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L’euro si conferma la modalità "long"

Secondo Lombard Odier proseguirà l’apprezzamento della moneta unica, ma una serie di rischi suggeriscono un rallentamento del ritmo, almeno nel breve termine

L’economia Ue va male, la Bce pensa a rifinanziarla

I dati sui Pmi (Purchasing managers index) servizi di settembre hanno fatto recuperare terreno all’euro nei confronti sia del dollaro sia dello yen. Ma il clima di fondo resta in modalità 'risk on'. I mercati sono infatti tutti rivolti ai bollettini medici del presidente Usa Donald Trump ricoverato lo scorso weekend nell’ospedale militare Walter Reed. In ogni caso, come mette in evidenza il team di analisi di Lombard Odier, ci sono tendenze di lungo periodo da considerare per analizzare il cross euro/dollaro. Per cominciare va detto che da fine maggio a giovedì scorso (prima della malattia di Trump) la performance del cambio euro-dollaro è stata una delle migliori in assoluto, con un incremento del 10%. E, secondo gli strategist di Lombard Odier, c’è ancora un potenziale di rialzo, anche se il ritmo dei rendimenti potrebbe rallentare, almeno nel breve termine. Vediamo le ragioni. “Innanzitutto - spiega Vasileios Gkionakis, Head of FX Strategy di Banque Lombard Odier - l'apprezzamento dell'euro è stato in gran parte determinato dal deprezzamento del dollaro. E quest’ultimo non ha ancora fatto il suo corso, in quanto il dollaro ponderato per il commercio continua a essere sottovalutato e soggetto a ulteriori ribassi a causa della politica dei tassi di interesse “low for longer” della Fed e delle aspettative legate alla ripresa della crescita globale”. In particolare, il crollo dei rendimenti reali statunitensi è stata una forte fonte di sostegno per il cambio EUR-USD ed è improbabile che questo sostegno venga meno nel brevissimo periodo, dato il cambiamento nella politica monetaria della Fed per quanto riguarda il target di inflazione medio.

Una seconda circostanza favorevole alla valuta europea è l'accordo sul Recovery Fund che, secondo gli strategist, rappresenta un netto passo avanti verso una maggiore integrazione nell’Unione, che riduce di fatto il premio di rischio di ridenominazione. “Nonostante sia improbabile che ciò si manifesti sotto forma di forti rally per il cambio EUR-USD a breve termine, questo potrebbe comunque tradursi in un sostegno a medio e lungo termine attraverso un miglioramento del sentiment e una graduale ripresa dei flussi", è il commento di Gkionakis. Che conclude: “Nel complesso, manteniamo una visione costruttiva sull’euro, ma ci aspettiamo che il ritmo dei rendimenti sia moderato”.

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