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Cheveley (Ninety One), “Buy sulle azioni aurifere, che stanno offrendo i margini più alti dal 1980”

Secondo il gestore, il prezzo dell'oro è solido e in ascesa, e le società minerarie hanno avviato una politica di crescita dei dividendi premiante. Inoltre dispongono di asset adatti per mantenere questi pagamenti ancora per molto tempo

Oro, mai viste così tante acquisizioni e fusioni

Come da copione, l’indebolimento del dollaro – unito al Covid-Sars e alle crescenti tensioni tra Usa e Cina – ha favorito l’oro, il cui prezzo da inizio anno è cresciuto del 24% (a fine settembre), raddoppiando il suo valore di mercato rispetto a cinque anni fa. “Questa non è stata una sorpresa: il metallo prezioso diventa molto attraente se inserito in uno scenario di trilioni di dollari di liquidità iniettata nei mercati e con il recente spostamento al rialzo del tasso medio di inflazione (non più un semplice 2%) che non porterà altro che a tassi d’interesse reali (cioè al netto dell’inflazione) ancora più negativi”, spiega George Cheveley, Portfolio manager della strategia Global Gold di Ninety One.

Il fatto che Warren Buffet, famoso per il suo scetticismo nei confronti dell’oro, si sia esposto quest’anno su Barrick (la più grande società di estrazione dell’oro al mondo) per 500 milioni di dollari, ha spostato però l’interesse degli investitori dalle pepite verso le azioni aurifere. Queste ultime sono state colpite più duramente dalla crisi, a causa della minore liquidità e delle preoccupazioni dovute alla riduzione della domanda causata dalla pandemia, tuttavia hanno registrato un forte rimbalzo ad aprile e, a fine settembre, il loro valore è cresciuto dell’11%, in linea con l’oro. “Le azioni aurifere stanno offrendo i margini più alti dal 1980 e sono sempre di più una fonte di reddito – conferma Cheveley - Ci aspettiamo che sempre più investitori generalisti inizieranno a osservare più attentamente questo settore e che le imprese che vi operano inizino a indirizzare il loro business verso gli investitori di lungo periodo”.

Come hanno già fatto Barrick e Newmont. Come spiega il gestore, infatti, dopo la fusione tra Barrick (la più grande società di estrazione di oro al mondo) e Randgold e dopo l’acquisizione di Goldcorp da parte di Newmont Mining, che ha dato vita al leader globale della produzione di oro, le due nuove entità hanno costantemente mostrato di volersi focalizzare sui rendimenti per gli azionisti piuttosto che sull’aumento dei volumi gestiti. “Entrambi hanno aumentato i dividendi ed enfatizzato il fatto che dispongono di asset dalla durata e dalla diversificazione ritenuti adatti per mantenere questi pagamenti per molto tempo – dice il gestore - Tutto ciò non è passato inosservato alle altre società del settore, molte delle quali si stanno sforzando per raggiungere questi risultati, né agli investitori in cerca di reddito”. Le attese di un prezzo dell’oro solido nel medio lungo periodo favoriscono quindi la seguente sintesi: “Guardando al futuro, possiamo essere certi che l’oro e le azioni aurifere continueranno a rivestire un ruolo strategico all’interno dei portafogli, nonostante le crescenti incertezze geopolitiche”, conclude Cheveley.

 

 

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