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Titoli di Stato

Fontanesi (AcomeA), “L’Italia avrà meno ripercussioni in caso di seconda ondata pandemica”

I tassi decennali scendono ai minimi dal 2019. Secondo il portfolio manager, il nostro Paese raccoglie i frutti di una gestione prudente della pandemia. Inoltre potrebbe archiviare la fase pandemica con un deficit annuale in area 10% contro una media del 15-20%

Venerdì 2 ottobre il differenziale del Btp-Bund è sceso a 136 punti - che corrisponde a meno della metà del valore toccato al culmine della pandemia di primavera - rivedendo così il livello più basso dallo scorso febbraio. Anche il rendimento del decennale italiano ha rivisto i minimi da febbraio scendendo fino a quota 0,8 per cento. In un contesto di ripresa economica debole e tutto sommato appesa ai bollettini sanitari, e soprattutto con prospettive di nuove restrizioni alla libertà di movimento e di impresa in ottica di contenimento dei contagi da Covid-19, il restringimento dello spread può apparire stupefacente. Ma, secondo Vittorio Fontanesi, Portfolio Manager mercati obbligazionari di AcomeA SGR, ci sono solide ragioni a supporto di questo movimento, che potrebbe trovare conferme anche nei prossimi mesi. “L’Italia è rimasto negli ultimi sei anni uno dei pochi Paesi occidentali a garantire rendimenti positivi: anche il decennale spagnolo è scivolato quasi in territorio negativo - spiega Fontanesi - Da questo punto di vista quindi il Btp offre un vantaggio positivo agli investitori di lungo periodo”. Il segno positivo del rendimento del decennale italiano è quindi un innegabile vantaggio per le scelte di portafoglio degli investitori e rappresenta un forte fattore di supporto del Btp rispetto ad altri titoli governativi.

Ma ci sono altre ragioni che spiegano questa riduzione della forbice. “L’incredibile rally nasce soprattutto dalla grandissima risposta della Bce alla pandemia rappresentata dal varo del Pepp (Pandemic Emergency Purchase Programme), che ha previsto l’acquisto di titoli per 750 miliardi di euro e che si protrarrà fino a fine anno – spiega Fontanesi – Questo strumento ha supportato soprattutto i Paesi che hanno sofferto di più per l’emergenza pandemica”. L’Italia è stata uno dei Paesi più colpiti, ma non l’unico. Il vantaggio competitivo, secondo lo strategist, è rappresentato quindi da un terzo fattore non strettamente tecnico che sta emergendo proprio in questi giorni. “L’Italia è considerata da tutti un caso di studio per come ha gestito bene la pandemia – conferma Fontanesi - L’idea che circola nei mercati quindi è che avremo meno ripercussioni sull’economia rispetto anche a un'eventuale seconda ondata di contagi”. A supporto di questa tesi c’è un fattore strutturale dell’economia italiana, rappresentato dalla sua forte componente manifatturiera rispetto alla maggior parte delle altre economie occidentali, più sbilanciate nei servizi e terziario, che ora stanno soffrendo molto. Se la manifattura italiana sta dando una spinta importante, non passa inosservato il fatto che, in questa fase eccezionale, l’Italia è in assoluto il Paese che si sta indebitando di meno. “Per contenere il debito pubblico l’Italia ha fatto politiche fiscali molto più piccole rispetto ad altri Paesi”, dice Fontanesi. Che conclude: ”Alla fine di questo periodo, tutti i Paesi occidentali avranno un deficit annuale tra il 15 e il 20%, mentre quello italiano si fermerà al 10 per cento”.

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