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Politica monetaria

Probo (Consultique), “Sull’inflazione pesano le dinamiche secolari”

Christine Lagarde ha aperto il dibattito su un’ampia revisione dell’obiettivo sulla scia della Federal Reserve. Ma anche il target sembra lontano, e le aspettative a medio termine non vanno oltre l’1,2 per cento

Coronavirus, Lagarde: "Calati i rischi di crisi finanziaria"

Christine Lagarde, presidente della Bce

Il dibattito sulla revisione degli obiettivi di politica monetaria della Bce è oggetto di discussione ormai da un anno, ma lo scoppio della pandemia ha spostato i lavori probabilmente al settembre 2021. Gli argomenti sul tavolo sono diversi, alcuni più tecnici, come la maggiore inclusione dei prezzi delle case occupate dai proprietari all’interno dell’indice dei prezzi, altri più legati alla trasparenza negli obiettivi e alla capacità di comunicare della Banca centrale. Su questo tema chiaramente si valuta la possibilità che la Bce possa seguire la Federal Reserve nell’adottare una strategia più accomodante e le recenti parole della presidente Christine Lagarde (“per sostenere le aspettative di inflazione, dobbiamo garantire che il nostro obiettivo sia percepito come simmetrico dal pubblico”), pur non rappresentando conclusioni, sembrano essere orientate verso quell’obiettivo. L’annuncio non è stato accolto con particolare calore. Ma la valutazione degli strategist è nel complesso positiva. “Su questo punto si dovrebbe tuttavia tenere in considerazione che pur mancando una formalizzazione esplicita dell’approccio simmetrico, l’azione del precedente presidente Mario Draghi sembrava nei fatti essere mossa da quel principio – afferma Rocco Probo, analista di Consultique (società di consulenza finanziaria) - La revisione, ad ogni modo, aumenterebbe la trasparenza nella condotta della politica monetaria da parte dell’istituzione”.

Ma quali sarebbero gli eventuali rischi nel darsi un obiettivo più elastico nel target di inflazione? “Nella valutazione delle conseguenze derivanti da questa formulazione sarà necessario pesare da un lato il rischio di una possibile crescita dell’inflazione derivante dall’adozione di una diversa formulazione dell’obiettivo, e dall’altro il rischio che la Bce perda la propria credibilità nei confronti del pubblico, mancando ancora per lungo tempo il suo obiettivo di inflazione”, spiega Probo. Quest’ultimo rischio “di immagine” è, secondo l’analista, sicuramente maggiore considerando anche i valori delle aspettative di inflazione a medio termine misurate dal mercato, che oscillano attualmente attorno all’1,2%, sono sensibilmente distanti dall’obiettivo.

Detto ciò, secondo Probo, non si può nascondere un ulteriore rischio legato al fatto che la revisione degli obiettivi della politica monetaria venga fraintesa dal pubblico, che potrebbe essere portato a vedere nella Bce l’attore di ultima istanza anche per la risoluzione di problemi non strettamente monetari. Come ci ricorda lo strategist, l’andamento dell’inflazione è infatti influenzato anche da dinamiche definite secolari (come l’invecchiamento della popolazione, o la transizione tecnologica) sulle quali i Governi e le politiche fiscali, attraverso piani di stimolo della domanda, potrebbero essere maggiormente efficaci rispetto alle politiche monetarie non convenzionali finora utilizzate. “Lo scarso successo delle politiche monetarie in questi ultimi anni ne hanno evidenziato i limiti in un contesto di stagnazione secolare”, afferma Probo. La trasformazione tecnologica ne è un esempio: oltre ad abbassare il costo di produzione dei beni, l’automazione è un freno anche a una crescita salariale delle fasce medio-basse della popolazione, tutte dinamiche sulle quali la politica monetaria rischia di avere armi spuntate. “Proprio per questa ragione, anche con una revisione degli obiettivi, le probabilità di raggiungere i target di inflazione rischiano di essere bassi in assenza di un maggior coordinamento tra politiche monetarie e politiche fiscali“, conclude Probo.

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