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Usa, tra ostacoli politici alla ripresa
e il rafforzamento della Fed

"Le proposte dei Repubblicani e dei Democratici sono simili e prevedono una spesa del valore di 1.000 miliardi di dollari". Il commento di  Stéphane Monier

Usa, l’euforia dei mercati non inganniPosta in gioco altissima ed esito aperto

Il presidente Donald Turmp e il candidato leader dell'oppozione Joe Biden

"Gli Stati Uniti hanno risposto rapidamente alla fase iniziale della pandemia, offrendo sostegno a lavoratori e imprese. Dal momento che questi primi programmi sono scaduti, l’incremento delle spese si sta dimostrando un fattore discriminate dal punto di vista politico in vista delle elezioni presidenziali". Il commento di Stéphane Monier, Chief Investment Officer, Banque Lombard Odier.

Un passo falso in ambito politico avrebbe conseguenze terribili per la ripresa economica degli Stati Uniti, provocando una reazione a catena sul resto del mondo.

In tutto il mondo la curva dei contagi è in calo ma la parte migliore della ripresa economica è già alle nostre spalle. Senza un vaccino, il virus continuerà a circolare, impedendo alle economie di raggiungere pienamente i livelli di attività riportati prima della pandemica. Pur avendo intrapreso una traiettoria in calo da inizio agosto, i tassi di contagio negli Stati Uniti continuano ad essere ancora elevati.

Tutte le economie stanno risentendo degli impatti della pandemia ma quella statunitense sta soffrendo particolarmente. I dati dell’ultima settimana di agosto hanno evidenziato l’incremento del numero di persone che richiedeva per la prima volta il sussidio di disoccupazione, salito di un altro milione di unità. Questo numero si aggiunge ai già 14,5 milioni e mezzo di disoccupati nel paese, portando il totale di americani che dal 20 marzo di quest'anno ha presentato domanda di disoccupazione a più di 58 milioni.

A marzo 2020, gli Stati Uniti hanno approvato un pacchetto da 3.000 miliardi di dollari, noto come il CARES Act, ovvero il più grande pacchetto di stimoli economici nella storia del paese, equivalente a un settimo del Pil del 2019, che è stato approvato anche senza troppi scontri politici.

Da allora, l'impatto del CARES Act è stato oggetto di dibattito tra Repubblicani e Democratici. La scorsa settimana il presidente Donald Trump ha affermato che un elemento, il “Paycheck Protection Program, (PPP)” ha salvato più di 50 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti. Quest’affermazione è stata contestata. Il PPP è scaduto l'8 agosto poiché non si è raggiunto un accordo per il sostegno offerto da questo programma a imprese e famiglie.

Dato il grado di dipendenza dell’economia statunitense dalla spesa per i consumi, qualsiasi impatto sui redditi derivante dalla pandemia, unito al calo del sostegno fiscale, potrebbe creare le condizioni per una doppia recessione. Qualsiasi accenno a un tale scenario avrebbe conseguenze che vanno ben oltre il rallentamento dell'economia statunitense, minando la ripresa globale.

Heals o Heroes?

A luglio il segretario del Tesoro statunitense Steve Mnuchin ha affermato che, nonostante le molte differenze, c'è “un accordo di massima” su un pacchetto di stimoli da 1.000 miliardi di dollar

Vista la polarizzazione del processo decisionale del Congresso degli Stati Uniti, i Democratici e i Repubblicani stanno discutendo su come dovrebbe essere un nuovo pacchetto di stimoli.

A maggio la Camera dei Rappresentanti ha approvato un pacchetto di spesa fiscale sponsorizzato dai Democratici, ovvero l’“Health and Economic Recovery Omnibus Emergency Solutions” o HEROES Act, da 3,4 trilioni di dollari, leggermente al di sopra della cifra stanziata dal CARES Act di marzo.

I democratici si sono offerti di tagliare tale somma per raggiungere un compromesso chiedendo ai repubblicani di raddoppiare i fondi stanziati dal loro pacchetto di aiuti, noto come l’“Health, Economic Assistance, Liability Protection, and Schools” o “HEALS”, al cui proposta iniziale è stata abbassata di 1.000 miliardi di dollari. 

