Accordi bilaterali

L’Ue avvia la procedura sull’alluminio contro Pechino

Indagine anti dumping su estrusi e laminati, dopo l’intesa di ieri sulla protezione delle eccellenze alimentari, che ha messo sotto tutela cento prodotti, di cui il 25% made in Italy

L'alluminio è sostenibile anche per il leader delle lattine

Mentre si teneva ieri l'incontro in videoconferenza tra il presidente cinese Xi Jinping e i vertici delle istituzioni Ue (Charles Michel per il Consiglio Europeo, Ursula von der Leyen per la Commissione e Angela Merkel per il Consiglio Ue), l’Unione europea avviava indagini e procedure antidumping sulle esportazioni di Pechino di estrusi e laminati di alluminio. "Qualora l'indagine confermasse l'esistenza di pratiche di dumping, potrebbero essere istituiti dazi sulle importazioni dalla Cina già dal marzo 2021", è stato il commento di Mario Conserva, Segretario Generale della Federation of aluminium consumers in Europe (Face), che da vent'anni rappresenta gli interessi dei trasformatori e degli utilizzatori di alluminio nell'Unione europea. L’alluminio riveste un ruolo importante nelle relazioni sino-europee. La Cina ha infatti portato avanti per anni una politica di sovracapacità produttiva, che ha progressivamente indebolito il settore manifatturiero europeo. Secondo la Face, nel corso degli ultimi 18-20 anni l'importazione in Europa di semiprodotti di alluminio è cresciuto da 20 a 50 volte, “in massima parte in condizioni di dumping dalla Cina, come dimostrato dalle registrazioni e dai monitoraggi eseguiti", ha detto Conserva.

Sembra che l’Unione europea abbia deciso di fare chiarezza nelle relazioni bilaterali con Pechino. Anche il vertice di ieri è sfociato in un accordo concreto sulla protezione delle eccellenze alimentari, che entrerà in vigore probabilmente all’inizio del 2021 dopo l’approvazione del Parlamento europeo e l’adozione da parte del Consiglio. L’accordo comprende una lista di cento tra marchi e nomi protetti e a prova di imitazione. Di questi, ben 26 sono italiani (dal Grana Padano al prosciutto di Parma, dalla bresaola al Bardolino) e rappresentano la quota più importante dei prodotti sotto tutela, seguita dai prodotti alimentari francesi (25). E ciò significa che il ‘made in Italy’ rappresenta un quarto del patrimonio alimentare che la Cina si impegna a tutelare. Cento anche i prodotti made in China (tra riso, thé e spezie) che saranno tutelati da frodi e imitazioni nel mercato comunitario.

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