covid-19 & credito

Domande al Fondo di Garanzia quasi a quota 1 milione

Il gruppo di mediazione creditizia pubblica un'analisi dell'andamento dell'accesso ai prestiti garantiti. Rispetto al 2019 il numero di operazioni fino a 30.000 cresce del +5.903%

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Tra il 17 marzo e il 21 luglio il Fondo di garanzia ha autorizzato oltre 845.000 domande (circa il 20 % della platea potenziale complessiva dei beneficiari) corrispondenti a circa 48,6 miliardi di finanziamento (con un importo medio di 58.029 euro) a cui corrispondono garanzie pari a 43,7 miliardi (in media, l’89,9 % del finanziamento). Il dato nasce dall’analisi fatta dall'ufficio studi del gruppo Nsa dei numeri nel periodo che va dal 17 marzo al 21 luglio 2020, fase in cui, su base annua, si è registrato un aumento senza precedenti sia in termini di numero di domande che di importo erogato.

Nello specifico: le operazioni fino a 30.000 (garantite al 100% dallo Stato) sono cresciute del +5.903% rispetto al 2019 passando da 12.581 a 755.270; analogo trend anche per le operazioni superiori ai 30.000 che hanno riscontrato un incremento del 181,6% passando da 35.549 a 100.105.

Dal punto di vista dell’ammontare complessivo erogato, nella fascia di domande fino ai 30.000, nel periodo marzo-luglio 2019, il totale a livello nazionale si attestava a 12.581 mentre nello stesso periodo di quest’anno si è toccata quota 755.270. Evidente la crescita anche per i finanziamenti superiori ai 30.000: 35.549 tra marzo e luglio del 2019 contro i 100.105 nello stesso periodo di quest’anno. 

In un contesto in cui il Governo ha operato con decisione ed efficacia sul Fondo di Garanzia per il sostegno alle aziende in questo momento di emergenza (l’ammontare erogato ha raggiunto ormai i 50 miliardi) è da prendere in considerazione come una quota significativa di imprese abbia molto probabilmente colto le opportunità di questi finanziamenti per accantonare scorte e per tenere a disposizione dosi di liquidità da usare in caso di bisogno, oppure, nel caso di somme più importanti, per avviare nuovi investimenti. 

Ulteriori esigenze finanziarie potrebbero determinarsi con riferimento alle disponibilità del Fondo di garanzia PMI a fronte degli accantonamenti per i rischi di inadempimento. Per le sue finalità, al Fondo di garanzia sono stati assegnati complessivamente 6 miliardi per il 2020 a copertura del rischio di perdite finanziarie associate alla probabilità di inadempimento delle imprese; questa somma si è aggiunta alle disponibilità che erano già presenti sul Fondo prima della emergenza sanitaria. Al 21 luglio 2020 la disponibilità residua è di 2,2 miliardi.

Oltre l’87% delle domande e il 30 % dell’importo complessivo (14,7 miliardi) ha riguardato i finanziamenti fino a 30.000 euro (25.000 euro fino al 7 giugno 2020) interamente garantiti dallo Stato (art. 13, comma 1, lett. m) del DL 23/2020) con un importo medio pari a circa 19.900 euro.

A fronte del complesso delle garanzie concesse su finanziamenti è stato effettuato in media un accantonamento di circa il 10 %, pari a 4,4 miliardi. La percentuale di accantonamento risulta evidentemente più elevata per i finanziamenti fino a 30.000 euro, pari a quasi il 12 % a fronte del 9 % applicato agli altri finanziamenti. Le risorse residue sul Fondo al 21 luglio 2020, a parità di condizioni (peso relativo dei prestiti fino a 30.000 euro rispetto agli altri, percentuali di garanzia e caratteristiche delle imprese richiedenti), potrebbero garantire ulteriori 25 miliardi di finanziamento.