L’HEROES Act propone un sussidio di disoccupazione di 600 dollari a settimana, somma identica a quella stanziata con il PPP prima dell’8 agosto. L’HEALS, al contrario, prevede un tetto di 200 dollari alla settimana, riflettendo la tesi del partito repubblicano secondo cui i disoccupati non dovrebbero ricevere un sussidio superiore allo stipendio dei lavoratori, altrimenti smetterebbero di cercare attivamente un impiego. Tuttavia, entrambi i pacchetti propongono la stessa gamma di indennità di disoccupazione una tantum, a partire da 1.200 dollari.

È probabile che si giunga un compromesso. I legislatori saranno spinti dai persistenti dati sulla disoccupazione appena due mesi prima delle elezioni presidenziali ed entrambe le proposte includono alcuni pagamenti continui, più assegni di stimolo, che sarebbero sufficienti a mantenere i redditi personali al di sopra dei livelli riportati prima della pandemia.

A luglio il segretario del Tesoro statunitense Steve Mnuchin ha affermato che, nonostante le molte differenze, c'è “un accordo di massima” su un pacchetto di stimoli da 1.000 miliardi di dollari, che include la distribuzione di sussidi di disoccupazione da 1.200 dollari e i tagli alle tasse sui salari richiesti dai repubblicani. Volendo guardare il lato positivo, un eventuale accordo che valga almeno 1.000 miliardi di dollari resta comunque una spesa significativa.

Tuttavia, visto che il Senato che si riunirà solamente il prossimo 8 settembre, dopo le festività del Labor Day, qualsiasi soluzione per l’attuale impasse dovrà attendere.

L’evoluzione della Fed

Le banche centrali sono state la chiave della risposta di successo alla pandemia in termini di sostegno al mercato tramite l'acquisto di asset e l'impegno a mantenere bassi i tassi di interesse.

Nel 1982 i banchieri centrali si sono riuniti a Jackson Hole, nel Wyoming per un meeting annuale, decidendo di cambiare la location dell’incontro. Si supponeva che la scelta fosse ricaduta su Jackson Hole per permettere a Paul Volcker, allora presidente della Federal Reserve, dedicarsi alla pesca.

Quest'anno non si son svolte attività legate alla pesca, in quanto l’incontro si è svolto virtualmente. Il 27 agosto l'attuale presidente della Fed, Jerome Powell, ha annunciato che la banca centrale avrebbe abbassato il proprio target di inflazione, lasciando che l'inflazione si attestasse in media sul 2% nel tempo. Per ora la Fed può permettersi che l’inflazione superi il 2%, sperando di rilanciare la crescita e di porre le basi per far sì che la continua spesa monetaria possa supportare l'economia.

Il cambiamento di rotta, promosso anche dalla Banca Centrale Europea, si presenta come una logica evoluzione della strategia della Fed, e apre la strada al mantenimento delle condizioni monetarie per tutto il tempo necessario per affrontare la recessione. Inoltre, anche l’impegni nel mantenere bassi i tassi di interesse fa sì che il anche il cambio dollaro-euro sia sotto pressione.

Le banche centrali dovranno continuare a modificare le loro politiche man mano che le economie ritornano alla normalità ma queste desidereranno anche evitare qualsiasi reintroduzione delle politiche di austerity introdotte a seguito della grande crisi finanziaria.

La gestione della pandemia da parte degli Stati Uniti terrà occupati gli storici in ambito politico e sociale per decenni. Nel frattempo, gli elettori saranno chiamati alle urne a novembre. Il rischio è che, dovendo affrontare la più grande crisi del nostro secolo, gli Stati Uniti posso essere rallentati, se non addirittura bloccati, dalla polarizzazione del loro sistema politico, danneggiando le prospettive delle economie globali. Ci aspettiamo assolutamente che venga raggiunto un compromesso politico che consenta una continua, seppur graduale, ripresa economica degli Stati Uniti.

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