Il caso Generali, colosso zavorrato
dalle norme Ue che Allianz ignora

La nostra maggior compagnia, come del resto la francese Axa, è stata indotta dal regolatore nazionale alla “massima prudenza” nell’erogazione del dividendo. Appena la cosa si è saputa, il titolo è crollato. Ma le regole europee, come sempre ben viste (diciamo così) dalla Germania, non sono state applicate da tutti: per esempio non dalle compagnie tedesche!

Generali svantaggiate rispetto ad Allianz

Il Group Ceo di Generali Philippe Donnet.

Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri: in quella strana “fattoria degli animali” (per citare reverenti George Orwell) che sono le istituzioni europee, chi detta le norme non le applica. Predica bene e razzola male. E fa dumping legale a danno dei concorrenti. E’ il caso della Germania, maestra nella normativa di vantaggio, nelle leggi asimmetriche a proprio favore, quelle che servono a corroborare, e se non c’è inventare, il proprio peso economico nell’Unione.
Ne è riprova la gigantesca asimmetria creatasi nel settore assicurativo da quando l’Eiopa – terribile acronimo che sta per “European insurance and occupational pensions authority”, insomma il regolatore europeo su compagnie assicurative e fondi pensione. Che dialoga – con la voce grossa – con le autorità di controllo del settore di ogni Stato membro, in Italia l’Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) che dopo l’ignominioso naufragio dell’Isvap di Giancarlo Giannini è diventato una costola della Banca d’Italia ed è presieduto dal direttore generale della stessa banca nazionale, oggi Daniele Franco.
Ebbene, il 17 marzo scorso, in piena esplosione della pandemia da Covid-19, l’Eiopa decide di imporre agli assicuratori europei una metaforica mascherina finanziaria: c’è pericolo congiunturale abnorme, distribuite dividendi al minimo e tenetevi i soldi in casa. Tra i primissimi ad accogliere l’invito e tradurlo in una moral suasion molto convincente è stata appunto l’italiana Ivass che invitò i nostri assicuratori ad “essere prudenti” e “preservare il loro stato patrimoniale”.
Detto fatto. Il titolo della più importante compagnia d’assicurazioni italiana, le Generali, ha cominciato a sottoperformare rispetto a quelli dei concorrenti stranieri, -35% contro il -25% della tedesca Allianz, o del 19% della svizzera Zurich. E il ritorno totale per gli azionisti è simmetricamente caduto del 32%, contro il 21% di Allianz e il 14 di urich. Maluccio ha fatto anche il colosso francese Axa, a sua volta costretto dai suoi regolatori a lesinare sul dividendo.
Ora: è chiaro che la gelata dell’economia sconsiglia molti potenziali clienti assicurativi a sottoscrivere nuove polizze, e che le polizze sanitarie hanno visto incrudelire il tasso di sinistri. Ma il ramo danni si è giovato della rarefazione dei sinistri conseguita al lockdown.
E come mai l’Allianz ha fatto meglio? Semplice: perché se n’è strabattuta i tacchi del consiglio dell’Eiopa, e quest’anno ha già sganciato ai suoi soci un dividendone di 9,6 euro per azione, del 6.7% siperiore a quello dello scorso anno.
Chiaro? I tedeschi hanno ispirato all’Eiopa un input molto austero, e in casa loro l’hanno disapplicato. Un po’ come quando ottennero che i derivati finanziari – di cui la loro Deutsche Bank è gonfia – non venissero computati tra gli asset da coprire con il capitale di riserva mentre lo fossero, e in misura crudele, le sofferenze e i cosiddetti Utp ( i vecchi “incagli”).
Spiace che l’Ivass non abbia alzato il ditino e segnalato all’Eiopa l’opportunità di intervenire se non altro a denunciare questa concorrenza borsistica sleale che si è creata tra il primo gruppo europeo e gli altri (alcuni altri: la Zurich, che europea nel senso unitaroo non è, è andata a sua volta bene).
La cosa fa anche un po’ rabbia, perché le Generali nel 2019 hanno raggiunto un risultato operativo record di 5,19 miliardi di euro, e un risultato netto di oltre 2,67 miliardi (+15,7 per cento sul 2018) Avrebbero avuto ben donde per pagare un ricco dividendo. Ed è andata bene anche all’Unipol che ha guadagnato il 73% in più.
Due pesi e due misure. Chissà se ad Agordo, quartier generale di Luxottica e del suo patron Leonardo Del Vecchio, due conticini al riguardo li abbiano fatti. Intendiamoci: anche le Generali potrebbero essere gestite meglio, e quale azienda non potrebbe esserlo; o diventare “più centrali” nel mondo, come auspicato dal self-made-men della stanghetta che, dall’alto della sua venerabile età 85 anni e mezzo) fa progetti a lungo termine ponendosi come garante italiano della stabilità del sistema Mediobanca-Generali.
Il sistema Italia, direbbe Bersani, è “quest’acqua qua”. Inutile strepitare, c’hanno provato alcuni leghisti e si sono coperti di ridicolo. Se il Paese sta in piedi già oggi è solo grazie alla munificenza della Banca centrale europea che, col permesso peloso della Cancelleria tedesca, sta comprando i nostri titoli di Stato emessi in misura molto maggiore dell’anno scorso per coprire il molto maggior deficit pubblico: senza la Bce per collocarli sul mercato “naturale” dovremmo pagarli una fucilata d’interessi in più, ci sveneremmo, e invece lo spread non è mai stato così basso. Ma questi pasti non sono gratis. Quando i tedeschi ti aiutano, non lo fanno per filantropia – e questo vale un po’ per tutti: lo fanno per recuperare con gli interessi questa loro generosità furbetta. In mille modi. Anche creando, indisturbati, un’asimmetria competitiva a favore delle loro aziende.
 

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