Italia

L’indice PMI ai massimi degli ultimi due anni ridurrà il costo del lockdown

Secondo Neil Mehta (BlueBay) gli ordinativi, rimbalzati bruscamente a giugno e luglio, ridurranno la forte contrazione del Pil registrata nel secondo trimestre. Che si assesterà a -10% nel 2020. Pil a +6% nel 2021

L’indice PMI ai massimi degli ultimi due anni ridurrà il costo del lockdown

Neil Mehta, Assistant Portfolio Manager, BlueBay AM

L’Italia è stato il primo Paese in Europa a introdurre misure stringenti di lockdown a marzo e ne ha pagato il prezzo economico con un Pil in calo del 12,1% nel secondo trimestre (su base trimestrale). Ora, nonostante il recente aumento di nuovi casi tra la popolazione più giovane, il tasso di mortalità resta molto basso e i settori economici si stanno gradualmente normalizzando. E, quel che più conta, l’ipotesi di nuovi lockdown è stata esclusa dal Ministro della Salute, mentre l’economia sta vedendo una ripresa rispetto al secondo trimestre, supportata dalla riapertura del settore dei viaggi e del turismo, che rappresenta il 13% del Pil domestico. In un intervento su Rai Tre di poche ore fa, il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri ha detto che nel terzo trimestre ci sarà un forte rimbalzo del Pil: "Ci sono molto indicatori che lo dicono e c'è stato il sentimento positivo delle imprese sugli ordinativi nei quali l'Italia, cosa rarissima, è stata la prima". Gualtieri ha poi aggiunto che, “Il forte rimbalzo atteso sulla crescita del terzo trimestre servirà per avvicinarci a quella stima del -8% prevista dal governo (prima che si sapesse quanto sarebbe durato il lockdown, ndr)”.

L’improvviso ottimismo nasce in sostanza dall'andamento dell'indice PMI (Purchasing Managers Index, ovvero i dati raccolti dai responsabili degli acquisti delle aziende), che è rimbalzato bruscamente a giugno e luglio, per poi tornare a livelli più moderati ad agosto, soprattutto nel settore dei servizi, dove l’occupazione resta debole. Detto ciò, i PMI manifatturieri hanno toccato il punto di massimo rispetto agli ultimi due anni, supportati dalla domanda domestica e dalle aspettative sulla produzione futura. “Dopo il calo significativo del Pil nel secondo trimestre, ci aspettiamo una contrazione del 10% nel corso del 2020, prima di un rimbalzo a +6% nel 2021 e a +2,5% nel 2022”, afferma Neil Mehta, Assistant Portfolio Manager, BlueBay Asset Management. Che aggiunge, “Tuttavia, con l’Italia che continua a mostrare alti livelli di deficit, l’inflazione rimarrà probabilmente contenuta, e ci aspettiamo che il rapporto debito/Pil si muoverà attorno al 165% nel 2022, rispetto all’attuale 135%”.

Ovviamente qualsiasi slittamento nelle politiche per la ripresa o il ripristino dei lockdown potrebbe spingere questi numeri su livelli in cui la sostenibilità del debito diverrebbe nuovamente problematica. Tuttavia, spiega Mehta, livelli di debito così elevati non sono più anomali (per esempio, negli USA il debito è pari al 155% rispetto al Pil) e - con i tassi di interesse che resteranno bassi per diversi anni - gli elevati livelli di debito risultano più accettabili sia per il mercato che per le agenzie di rating. “Per questi motivi, è improbabile che le agenzie di rating possano decidere di declassare l’Italia nel breve termine, nonostante l’aumento del rapporto debito/Pil”, dice lo strategist. Che conclude: “Il supporto istituzionale dell’UE rappresenta un’ulteriore fonte di stabilità, perlomeno fino a quando i programmi di acquisto di asset della BCE resteranno accomodanti e il Recovery Fund sosterrà la crescita”.

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