finanza sostenibile

Neuberger Berman entra nel Pri Leaders Group 2020 con una A+

Nel 2020 (anno dedicato al reporting climatico) la designazione di Pri leader ha compreso, oltre gli asset owner, anche le società di asset management. L'aggiudicazione del puneggio più alto ricosce gli sforzi nell’implementazione dei principi Esg

Jonathan Bailey, head of Esg investing di Neuberger Berman

Jonathan Bailey, head of Esg investing di Neuberger Berman

Neuberger Berman entra a far parte del Pri Leaders Group 2020, ottenendo il punteggio più alto (A+) dalla valutazione dei Principi di Investimento Responsabile. Il voto ha ricosciuto alla società di investimento interamente controllata dai propri dipendenti, gli sforzi nell’implementazione dei principi Esg.

Nel 2020 (anno dedicato al reporting climatico), per la prima volta, la designazione di Pri leader ha compreso, oltre che gli asset owner, anche le società di asset management. La nuova designazione è stata assegnata solo a 20 delle oltre 2400 società d’investimento firmatarie dei Pri.

Descrivendo il Pri leader group, i Pri delle Nazioni Unite affermano: “Il leader group identifica le società firmatarie più all’avanguardia negli investimenti responsabili e mette in evidenza i trend che emergono dalle politiche da loro messe in atto".

"Pri utilizza le risposte del reporting delle società firmatarie e i dati del rapporto di valutazione per identificare le realtà più eccellenti nell’ambito degli investimenti responsabili", prosegue la definizione dell'Onu, "adottati all’interno di tutte le loro organizzazioni e un focus specifico su un determinato tema ogni anno".

Neuberger Berman ha messo in atto diverse iniziative per affermarsi tra le società leader nel climate reporting, con interventi specifici sui suoi portafogli, tra cui quali:

  1. implementazione di una strategia aziendale contro i cambiamenti climatici in linea con il gruppo di lavoro sul Climate-related Financial Disclosure (TCFD), che assegna responsabilità e supervisione dei rischi legati al clima al board of directors di Neuberger Berman;
  2. implementazione del Climate Value-at-Risk Scenario (CVaR) da parte di tutti i team d’investimento che riportano successivamente ai clienti i risultati;
  3. integrazione sistematica dell’analisi CVaR all’interno dei rating Esg proprietari, per valutare i rischi sia fisici sia di transizione;
  4. utilizzo dell’analisi CVaR per identificare quali partecipazioni sono prioritarie per avviare un processo di engagement attivo in base all’esposizione economica di Neuberger Berman e al CVaR;
  5. implementazione delle esclusioni nell’utilizzo del carbone in tutti i fondi aperti registrati in Usa, i fondi chiusi quotati e i fondi Ucits.

Inoltre, come nel 2019, Neuberger Berman ha ottenuto i migliori punteggi in tutte le categorie nel rapporto di valutazione del PRI sugli sforzi di integrazione dei principi Esg a partire dalla fine dell'anno 2019. L'azienda ha ottenuto il punteggio più alto, A+, per il suo approccio globale alla strategia e alla governance ESG. Da notare che Neuberger Berman ha ottenuto un A+ per l'integrazione Esg in tutte le categorie di asset sulle quali presenta dei report, ed è valutato al di sopra della media delle società comparabili in ogni categoria.

"Siamo lieti che i Pri abbiano identificato Neuberger Berman quale leader per i nostri sforzi di valutazione, gestione e divulgazione del rischio climatico e delle opportunità nelle nostre strategie di investimento", commenta Jonathan Bailey, head of Esg investing di Neuberger Berman. "Da diversi anni abbiamo integrato l'analisi degli scenari climatici nei nostri processi di investimento in tutte le asset class. Il rischio climatico fisico e di transizione è stato al centro del nostro processo di engagement attivo con le società in portafoglio, compresa la nostra iniziativa innovativa di voto per delega anticipata NB25+".

"E su sollecitazione dei nostri gestori di portafoglio, abbiamo formalizzato, e stiamo implementando, una politica di esclusione sull'estrazione di carbone termico e sull'espansione delle utility per la produzione di carbone, perché i nostri professionisti degli investimenti ritengono che non ci siano ragioni economiche per stabilire nuovi investimenti diretti in questi asset", conclude il responsabile del settore. 

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