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L'Eurozona sta guarendo dal COVID-19

S&P Global Ratings rivede al rialzo le previsioni per l’Europa, che archivierà il 2020 con una perdita del Pil del 7,4%. In crescita del 6,1% il prodotto nel 2021

Frena il Pil dell’Eurozona, ma anche il resto del mondo zoppica

L'economia dell'Eurozona si è ripresa più rapidamente del previsto dalla prima ondata di Covid-19. Per questo motivo S&P Global Ratings ha rivisto al rialzo le sue stime di giugno e indica oggi un Pil per l’area euro in calo del 7,4% nel 2020 e un rimbalzo del 6,1% nel 2021. Per quanto riguarda l’Italia, l’agenzia di rating ha rivisto le previsioni da -9,5% a -8,9% nel 2020 e da +5,3% a +6,4% nel 2021. In leggero miglioramento anche le aspettative di disoccupazione che – secondo l'agenzia di rating - raggiungeranno il picco del 9,1% nel 2021. “Dopo aver vissuto la peggiore recessione dalla seconda guerra mondiale, la ripresa economica dell'Eurozona è stata sorprendentemente veloce – scrivono in un report gli economisti Marion Amiot, Sylvain Broyer e Sarah Limbach. Ma quali sono nel dettaglio gli elementi alla base di questa revisione? Come è scritto nel report, i dati mensili e ad alta frequenza hanno evidenziato con chiarezza che non appena i blocchi alla mobilità attuati dai governi sono stati revocati, i consumatori sono stati pronti a uscire di casa e a spendere dando il via alla ripresa della produzione industriale e dell'attività edilizia. “A luglio le vendite al dettaglio avevano già superato quelle di un anno prima dello 0,6 per cento - scrivono gli strategist – E oggi la maggior parte delle economie europee opera intorno al 5% al di sotto dei livelli pre-COVID-19”.

Nel report si sottolinea però che l'Eurozona sta entrando in un difficile periodo di transizione dal graduale sostegno del governo all'attuazione del programma di riforma economica dell'Ue. “Liquidità, comportamento delle famiglie e domanda interna saranno cruciali per consentire all'economia europea di percorrere per tempo questa transizione, e qualcosa potrebbe andare storto lungo la strada”, dicono gli strategist. Le incognite ovviamente sono rappresentate dai blocchi produttivi: l’analisi degli ultimi due trimestri suggerisce che un mese di blocco generale ha causato una perdita del Pil del 3,8% per l'intero anno. “È ragionevole supporre che le perdite aziendali causate da un ipotetico secondo blocco richiederebbero più tempo per invertire la rotta rispetto al primo blocco, e questo perché un nuovo blocco testerebbe ancora di più la resistenza delle piccole e medie imprese”, concludono gli strategist.

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