Schroders Global Investor Study 2020

Risparmiatori italiani, che sangue freddo nelle fasi di volatilità

Secondo lo studio di Schroders, nel periodo da febbraio a marzo 2020, il 32% degli italiani non ha apportato cambiamenti al portafoglio, un dato nettamente superiore rispetto a quello globale (22%) ed europeo (24%), che evidenzia una minore tendenza degli investitori del nostro Paese a reagire in modo impulsivo nei momenti di volatilità di mercato

Risparmio gestito, cresce il patrimonio ma non la raccolta

In questa delicata fase di ripartenza post-lockdown, i risparmi privati possono risultare decisivi nel fornire all’economia reale il capitale necessario per rimettersi in moto. Ne sono ben coscienti gli investitori italiani, l’89% dei quali si dichiara consapevole del ruolo cruciale che i propri investimenti possono giocare nel rilancio del Paese, stando ai primi risultati della ricerca annuale Schroders Global Investor Study 2020. Inoltre, secondo lo studio, che ha coinvolto oltre 23.000 persone in 32 Paesi*, un’ampia percentuale degli italiani non si limita a prendere atto della situazione, ma è pronta a impegnarsi concretamente in prima persona: ben il 42% infatti si dichiara disposto a modificare il proprio portafoglio o a considerare nuovi strumenti finanziari per assicurarsi di contribuire alla ripresa.

Il sangue freddo degli italiani nelle fasi di volatilità. Anche nella fase più acuta della crisi gli italiani si sono distinti, riconfermando di possedere nervi più saldi e un atteggiamento di maggiore prudenza rispetto agli investitori internazionali. Secondo lo studio di Schroders, nel periodo da febbraio a marzo 2020, il 32% degli italiani non ha apportato cambiamenti al portafoglio, un dato nettamente superiore rispetto a quello globale (22%) ed europeo (24%), che evidenzia una minore tendenza degli investitori del nostro Paese a reagire in modo impulsivo nei momenti di volatilità di mercato. Resta comunque significativa la percentuale di persone che di fronte all’incertezza ha preferito correre ai ripari. Lo studio infatti evidenzia che il 22% degli italiani ha riallocato una parte significativa del portafoglio su investimenti con rischio inferiore, un dato comunque più basso rispetto a quello globale (28%) ed europeo (25%). All’estremo opposto c’è chi ha colto l’occasione per spostare una parte consistente del portafoglio su investimenti più rischiosi, dimostrando un atteggiamento più aggressivo: si tratta in questo caso del 9% degli italiani, una percentuale ancora una volta inferiore rispetto al 15% degli investitori globali e al 12% di quelli europei.In un periodo sfidante come i primi due mesi della pandemia sono emerse con particolare chiarezza anche differenze di comportamento tra investitori di diverse fasce di età. In Italia, i Millennial si confermano la generazione più reattiva e meno ‘paziente’: solo il 21% non ha apportato modifiche al portafoglio o non ne ha cambiato il livello di rischio tra febbraio e marzo, contro una media del 44% per gli investitori con un’età superiore ai 37 anni, una differenza che si riscontra anche a livello globale (23% millennial vs. 37% altre generazioni). Un divario significativo esiste anche tra gli investitori italiani che si si auto-definiscono “esperti” e quelli che si considerano “principianti”: tra i primi, che mostrano un comportamento molto più attivo, solo il 26% non ha apportato modifiche al portafoglio o non ne ha cambiato il livello di rischio, contro il 67% dei secondi. Simile la differenza anche a livello globale (21% “esperti” vs. 51% “principianti”).

Consulenti al fianco degli investitori nel momento del bisogno. A ogni modo, la crisi da Covid-19 ha senz’altro generato negli investitori italiani una maggiore preoccupazione per i propri risparmi, con il 46% che dichiara di pensare ai propri investimenti almeno una volta alla settimana (49% a livello globale, 46% in Europa), rispetto ad appena il 31% prima della pandemia (35% il dato globale, 32% quello europeo). In questa situazione di emergenza e incertezza, ricevere consigli e informazioni aggiornate per poter gestire al meglio i risparmi si è rivelato un aspetto cruciale per molti investitori. Lo studio di Schroders mette in luce come, tra gli italiani che si affidano a un consulente finanziario (esclusi i robo-advisor), il 35% esprime un giudizio positivo sul livello di supporto ricevuto durante la pandemia, mentre il 25% ammette di aver dovuto sollecitare proattivamente l’aiuto desiderato. Le circostanze eccezionali hanno anche innescato qualche ripensamento tra gli italiani che solitamente gestiscono gli investimenti per conto proprio: il 35% di questi dichiara di aver sentito la mancanza di una consulenza professionale nel periodo di crisi.

Italiani più realisti nelle aspettative sui rendimenti futuri. Guardando ai prossimi anni, la pandemia non sembra aver incrinato l’ottimismo generale sulle previsioni di rendimento per i propri investimenti. Anche in questo ambito gli italiani spiccano tra i più realisti a livello globale, aspettandosi in media un rendimento totale del 7,9% all’anno per il prossimo quinquennio, un dato in linea con quello del 2019 (8,1%), ma decisamente inferiore alla media globale (10,9%) ed europea (9,4%), entrambe addirittura in aumento rispetto all’anno scorso (rispettivamente 10,7% e 9,0%). Dal punto di vista geografico, tra gli investitori più fiduciosi troviamo quelli statunitensi e argentini, con un rendimento medio atteso rispettivamente del 15,4% e 14,6%, mentre tra i più prudenti, insieme agli italiani, vi sono i giapponesi (6%) e gli svizzeri (7%).

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