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Giordano (Sbarro Institute): “Recovery Fund su ambiente e sanità, il progetto è pronto”
 

 

Il luminare, coordinatore del gruppo di lavoro nominato dai Ministeri della Sanità e dell’Ambiente, fa il punto sul progetto di valorizzazione della sanità pubblica ecologica  

Giordano (Sbarro Institute): “L'Italia investa in ricerca e non perderà i suoi migliori talenti”RIVEDI LA PUNTATA

Antonio Giordano, direttore dello Sbarro Institute

È in dirittura d’arrivo il gruppo di lavoro sul progetto di valorizzazione della sanità pubblica ecologica che sarà finanziato dal Recovery Fund per la cifra da capogiro di 1,5 miliardi di euro. Come spiega a Investiremag.it il coordinatore del gruppo di lavoro, il professor Antonio Giordano professore di Anatomia ed Istologia Patologica all'Università di Siena e direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine della Temple University di Philadelphia. Con Giordano facciamo anche il punto su temi chiave della pandemia in atto: come tracciamento asintomatici, vaccino e terapia monoclonale
 
Professor Giordano, a che punto è il gruppo di lavoro su Ambiente e Salute che coordina?
Con il mio team di esperti siamo riusciti a finalizzare la proposta, sia in termini concettuali/sperimentali che in termini economici. Abbiamo preso in considerazione ogni aspetto che potesse servire a tutelare i nostri pazienti dalla prevenzione alla presa in carico ospedaliera. Salute ed ambiente sono al centro di tutti gli interessi da noi previsti. 
 
C’è una forte polemica sul tracciamento degli asintomatici, riservando i tamponi ai soli sintomatici? Lei cosa ne pensa?
Penso che non siamo ancora organizzati nonostante l’erogazione di risorse economiche.
A mio avviso, bisognerebbe identificare, immediatamente, un focolaio ed isolarlo, testando anche gli asintomatici. Purtroppo accade spesso che queste persone non vengano informate correttamente né sull’esito del risultato né su come agire. 
 
Capitolo vaccino: sarà risolutivo e in che tempi? Non è preferibile adottare la terapia monoclonale su larga scala?
Ci sono alcuni approcci promettenti, altri sono stati sospesi per via di effetti collaterali. Sappiamo che la sperimentazione clinica necessita di 3-5 anni, stavolta i tempi sono stati ridotti notevolmente. Probabilmente, qualche dose sarà disponibile a breve ma una massiccia distribuzione necessita di ulteriore tempo. Anche gli anticorpi monoclonali sembrano riuscire a bloccare il virus e difendere dall’infezione per circa due mesi. Pertanto, i monoclonali sicuramente rappresentano un buon approccio per le categorie a rischio, intanto si dovrà continuare a studiare per comprendere effettivamente la durata e l’efficienza degli anticorpi generati sia da approcci terapeutici che dall’infezione stessa. 
 
Come andava affrontata a suo giudizio questa fase alla luce degli insufficienti presidi sanitari al sud?
Forse, bisognava essere rigidi anche in estate, così come lo si era stati inverno. In ogni caso andava organizzata meglio la gestione dei trasporti pubblici collegata all’aperture delle scuole e alla ripresa lavorativa, andava implementato il sistema di screening e monitoraggio e ovviamente rafforzato il sistema sanitario locale.
 

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