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scenari | Notz Stucki,

Volatilità in vista, alleggerire
i portafogli e strategie long-short

"I tre settori che hanno subito meno danni dal lockdown sono stati utilities, healthcare e information technology". Il commento di Giacomo Calef

portafoglio cf

"Quella appena trascorsa è stata una settimana significativa per i mercati, sia per quanto riguarda gli Stati Uniti che l’Europa". L'analisi di Giacomo Calef, country manager di Notz Stucki.

Innanzitutto, abbiamo visto la performance da inizio anno dell’indice azionario S&P500, che raggruppa le prime 500 società americane per capitalizzazione di mercato, tornare ai livelli di inizio anno (l’ultima volta era accaduto l’8 giugno, brevissima parentesi di un giorno prima di tornare in negativo).

Al 23/07 la performance Year-To-Date risultante è pari a +0,15% circa. In Europa, invece, è stato raggiunto un accordo che passerà alla storia, attraverso cui l’Unione Europea raccoglierà debito dal mercato dei capitali per favorire un importante rilancio dell’economia.

A grande richiesta, ecco il Recovery Fund, un piano per cui i 27 leader europei hanno raggiunto un’intesa finale non solo sull’ammontare, pari a ben 750 miliardi di euro, ma anche sulla distribuzione tra sovvenzioni e prestiti, rispettivamente pari a 390 e 360 miliardi. Quindi, è arrivato anche dall’Europa (UE) un sostegno importante a favore dei Paesi maggiormente danneggiati dal covid, anche se dovremmo dare uno sguardo alla situazione sui mercati.

Nonostante la settimana, come era lecito attendersi, abbia registrato qualche rialzo, l’Euro Stoxx 50, indice di riferimento per l’azionario europeo, da inizio anno lascia sul terreno ancora 11 punti percentuali circa. Pertanto, come mai ancora questa differenza con i listini americani? Come abbiamo già accennato altre volte, si rende necessario porre attenzione alla composizione degli indici.

Su quelli americani abbiamo una ponderazione importante sul settore tecnologico, che nel corso di questi ultimi mesi ha galoppato grazie all’accelerazione dei trend e al fattore momentum. Quest’ultimo è riconducibile sia ad un rally dei titoli growth, con riferimento in particolare alle società big tech appartenenti all’indice americano, sia ad un ritardo nel recupero da parte dei value, di cui è composto in gran parte il mercato europeo.

A fronte di ciò, si potrebbe dedurre che il recupero delle perdite di marzo, almeno finché in Europa non si concretizzerà un sostanziale rimbalzo economico, sarà difficile da realizzarsi nel breve. Tuttavia, anche il mercato americano è tornato a multipli meno interessanti nell’ultimo periodo ed il rapporto sempre più teso con la Cina mette in dubbio la sostenibilità di un ininterrotto proseguimento del rialzo dei corsi azionari.

Pertanto, per i prossimi mesi si suggerisce prudenza e rigore nella gestione del rischio dei portafogli, e non solo per quanto riguarda la parte azionaria, ma anche quella obbligazionaria. Ad esempio, anche il segmento High Yield ha messo a segno un rimbalzo significativo in quest’ultimo periodo (l’indice Bloomberg Barclays Global High Yield è sotto solo di un punto da inizio anno), quindi questo momentopotrebbe rappresentare un’occasione per alleggerire il portafoglio (per chi avesse tali strumenti) da titoli obbligazionari che, a fronte di un probabile aumento dei tassi di default delle imprese, potrebbero vedere un altro allargamento degli spread nel corso dei prossimi mesi.

Trimestrali, il momento della verità. Da un paio settimane è cominciata la stagione delle trimestrali che rappresenta, in particolar modo quella attuale, un momento cruciale per gli investitori, in quanto i danni della pandemia si vedranno concretamente riflessi sui bilanci delle aziende. Il 2020 sarà un anno storico, in quanto le stime del crollo degli utili sono preoccupanti ed il grafico sottostante ne è una chiara rappresentazione: il margine di profitto complessivo che, secondo le attese, sarà generato dalle società che compongono l’indice azionario S&P 500 risulta pari a 7,1%, ovvero il valore più basso da oltre una decade.

Non solo, il secondo trimestre del 2020 ha segnato un declino complessivo degli utili pari a circa il 44%. Si tratta di un dato ancora in fase di stima, ma già rende bene l’idea della portata di questa crisi. A soffrire sono stati, come ci si poteva attendere, i settore ciclici, ovvero quello più esposti alle fasi di contrazione economica, e nel caso delle aziende quotate nell’S&P 500, il riferimento va in particolar modo ai titoli finanziari, industriali ed energetici.

D’altro canto, l’impatto sull’economia causato dal lockdown è stato meno violento in altri settori. In particolare, i tre che hanno subito meno danni sono stati utilities, healthcare e information technology. E gli ultimi due, in particolare, hanno spinto molti investitori, da Marzo ad oggi, a trovarci rifugio per i propri portafogli azionari, sfruttando le valutazioni attraenti che sono venute a crearsi a seguito del crollo verticale di marzo.

Infatti, nel corso degli ultimi mesi quei gestori che hanno seguito un semplice concetto di investimento, che noi chiamiamo “Follow the Authorities”, hanno potuto cogliere il rimbalzo e coprire, per quanto possibile, le perdite subite in precedenza. Ad esempio, le Autorità, come i Governi, hanno deciso di mantenere aperte le attività essenziali durante la pandemia e noi ci siamo appunto focalizzati sulla selezione di quelle società che forniscono beni di prima necessità.

Inoltre, dato che la pandemia ha spinto gli Stati a dare ancora più importanza alla sanità in termini di allocazione di risorse e investimenti, una buona parte dei nostri portafogli è stata posizionata su aziende che producono dispositivi medicali all’avanguardia e strumenti per la cura della salute.

Nel prossimo periodo, tuttavia, potremmo assistere a nuove ondate di volatilità dato che, tra le altre cose, il periodo estivo è caratterizzato da una riduzione dei volumi di scambio ed i movimenti sui mercati possono essere influenzati da pochi operatori (soprattutto quelli che gestiscono grandi masse). Pertanto, con riferimento al comparto azionario, sarebbe più opportuno favorire quelle strategie che prendono posizioni sia lunghe che corte, attraverso cui il gestore possa offrire la possibilità all’investitore di limitare l’impatto derivante dalle oscillazioni dei mercati azionari.

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