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Il senso di Buffett per il Giappone

Mentre il partito liberal democratico designa Yoshihde Suga alla successione di Abe, l'oracolo di Omaha investe 6 miliardi di dollari sul mercato azionario nipponico. Le prospettive sono all’insegna di valutazioni attraenti a fronte di prezzi bassi

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Il partito liberal democratico giapponese ha designato il 71enne Yoshihde Suga come successore di Shinzo Abe alla guida del Giappone. L’incarico formale avverrà con un atto parlamentare previsto per mercoledì prossimo, ma la notizia della candidatura di Suga, che è stato uno dei più stretti collaboratori di Abe, rasserena già i mercati in quanto è garanzia di continuità nella politica economica del premier uscente. Intanto, nelle ultime settimane, Warren Buffett ha investito circa 6 miliardi di dollari sul mercato azionario giapponese tramite la sua holding Berkshire Hathaway. Una mossa che, insieme al passaggio di consegna tra Abe e Suga, sta catturando l’attenzione degli operatori di mercato circa le prospettive e le opportunità offerte dal mercato nipponico. “L’interesse per il Giappone nasce da valutazioni attraenti, da un cambio di strategia manageriale e da una struttura finanziaria solida da parte delle aziende nipponiche”, spiega Giovanni Buffa, Portfolio Manager di AcomeA Sgr. Oggi, infatti, le aziende giapponesi producono più utili a fronte di prezzi di mercato più bassi. Nel 1989, nel pieno della bolla, l’indice TOPIX scambiava a 2.600, mentre le aziende producevano meno di 50 trilioni di yen in termini di EBIT. Nel 2007, prima della crisi finanziaria, con il TOPIX a 1.800, le aziende nipponiche riportavano utili lordi per circa 55 trilioni di yen. “Da un punto di vista fondamentale dunque il mercato azionario giapponese presenta notevoli opportunità oggi”, dice Buffa, che ritiene che un altro aspetto particolarmente positivo è stato il cambio di paradigma in termini di cultura manageriale adottato nell’ultimo decennio dalle aziende giapponesi. “La nuova strategia ha previsto una maggiore concentrazione produttiva verso i core-business delle aziende – dice lo strategist - Se da un lato questo cambio di rotta ha portato a una riduzione del fatturato complessivo, dall’altro ha sensibilmente migliorato i margini operativi delle aziende rendendole così più profittevoli”.

Un altro fattore rilevante è che il mercato giapponese è ricco di aziende che detengono molto cash e si trovano in una situazione finanziaria abbastanza solida. In conclusione, l’opinione degli strategist è che il Giappone rappresenta oggi un mercato azionario resiliente con fondamentali solidi, stabili dividend yield e che si distanzia dagli eccessi di euforia visti altrove. “Negli ultimi dieci anni, resilienza e costanza sono state le caratteristiche distintive del mercato azionario giapponese”, conferma Archibald Ciganer, gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV – Japanese Equity. Che conclude: “Queste qualità, e la grande scorta di liquidità delle società nipponiche, dovrebbero assicurare un ‘soft landing’ al Giappone nel breve termine e favorire un potenziale successivo recupero”.

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