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Lgim, aumenta la pressione green sulle società quotate

I rating climatici di circa mille aziende saranno pubblicati sul sito web del gruppo. Previsti voti e sanzioni legati agli investimenti per i “ritardatari”. Aumenta di dieci volte la copertura sui titoli

Superbolletta da un trilione di dollari per il clima

Legal & General Investment Management (LGIM), uno dei maggiori asset manager mondiali, ha acceso un semaforo rosso sulle aziende che non rispettano alcuni standard di "sostenibilità", come per esempio la mancanza di una disclosure completa sulle emissioni o le principali certificazioni previste. Queste ultime aziende saranno soggette a un giudizio (che sarà pubblicato sul sito web di LGIM) e alla possibilità di disinvestimento da fondi selezionati. L’elenco delle società più virtuose e di quelle invece più lontane dagli obiettivi è contenuto nell'annuale Climate Impact Pledge di LGIM, che utilizza metriche quantitative (compreso il modello climatico proprietario di LGIM), per misurare i rating climatici di oltre mille aziende operanti nei settori chiave. La visibilità sarà quindi totale e alto sarà il numero delle aziende sotto osservazione: secondo LGIM, infatti, i gruppi che avranno il rating sono responsabili di oltre il 60% delle emissioni di gas serra provenienti da società quotate. ”Mentre i governi di tutto il mondo sono pronti ad annunciare nuove e ambiziose politiche sul clima in vista della conferenza COP26 del prossimo anno, anche gli investitori devono dare un maggiore contributo - ha spiegato Michelle Scrimgeour, Chief Executive Officer di LGIM e membro del COP26 Business Leaders Group del governo del Regno Unito.

Questo annuncio arriva dopo che un'analisi indipendente ha evidenziato il forte ruolo di LGIM nell’esercizio dei diritti di voto: l'asset manager è infatti uno dei principali sostenitori delle risoluzioni degli azionisti legate al cambiamento climatico rispetto ai dodici maggiori gestori patrimoniali al mondo. Quanto al Climate Impact Pledge, è emerso che il settore più virtuoso è stato quello delle utility, che continua ad avere il punteggio più alto, che rispecchia l'inesorabile progresso delle energie rinnovabili. Ai primi posti si collocano le utility europee progressiste come Enel e alcune utility regolamentate negli Stati Uniti e nel sud-est asiatico. Giudizio positivo anche per le case automobilisti, che perseguono il rapido sviluppo dei veicoli elettrici, e il settore minerario che sta abbracciando sempre più il suo ruolo di promotore di una transizione a basse emissioni di carbonio e ad alta intensità di minerali. Quanto a banche e compagnie di assicurazione, secondo il report hanno assunto impegni notevoli: è il caso della Commonwealth Bank of Australia e di Chubb, che hanno promesso di interrompere il finanziamento del carbone, o di Lloyds Banking Group, che intende dimezzarle nel prossimo decennio.

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