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Amendola (AcomeA), “Per non dover scappare dal cinema in fiamme, è bene preparasi a una rotazione”

Il differenziale tra i titoli growth e i titoli value è ai massimi storici. Per il gestore è il momento di considerare una graduale inversione di stile. Molti i titoli interessanti tra le small e la mid cap italiane

Amendola (AcomeA), “Per non dover scappare dal cinema in fiamme, è bene preparasi a una rotazione”

Antonio Amendola, co-gestore di Italia ed Europa di AcomeA SGR

Growth e value, due universi in progressivo allontanamento dalla grande crisi finanziaria del 2008, con i rispettivi indici giunti ora ai massimi storici di differenziale. Nelle ultime settimane, infatti, gli spettri di un secondo lockdown stanno tenendo i mercati con il fiato sospeso e gli investitori si stanno posizionando nuovamente sui cosiddetti “safe asset”, che in ambito azionario si traducono in quei titoli “quality” che continuano a registrare nuovi massimi nonostante l’elevato posizionamento del mercato. “Il differenziale tra i titoli value e i titoli growth è stato sostenuto nel tempo dai vari programmi di quantitative easing delle Banche centrali varati dopo la crisi finanziaria - spiega Antonio Amendola, co-gestore di Italia ed Europa di AcomeA Sgr - Ora la pandemia ha riversato sui mercati, già inondati di liquidità, un altro fiume di denaro che gli investitori continuano a dirottare sui titoli considerati più sicuri, ma che a un certo punto potrebbero non offrire più le garanzie attese”.

Sicuramente le dinamiche macroeconomiche e le politiche delle Banche centrali non cambieranno nel brevissimo periodo, ma – secondo il gestore - avere un portafoglio totalmente investito in titoli con caratteristiche growth può presentare notevoli rischi. “Ovviamente è impossibile prevedere il periodo esatto di inversione dello stile, ma proprio per questo motivo sarebbe opportuno iniziare gradualmente a drenare risorse (magari a intervalli cadenzati) da uno stile all’altro”, afferma Amendola. L’inversione peraltro potrebbe non essere dolce. “Negli  ultimi dodici anni – dice Amendola - si sono accumulate tante posizioni sul comparto growth e ora basta un minimo cambio di rotta, come per esempio una ripresa dell’inflazione spinta da ulteriori politiche fiscali o una maggiore integrazione con il Recovery Fund, per determinare un’inversione molto brusca. A quel punto prendere posizione sarebbe come uscire da un cinema in fiamme: conviene quindi iniziare a considerare le strategie value per essere pronti all’inversione, che prima o poi sarà inevitabile”.

I comparti sotto osservazione, in Europa e ancora di più in America, sono soprattutto il tech (software in particolare), le utility e il consumer, dai quali uscire per ruotare sui settori che hanno sofferto finora, ovvero gli industriali, i bancari e le telecomunicazioni. Ma su quali aziende puntare per anticipare il cambiamento? Il gestore ha fatto un’analisi dettagliata, stilato una tabella e generato un punteggio dell’universo investibile italiano: “La prima domanda che mi sono posto, nell’ipotesi di un altro anno di incertezza, ovvero di produttività ridotta, è stata: quali sono le aziende che possono aspettare più tempo prima di emettere debito?”. Per rispondere al quesito il gestore ha individuato le aziende con più cassa che debito, redditività media molto alta che quindi auspicabilmente tenderanno a quei valori in un prossimo futuro. “La quasi totalità dei titoli tra le prime 40 posizioni sono Mid e Small Cap, caratterizzate da business con marginalità sostenibile, buona posizione di cassa e presenza internazionale”, spiega Amendola. Nella lista dei virtuosi ci sono Openjobmetis, Leonardo, El.En, Technogym, FOS, Hera, Brembo, Datalogic, Maps, Powersoft, Esautomation, Acquafil, B&C speaker e Maps, per citarne alcune. “Visto che molte di queste società hanno valutazioni piuttosto basse, perché non sono adeguatamente apprezzate dal mercato, quale momento migliore dell’attuale per acquistare, visto che hanno cassa per resistere a un altro anno di crisi, se non di più?”, conclude Amendola.

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