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La Fed semina inflazione, ma i frutti potrebbero essere nocivi per gli Emergenti

Secondo Rees (Schroders), i tassi di interesse costantemente bassi innescheranno una caccia ai rendimenti verso gli EM, che potrebbe preparare il terreno a crisi future

mercati emergenti

L’adozione di un target di inflazione medio (Average Inflation Targenting, AIT) da parte della Federal Reserve garantisce che le politiche monetarie rimarranno accomodanti per un periodo di tempo più lungo di quanto sarebbe altrimenti avvenuto. Ma quali saranno le ripercussioni sui Mercati Emergenti? Secondo David Rees, Senior Emerging Markets Economist di Schroders, l’impatto sarà significativo e non andrà in un'unica direzione: l’Ait potrebbe infatti dare una spinta ai Mercati Emergenti nel breve termine, ma nel lungo termine potrebbe preparare il terreno per crisi future. Vediamo la ragione. Come spiega Rees, nel breve termine il nuovo approccio potrebbe generare in una maggiore domanda per l’export emergente. Infatti, l’AIT implica che le autorità statunitensi cercheranno attivamente di generare domanda in eccesso per stimolare una maggiore inflazione. “Vi sarà una crescita economica più elevata, che a sua volta alimenterà la domanda di importazioni degli Usa a beneficio dei partner commerciali, e la spinta verrebbe sentita in particolare dall’Asia e dal Messico, a cui è riconducibile una parte significativa del valore aggiunto nei beni importati”, spiega Rees. Il secondo aspetto, forse ancora più importante, è che i tassi di interesse costantemente bassi innescheranno probabilmente una "caccia ai rendimenti" verso i Mercati Emergenti. Un ultimo elemento a favore è che i flussi di capitale a breve termine verso gli emergenti storicamente accelerano con il diminuire dei rendimenti dei Treasury. “E sono proprio questi incrementi nei flussi commerciali e di capitale che portano il dollaro a indebolirsi, cosa che rappresenta spesso un segnale positivo per i gli asset degli EM”, spiega Rees.

Tuttavia, se consideriamo un orizzonte più lungo, c’è il rischio che i flussi di capitale verso i Mercati Emergenti possano generare un accumulo di disequilibri, che nel lungo termine preparerebbero il terreno per crisi future. “Infatti, il rovescio della medaglia degli afflussi di capitale saranno probabilmente deficit delle partite correnti più ampi nei Paesi che hanno politiche accomodanti e un’offerta domestica debole”, spiega Rees. I mercati a un certo punto potrebbero preoccuparsi che la Fed inasprisca le politiche in modo aggressivo per impedire il radicarsi di aspettative di inflazione molto elevate. In questo scenario, come spiega lo strategist, le economie che utilizzano finanziamenti a breve termine per sostenere ampi deficit delle partite correnti sarebbero esposte all’improvviso arresto dei flussi di capitale. Questa dinamica è stata spesso all’origine delle crisi nei Mercati Emergenti. “I flussi di denaro facile verso i Paesi emergenti hanno invariabilmente portato alcuni emittenti ad esagerare, ponendo le basi per successivi default”, afferma Rees. L’esempio più recente è quello dell’Argentina, dove il Governo ha potuto emettere un’enorme quantità di debito in valuta straniera nel 2017, che tre anni dopo ha provocato un default e la recente ristrutturazione. “La conclusione è che, anche se l’AIT potrebbe generare un’ondata di liquidità che farà salire tutti gli asset emergenti, gli investitori dovrebbero fare attenzione a non rimanerne sommersi”, conclude Rees.

 

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