacità del settore tecnologico di generare valore in ogni ambito connotandosi come trasversale rispetto alla visione settoriale tradizionale". Il commento di Corrado Cominotto

L'Italia del fintech cresce ma meno degli altri

"Sebbene in Italia e in Europa l’emergenza sanitaria sembra essere finalmente sotto controllo, nel resto del mondo i contagi da Covid-19 proseguono spediti con cifre spaventose". Il commento di Corrado Cominotto, responsabile delle gestioni attive di Banca Generali

Guardando rapidamente i numeri ci si accorge infatti che il Brasile ha ormai ampiamente superato i due milioni di casi, l’India ha sfondato il muro simbolico del milione di malati e negli Usa il virus marcia alla media di 50.000 persone colpite ogni giorno. L’avanzata del virus, inoltre, mette sempre più incertezza sul contesto macroeconomico globale, con le stime di crescita per il secondo trimestre dell’anno previste in calo di oltre 15 punti percentuali.

In tale contesto, molti investitori si stanno interrogando sulle ragioni che spingono le Borse globali in un percorso di crescita che continua ininterrotto con la sola esclusione degli storni registrati lo scorso marzo. Da inizio anno, infatti, l’indice MSCI World (l’indice che raggruppa le principali società mondiali e rappresenta tutti i settori), presenta una performance sostanzialmente invariata grazie ad una corsa che gli ha consentito di recuperare oltre il 40% dopo il crollo registrato in prossimità della fase acuta della pandemia in Europa. 

La tecnologia traina le borse mondiali. Cosa traina quindi i mercati? A ben guardare, la frase “i mercati sono saliti da marzo” va vista come una pura informazione matematica. Se infatti approfondiamo l’analisi e scendiamo ad una osservazione dei singoli settori, notiamo differenze che poche volte in passato hanno avuto risultati così diversi. Il settore tecnologico, ad esempio, guadagna a livello globale il 20% circa. Di contro, però, il comparto energetico perde il 35%.

Ciò equivale ad una differenza di performance di circa 55 punti percentuali. Anche i finanziari, ed in particolare le banche, hanno subito perdite da inizio anno mediamente del 30%. La cosa importante è che queste enormi differenze non riguardano, come già successo in passato, nicchie di mercato, ma riguardano piuttosto settori che nel complesso pesano oltre il 35% del totale dell’indice azionario globale. 

Vale quindi la pena ragionare sulla capacità del settore tecnologico di generare valore in ogni ambito connotandosi come trasversale rispetto alla visione settoriale tradizionale. In effetti anche all’interno delle singole aree se prendiamo, ad esempio, il mercato bancario italiano e ragioniamo in termini di innovazione, vediamo come le banche tradizionali stiano perdendo da inizio anno oltre il 20% mentre una società altamente innovativa come Banca Generali sovraperformi questa media di oltre 10 punti percentuali.

Anche guardando l’andamento degli utili notiamo come ormai l’aggregato “mercati azionari” sia quanto mai frastagliato e da considerare come un insieme di elementi molto diversi fra loro. Tra gennaio e maggio gli utili del comparto energetico si sono praticamente azzerati, mentre quelli delle società tecnologiche sono variati in misura rilevante e, in alcuni casi, hanno fatto addirittura registrare nuovi record.

L’Asia vola grazie al tech. Un altro mantra di questi ultimi mesi è quello riferito ai titoli asiatici che, secondo i più, starebbero sovraperformando la media dei mercati mondiali. Se guardiamo però l’indice MSCI Asia ci accorgiamo di come esso sia rappresentato prevalentemente da paesi come Corea del sud e Taiwan in cui il settore tecnologico rappresenta più del 50% di tutte le società quotate.

Guardando allo scenario peggiore per i prossimi mesi, ovvero quello di una nuova ondata di contagi, è realistico immaginare che i settori cosiddetti “growth”, ovvero quelli tecnologici, continuerebbero a sovraperformare. Il vero rischio però è quello di incorrere nella cosiddetta “value trap” che in questo caso sarebbe rappresentata da titoli di settori come hotel, intrattenimento, ristorazione e viaggi che, in alcuni casi, incorrerebbero in forti problemi di liquidità a meno di sensibili recuperi del fatturato nei prossimi mesi.

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