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Cagliero, “Sull’inflazione anche la Bce diventerà più flessibile”

Secondo l’amministratore delegato di Banor, il 2021 sarà un anno di forte ripresa grazie alle risorse messe in campo da Banche centrali e governi con un recupero del 4% del GDP mondiale. Che però colmerà solo in parte le perdite del 2020

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Massimiliano Cagliero, amministratore delegato di Banor sim

Il Gdp mondiale, ovvero il valore complessivo dei beni e servizi prodotti in tutte le Nazioni, fletterà del 6% nel 2020, decisamente meglio delle previsioni formulate fino a qualche giorno fa dagli economisti. E altrettanto dovrebbe fare il Pil americano, che seguirà la regola del 6 (con il segno meno!) dopo le ipotesi più ricorrenti che indicavano per Washington un ritracciamento del 10% a fine anno. “Le aspettative si sono riposizionate in vista di un rimbalzo forte nel terzo trimestre che c’è effettivamente stato”, è il commento di Massimiliano Cagliero, amministratore delegato di Banor SIM, che ha stilato con il suo team di investimenti un bilancio della crisi mondiale indotta dal coronavirus e formulato qualche previsione per i prossimi mesi. La domanda che abbiamo rivolto è ovviamente la più urgente: ci troviamo alle porte di un nuovo ciclo (positivo) o siamo ancora immersi nella recessione? “L’anno prossimo sarà un anno di forte ripresa grazie alle risorse messe in campo dalle Banche centrali e dai governi – afferma Cagliero - Tassi di interesse a zero e manovre espansive straordinarie (del valore di trilioni di dollari) tra Usa, Giappone ed Europa sono un sostegno fortissimo ai mercati”. “Per questo motivo – aggiunge lo strategist - potremmo assistere a un fenomeno analogo a quello della grande crisi finanziaria del 2008, che ha visto la seconda metà del 2009 in forte accelerazione”. Il rimbalzo, secondo Banor, coprirà però solo parte delle perdite di quest’anno, con un recupero del 4% nel 2021 su una contrazione del 6% nel 2020.

Il filo rosso di ogni previsione, secondo Cagliero, è però l’annuncio a sorpresa fatto nei giorni scorsi dal presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, su un cambio di strategia sull’inflazione, che ha aperto le porte a un periodo particolarmente lungo di tassi bassi. Se fino a oggi, infatti, la Banca centrale americana ha seguito la politica di obiettivo di inflazione (2%) - e quando vi si avvicinava cominciava le manovre di innalzamento dei tassi - ora la Fed dichiara di non avere più un target preciso, ma di guardare semplicemente a un’inflazione media del 2 per cento. Ma qual è il periodo di riferimento? Si può forse arrivare anche al 4% facendo la media su uno o due anni?, si domanda Cagliero. “Ci potrebbe essere una Fed che non alza i tassi neanche al superamento del target del 2% – dice lo strategist – E in questa ipotesi, con tassi che scendono molto, avremmo investimenti in frenata e un costo del debito per gli stati molto pesante”. “Ritengo quindi molto probabile che al prossimo meeting della Fed qualcuno chiederà un cap massimo sul decennale, proprio come avvenne dopo la Prima Guerra mondiale”, aggiunge Cagliero. In ogni caso la decisione di Powell è positiva per i mercati azionari e Banor non esclude che anche la Bce, che ha un obiettivo di inflation targeting molto rigido, seguirà le orme della Fed introducendo maggiore flessibilità.

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