A tale proposito, sulla base del contatore giornaliero disponibile sul sito dedicato al Fondo di garanzia dal MISE, si può osservare che il 24 luglio le domande sono arrivate a circa 900.000 con un finanziamento erogato aggiuntivo di 11 miliardi rispetto a quello al 21 luglio (+22,5 %) per la maggior parte concentrati sugli importi superiori a 30.000 euro.

 “Con una proiezione di oltre un milione di domande e la conseguente necessità di fronte agli accantonamenti - sottolinea Gaetano Stio (in foto), presidente del gruppo Nsa – si renderà necessario potenziare e rifinanziare in maniera massiccia e in tempi brevi il Fondo di Garanzia. Questo dovrà aggiungersi ad altrettanto necessari interventi strutturali di supporto rivolti a tutti i settori e un piano adeguato volto a rilanciare gli investimenti, soprattutto per i settori maggiormente colpiti dalla crisi”.

Il caso Lombardia

Anche i dati regionali offrono una lettura interessante. Innegabilmente la Lombardia è al primo posto in termini di contagi e, più in generale, di impatto esercitato dal virus, eppure, in maniera sorprendente, ha mantenuto la stessa quota di mercato rispetto alle operazioni totali nazionali registrate lo scorso anno.

I dati aggiornati al 10 luglio 2020, mostrano che se è vero che il numero delle operazioni in Lombardia è cresciuto tantissimo (124.409 quest’anno contro le 1.330 dello stesso periodo del 2019 per quanto riguarda le operazioni fino a 30.000 euro e 21.299 contro 5.645 per le operazioni al di sopra dei 30.000 euro),  tuttavia, la “quota di mercato” rispetto alle altre regioni è rimasta, nei fatti quasi inalterata: le operazioni fino a 30.000 in Lombardia nel 2019 contavano per il 12,5% del totale nazionale mentre nel 2020 sono arrivate al 17,8%; quelle invece oltre i 30.000 hanno registrato un incremento del 2,1% passando dal 18,8% al 20,9%. 

Scomponendo il dato emerge quindi come quest’anno (periodo di riferimento marzo/luglio) la Lombardia registri un incremento di circa l’1% rispetto al precedente anno nel rapporto tra operazioni condotte a livello regionale e quelle condotte a livello nazionale, incremento percentuale questo, simile a quello registrato dal Lazio a fronte di altre regioni laddove la crescita su base annua è stata più marcata (l’Emilia Romagna ha fatto registrare un +3%).

In altre parole, il peso delle domande presentate al Fondo dalla Lombardia, rispetto al numero complessivo di domande a livello nazionale, non è di fatto proporzionalmente cambiato, al netto di un significativo incremento in valore assoluto e del totale erogato. 

Le motivazioni sono da ricercare in diversi ambiti: da un lato in una diffusa validità strutturale e organizzativa comune anche nelle aziende lombarde di dimensioni più piccole, dall’altro è plausibile che molte imprese sul territorio abbiano fatto ricorso a formule diverse per fronteggiare l’emergenza come, ad esempio, concordare un allungamento delle tempistiche per il pagamento dei fornitori o fare ricorso a moratorie o rinegoziazioni dei finanziamenti già in essere sia nel breve che nel medio-lungo termine.

Scomponendo infine il dato su base provinciale, la sola Milano ha segnalato un netto incremento percentuale nelle operazioni di finanziamento su base annua: se nel 2019 il capoluogo di regione valeva per il 26,22% delle operazioni complessive effettuate a livello regionale, quest’anno la percentuale è arrivata a toccare quota 33,09%. 

Tutte le altre province hanno registrato una diminuzione con una conseguente distribuzione più uniforme delle percentuali. Nell’ordine, il valore percentuale delle operazioni effettuate in ogni singola provincia rispetto al totale su base regionale vede, subito dopo Milano: Brescia (14,31%), Bergamo (11,74%), Varese (8,48%), Monza (8,35%), Como (5,66%), Pavia (4,57%), Mantova (3,99%), Cremona (3,16%), Lecco (3,10%) e Sondrio (1,79%).

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