Politiche monetarie

Sarà un giovedì dovish per la Bce

L’istituto guidato da Christine Lagarde si limiterà a dichiarazioni di intenti, riservandosi di intervenire con più decisione nei meeting futuri qualora l’euro continuasse ad apprezzarsi. Tra le opzioni principali ci sono l’ampliamento del QE (PEPP o APP), ulteriori rilassamenti dei termini del TLTRO-III e anche la riduzione dei tassi in territorio ancor più negativo

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La sede della Banca Centrale Euroepa a Francoforte

Sarà un messaggio dovish quello che giovedì 10 settembre lancerà la Bce, che si appresta a varare nuove misure di stimolo in autunno, come il rafforzamento del piano pandemico (PEPP) da 1.350 miliardi di euro e un’estensione della durata degli acquisti di asset. L’approccio dovish è garantito dagli ultimi indicatori relativi all’inflazione (specialmente services HICP, che è scesa a 0,7% su anno in agosto, al minimo storico), e, come suggerisce Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR, anche dal recente apprezzamento dell’euro. “Ricordiamo anche che la Bce prevede che il core inflation rimanga addirittura sotto l’1% nei prossimi anni (0,8% nel 2020, 0.7% nel 2021 e 0,9% nel 2022) - spiega Diana - Sembra lecito pertanto attendersi ulteriori mosse da parte della BCE nei prossimi mesi”. Sul tavolo, tra le opzioni principali, ci sono l’ampliamento del QE (PEPP o APP), ulteriori rilassamenti dei termini del TLTRO-III, forward guidance, cambio del tiering multiplier o riduzioni dei tassi in territorio ancor più negativo. “Non escluderei un annuncio già questa settimana, ma per il momento penso che giovedì la Bce si limiterà a una sorta di “verbal intervention”, riservandosi di intervenire con più decisione nei meeting futuri qualora l’euro continuasse ad apprezzarsi”, è il commento di Diana.

Il recente indebolimento sia dell'attività economica sia dell’inflazione nell’area euro, con i dati sulla mobilità quotidiana di nuovo in calo, favorisce queste previsioni. “I tradizionali dati economici mensili stanno dipingendo un quadro sempre più preoccupante – dice Paul Diggle, Senior Economist di Aberdeen Standard Investments - Le vendite al dettaglio dell'Eurozona hanno subito una contrazione dell'1,3% su base mensile a luglio, mentre l’indice PMI composito è sceso ad agosto (pur rimanendo sopra i 50)”. Questi dati naturalmente incidono sulle proiezioni macroeconomiche della Bce. La precedente serie di proiezioni prevedeva una crescita del Pil negativa dell’8,7% nel 2020, che gli analisti ritengono ora troppo ottimistica alla luce dello stallo del rimbalzo. 

Il tema dell’inflazione è centrale per capire le dimensioni delle decisioni che verranno prese a Francoforte. Secondo Diggle, la previsione di inflazione dello 0,3% nel 2020 è la più realistica e indica un ulteriore stimolo di politica monetaria verso la fine dell'anno, quando la dotazione del QE inizierà a scarseggiare. Ma il vero tema per Dave Chappell (Senior Portfolio Manager di Columbia Threadneedle Investments) è il seguente: la Fed e le altre Banche centrali possono muoversi con politiche tali da generare i livelli di inflazione desiderati? L’evidenza dei fatti suggerisce che gli ostacoli strutturali alla crescita, insieme all’imponente eccesso di debito, rendono sempre più difficile fare pressione sui prezzi e aumentare le aspettative di inflazione. “Per questo motivo non abbiamo cambiato la nostra view secondo cui i rendimenti a lungo termine continuano a offrire le migliori opportunità”, conclude Chappell.

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