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Didier Saint-Georges (Carmignac), “Ripresa fragile e disomogenea”

Secondo lo strategist è fondamentale mantenere portafogli azionari composti da convinzioni di lungo periodo a livello di singoli titoli, integrati da asset correlati a interventi di rilancio dell'economia. Ancora fiducia nei titoli growth

Didier Saint-Georges (Carmignac), “Ripresa fragile e disomogenea”

Didier Saint-Georges, Managing Director e Membro del Comitato di Investimento Strategico di Carmignac

La natura della crisi economica del 2020 rende temerario prevederne gli sviluppi. In particolare, la domanda che si è posto questa mattina Didier Saint-Georges, Managing Director e Membro del Comitato di Investimento Strategico di Carmignac in un evento online, è la seguente: i sostegni statali atipici forniti direttamente alle imprese e ai soggetti privati saranno sufficientemente prolungati per evitare un’accelerazione dei casi di default, in particolare tra le aziende di medie dimensioni, evento che potrebbe trascinare l’economia in una nuova recessione nel 2021? E quali scelte e circostanze potrebbero affrancare il mondo da dieci anni di stagnazione macroeconomica e di aspettative inflazionistiche al minimo? “Bisogna restare pronti a entrare nuovamente in azione con tutta la flessibilità richiesta in caso di necessità, poiché le leggi dell’evoluzione valgono per tutti, a cominciare dai gestori di asset – ha detto Saint-Georges - Nel frattempo, l’esigenza tassativa è quella di mantenere portafogli azionari composti da vere e proprie convinzioni di lungo periodo a livello di singoli titoli, integrati, per l’equilibrio della struttura di portafoglio nel suo complesso, da asset correlati agli interventi di ripresa economica, come il credito, e dai loro avatar  (squilibri di bilancio, creazione di moneta), come le miniere aurifere”.

Sta quindi iniziando una fase di attività economica fragile e molto disomogenea a livello globale, ma che beneficia del sostegno di numerosi stimoli fiscali e monetari, di cui le autorità potranno ridurre il flusso soltanto con molta cautela. E una delle incognite principali riguarda il futuro dei titoli growth, che per molti osservatori sono diventati pericolosi. Nel contesto di forte preoccupazione per la sicurezza sanitaria, alcuni segmenti del settore tecnologico hanno infatti registrato un aumento del loro vantaggio competitivo, mentre l’impennata del tasso medio di indebitamento delle imprese ha messo maggiormente in luce il buono stato di salute finanziaria delle società leader tecnologiche. “Contrariamente a ciò che le aveva caratterizzate in occasione della bolla internet di vent’anni fa – dice Saint-Georges - oggi i loro bilanci sono spesso estremamente solidi e la loro redditività è nettamente superiore alla media delle aziende quotate (in media oltre il 25% di margine operativo per i titoli tecnologici statunitensi, rispetto a meno del 10% dell’indice S&P500 con esclusione dei titoli tecnologici e finanziari)”.

Secondo lo strategist, poi, le valutazioni non sono eccessiva. Ed ecco la spiegazione. Il multiplo sui risultati del comparto dei titoli tecnologici dell’indice MSCI World presenta attualmente un premio di circa il 30% rispetto all’indice globale, fortemente in linea con la propria media storica degli ultimi 25 anni (premio del 25%) e nettamente inferiore al premio del 120% prevalente nel 1999-2000. C’è poi un altro elemento molto eloquente: il rapporto che mette a confronto il prezzo di un’azione con il tasso di crescita degli utili previsto a lungo termine, è oggi all’incirca lo stesso (compreso tra 2X e 2,5X) nel caso dei famosi “GAFAM” (Google Apple, Facebook, Amazon e Microsoft, ndr) rispetto al resto dell’indice S&P, situazione ben diversa rispetto a vent’anni fa. “Ne consegue che la netta sovraperformance dei titoli growth dall’inizio dell’anno, spesso appartenenti al settore tecnologico anche se non in modo esclusivo, non dovrebbe essere messa in discussione”, conclude Saint-Georges.

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