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Elezioni Usa

Villa (Intermonte), “Per l’Italia le principali variabili in gioco sono quelle dei tassi di interesse e dei cambi valutari”

Timori per un periodo di incertezza collegato a possibili ricorsi legali e richieste di riconteggi. Un indebolimento del biglietto verde sarebbe una cattiva notizia per alcuni settori esportatori e con la base dei costi in euro, come i titoli del lusso e alcuni industriali

Villa (Intermonte), “Per l’Italia le principali variabili in gioco sono quelle dei tassi di interesse e dei cambi valutari”

Alberto Villa, Responsabile della ricerca azionaria di Intermonte

Non sono due, ma tre i possibili risultati delle elezioni presidenziali americane del 3 novembre. La conferma di Donald Trump o la vittoria del democratico Joe Biden sono i più ovvi. E poi c’è un terzo scenario senza un chiaro vincitore, che potrebbe portare a un periodo di incertezza collegato ai possibili ricorsi legali e richieste di riconteggi, come accadde nel 2000 nel caso di Al Gore verso George W Bush. “Non dimentichiamo infatti che quest’anno l’incidenza del voto via mail sarà particolarmente elevata. E questa circostanza potrebbe essere di forte disturbo per i mercati”, spiega Alberto Villa, Responsabile della ricerca azionaria di Intermonte. I mercati ovviamente temono sopra ogni cosa l’incertezza e auspicano una vittoria priva di strascichi giudiziari o istituzionali. Ma quale sarebbe la soluzione più market friendly? “In caso di vittoria di Trump, i mercati, almeno nel breve, potrebbero reagire positivamente grazie alla continuità e all’attesa di politiche di stimolo fiscale viste con favore dai mercati - dice Villa. Che aggiunge: "La vittoria di Biden aprirebbe una fase di maggiore incertezza con alcuni punti del suo programma, soprattutto in tema di tassazione, che potrebbero spaventare gli investitori”.

Ma l'esito delle elezioni avrebbe qualche impatto diretto per l’economia italiana, e quale? “In realtà non vediamo grossi impatti diretti dalle elezioni presidenziali americane per quanto riguarda specificatamente l’Italia”, afferma Villa. Che spiega: “Ciò che conta è quello che faranno la Fed e la Bce. La Fed ha infatti tirato il freno nelle ultime settimane sull’espansione del bilancio in attesa di azioni più incisive da parte del Parlamento Usa, che difficilmente a questo punto potranno arrivare prima delle elezioni di inizio novembre”. In ogni caso è necessario distinguere tra impatti legati alle variabili macro e impatti più diretti di società che hanno elevata esposizione agli Usa. Le principali variabili macro in gioco sono quelle dei tassi di interesse e dei cambi valutari. “Trump vede con favore un dollaro debole per favorire le imprese americane – dice Villa – E un indebolimento del biglietto verde sarebbe una cattiva notizia per alcuni settori esportatori e con la base dei costi in euro, come i titoli del lusso ed alcuni titoli industriali”. Passando in rassegna i titoli quotati in Italia con elevata esposizione agli Stati Uniti spiccano società industriali come FCA, CNHI, Leonardo, Buzzi, Interpump. Ma a compensazione – come spiega Villa - ci sono le società del segmento lusso, inclusa Ferrari, e alcuni titoli consumer, come Autogrill e De’ Longhi, per i quali le politiche di Trump - che favoriscono detassazioni generalizzate e non mirate a scapito di spese per il welfare - sono da considerarsi più favorevoli.

I piani di Biden sono invece rivolti a investimenti a favore della transizione energetica e di una maggiore copertura sanitaria a vantaggio dei titoli esposti alle energie rinnovabili, “anche se l’esposizione a queste tematiche in Usa di titoli quotati in Italia rimane limitata”, dice lo strategist. Quanto al settore auto, una vittoria di Biden potrebbe accelerare la spinta verso veicoli meno inquinanti come durante la presidenza Obama. FCA genera una fetta consistente dei risultati di gruppo in Usa e nei segmenti SUV e veicoli commerciali leggeri con brand come Jeep e RAM. “Limitazioni alle emissioni molto stringenti potrebbero rappresentare un elemento negativo da non sottovalutare – dice Villa - Così come potenziali tagli alle spese militari potrebbero impattare negativamente Leonardo, che genera circa il 30% dei ricavi in Usa”. Per quanto riguarda CNHI, invece, un minore livello di tensione e di dazi sulle derrate agricole tra USA e Cina potrebbe rappresentare un’opportunità con un miglioramento della profittabilità degli agricoltori americani e conseguentemente della domanda di macchinari come trattori e trebbiatrici. “Quanto ad Autogrill, che è esposta al traffico aereo negli Stati Uniti, il fattore chiave rimane una rapida soluzione della crisi sanitaria in corso”, aggiunge Villa. Per concludere, in caso di vittoria di Biden, il suggerimento di Villa è quindi scegliere titoli e settori con una buona visibilità sulle dinamiche reddituali e sui dividendi e, possibilmente, un’esposizione alle tematiche ambientali che attireranno molti flussi di investimento anche nei prossimi mesi. “Tra questi vediamo bene utility come Snam, Italgas, Iren e A2A". Una vittoria di Trump - secondo Villa - potrebbe invece portare benzina nel motore delle aziende esposte ai consumi e ai settori industriali mettendo in luce aziende come FCA, Leonardo, Ferrari, Buzzi e Interpump. In ogni caso una buona regola rimane quella di mantenere un appropriato livello di diversificazione. “Come detto all’inizio il rischio maggiore è non avere un chiaro vincitore e di finire in balia dell’incertezza. Un ruolo chiave rimane quello che verrà svolto dalla FED, vero punto di riferimento per gli investitori, e che pensiamo cercherà di mantenere elevato il livello di supporto e di liquidità”, conclude Villa.

 

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