Smart working

Martini (Azimut): lavoro in ufficio? Non è un dogma, contano obiettivi

Per l’amministratore delegato e dg di Azimut Holding, il concetto che il dipendente debba timbrare ogni giorno il cartellino alle 9 e alle 18 è ormai superato

Martini (Azimut): lavoro in ufficio? non è un dogma, contano gli obiettivi

Paolo Martini, amministratore delegato e dg di Azimut Holding

Quanti cambiamenti profondi nelle grandi reti di cf nel dopo lookdown. Azimut per esempio è a buon punto nella “rivoluzione smart working”. Ne parliamo con Paolo Martini, amministratore delegato e dg di Azimut Holding, vice presidente di Azimut Capital Management e presidente di Azimut Libera Impresa Sgr.

D. Martini, smart working sì o no in casa Azimut?

R. Smartworking sì e spiego la scelta. È ormai superato il concetto che il dipendente debba timbrare ogni giorno il cartellino alle 9 e alle 18. Ormai siamo sempre più interconnessi e quindi il luogo fisico ha meno rilevanza di prima, senza contare che oggi la presenza in ufficio non è un valore in sé mentre quello che è invece premiante è il raggiungere i propri obiettivi indipendentemente da dove si svolga il proprio lavoro e in orari fissi.

D. Siete per lo smart working dei vostri dipendenti 5 giorni su 5?

R. No, questo no. È sbagliato pensare di lavorare solo nella propria casa davanti a un pc tutto il giorno, nel medio e lungo periodo rischia di diventare una esperienza alienante e insopportabile. Nel mix casa-ufficio a nostro avviso risiede la soluzione ideale. A seconda delle singole necessità e caratteristiche la persona potrà stare per esempio, tre giorni in ufficio e due a casa, ognuno potrà gestire il suo tempo come crede comunicando all’azienda la sua scelta: sarà realizzato un tool informatico che aiuterà a prenotare la propria presenza in sede con un proprio desk.

D. Come sarà rinnovata la vostra sede di via Cusani 4?

R. Stiamo effettuando una ristrutturazione profonda dell’organizzazione degli spazi che sarà ultimata entro la fine dell’anno. Ci saranno meno persone di prima in sede contemporaneamente: abbiamo investito in tecnologia, potenziato la potenza di connessione e la dotazione di pc, moltiplicato per tre le sale meeting. Si verrà in sede ma in maniera finalizzata e prenotando per tempo il proprio spazio. Naturalmente ci sono alcuni lavori che non possono essere fatti a distanza.

D. Questa rivoluzione interesserà anche i consulenti finanziari?

R. È una rivoluzione che non li riguarda per dna. Il cf lavora in smart working da sempre, il bravo consulente ha come suo ufficio il mondo: lavora in casa, in macchina, si reca dove indicato dal cliente, aiutato in questo da ipad e pc portatili. Certo la pandemia farà fare ulteriori riflessioni ai consulenti finanziari sull’opportunità di mantenere uffici personali e in condivisione con altri colleghi, che in alcuni casi sono anche molto costosi. Tra qualche anno il concetto di ufficio tradizionale sarà probabilmente sorpassato dagli eventi. Sarà un luogo di incontro con i clienti o per fare eventi, sarà utilizzato on demand in una logica quasi di clubhouse, che consentirà anche di fare networking con professionisti operanti in altri business.

D. Con la conclusione del lockdown i vostri consulenti finanziari sono tornati a incontrare i clienti?

R. Certo, i cf hanno la libertà di incontrare i clienti naturalmente rispettando le regole esistenti, come il distanziamento sociale e indossando la mascherina al chiuso. Tutti siamo diventati più tecnologici e questo permette di risparmiare tempo e denaro.

Intervista tratta dal numero di settembre di Investire.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo