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L’azionario Usa deve l'8% della sua performance alle Big Tech

"Gli investitori dovrebbero monitorare se verranno intraprese azioni normative decisive contro i giganti del tech. Il loro peso nel benchmark impatterebbe sui ritorni del mercato Usa". Il commento di Sean Markowicz

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"Le principali aziende tech statunitensi – Apple, Microsoft, Amazon, Facebook e Google (Alphabet) – note come FAMAG, sono crollate all'inizio del mese, dopo aver sovralimentato il mercato azionario statunitense dalla fase più profonda della pandemia a marzo". Il commento di Sean Markowicz, strategist, research and analytics di Schroders

Queste aziende “superstar” hanno ampiamente beneficiato della crisi, dato che molte persone si sono affidate alla tecnologia per lavorare e fare acquisti da casa. Tuttavia, il loro crescente dominio sta sollevando preoccupazioni riguardo alla composizione del mercato azionario Usa e alla sostenibilità del rally del tech

Le Big Tech stanno sostenendo il mercato azionario

Con Apple che è diventata in poco tempo la prima azienda statunitense a essere valutata 2.000 miliardi di dollari, sempre più investitori stanno guardando con attenzione all'impatto del settore tecnologico sui rendimenti del mercato.

Al 14 settembre, l’S&P 500 era in rialzo del 6% quest’anno, mentre le FAMAG nel complesso registravano un +42%. Escludendo le Big Tech, i rendimenti dell’indice crollano a -2%. In altre parole, l’azionario Usa avrebbe avuto performance dell’8% più basse quest’anno senza le FAMAG (o dell’11% se misurato nel momento di picco del 2 settembre). Ciò dimostra quanto siano diventate importanti queste aziende.

Il mercato Usa è sempre più concentrato

Tra i motivi per cui queste aziende sono diventate così influenti vi è il fatto che hanno un peso maggiore all’interno dell’indice. La corsa degli investitori verso il segmento tech di quest’anno ha spinto il peso delle FAMAG nell’indice S&P 500 al record del 25%, più del doppio rispetto a cinque anni fa.

Ciò significa che le performance delle FAMAG impatteranno chiaramente sulle performance del mercato in generale, più di quanto farebbe un’azienda più piccola. Per esempio, ipotizziamo che le FAMAG perdano il 10% in aggregato. Ciò farebbe sì che le restanti 497 azioni dell’S&P 500 dovrebbero salire di almeno il 3,3% affinché il livello dell’indice resti al livello attuale.

Un dominio senza precedenti per un singolo settore

I cinque maggiori membri dell’S&P 500 sono oggi tutti esponenti del settore tech. L’ultima volta che il mercato azionario Usa è stato così concentrato è stato alla fine degli anni ’60. Non è inusuale che il mercato sia concentrato; a essere strano è il fatto che le cinque principali aziende siano parte dello stesso settore, quello tech. Questa mancanza di diversificazione non dovrebbe essere presa alla leggera. Qualsiasi cambiamento nel sentiment sul tech può avere un impatto spropositato sul mercato, come già successo.

Il dominio delle Big Tech e i profitti delle aziende

Le valutazioni sui mercati azionari stanno quindi facendo suonare un campanello di allarme? È questa la domanda che si sono posti gli investitori alla vigilia della bolla delle dotcom nel 1999. Tuttavia, il paragone tra le dotcom e la situazione attuale è spesso troppo semplificato: si ignora il fatto che molte società di internet in rapida crescita nel 1999 non generavano profitti o flussi di cassa significativi.

Al contrario, i giganti del tech oggi sono molto profittevoli, contando per il 15% degli utili dell’S&P 500 a 12 mesi e per una quota ancora più elevata degli utili previsti, ad esempio il 20% degli utili previsti per il 2023. Se soppesati con la loro capitalizzazione di mercato del 23%, che riflette gli utili futuri, le loro valutazioni non sembrano più così estreme. 

Le Big Tech hanno aumentato la loro presenza politica

Davanti alla minaccia di un’azione normativa che limitasse il loro dominio sui mercati, Amazon, Facebook, Apple e Google (Alphabet) stanno spendendo milioni di dollari all’anno per cercare di influenzare le autorità e i politici su questioni di policy, dalla privacy dei dati, alle questioni fiscali.

Per esempio, secondo il Centre for Responsive Politics, Amazon e Facebook hanno speso un record di 17 milioni di dollari ciascuno nel 2019, più di qualsiasi altra società statunitense, anche se tale fenomeno non riguarda soltanto il tech.

In una recente intervista a Bloomberg, il presidente dello Us House Antitrust panel, che sta investigando su Amazon, Facebook, Apple e Google, ha affermato che queste aziende stavano abusando del loro potere di mercato per mantenere il loro dominio nell’industria. Il presidente è stato critico nei confronti dei risultati ottenuti dal governo nella lotta ai comportamenti anticoncorrenziali, come l'acquisizione di Instagram da parte di Facebook.

Gli investitori dovrebbero quindi monitorare se verranno intraprese azioni normative decisive contro i giganti del tech. Dato il loro elevato peso nel benchmark, ciò potrebbe impattare sui ritorni del mercato Usa più in generale. Più un portafoglio riflette la composizione del benchmark, maggiori sono i rischi. Le strategie passive sono quindi le più esposte.

Le Big Tech sono diventate sempre più influenti, attraverso la concentrazione nell’indice, la performance dei prezzi dei titoli azionari, la generazione di utili e il denaro speso in lobbying. Gli investitori dovrebbero quanto meno essere consapevoli dei rischi che si stanno assumendo, se sono a loro agio nell’assumersi tali rischi e se stanno ottenendo un compenso equo in tal senso.

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